Lo splendido
discorso di George W. Bush sulla libertà, per la sua Freedom Collection davanti a una platea di dissidenti e ad Aung San Suu Lui collegata dalla Birmania via Skype.
@TheBushCenter: #GeorgeWBush: "If America does not support the advance of democratic institutions and values, who will?"
Era scontato, ma finora non l'aveva mai detto: George W. Bush sostiene Mitt Romney. A un cronista di Abc, un momento prima che si chiudessero le porte dell'ascensore, Il 43esimo presidente ha detto: "
I'm for Mitt Romney".
La prima serata di Quello che non ho è piaciuta moltissimo alla zia di Francesco Piccolo.
13 maggio 2012
Il Sole 24 Ore
Nell’anno in cui Bruce Springsteen, Leonard Cohen e Neil Young hanno pubblicato o stanno per uscire con un nuovo e celebrato album si sentiva la mancanza del Grande Vecchio: Sua Bobbità Dylan. A colmare la lacuna ci ha pensato Amnesty International, meritoria associazione in difesa dei diritti umani, con un disco quadruplo di cover dylaniane [...]
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No, la nostra non è la Costituzione più bella del mondo. Siamo cresciuti, è vero, con l’idea opposta, quella di vivere nel migliore dei mondi costituzionali possibili. Ma è una favola che sarebbe finalmente il caso di smettere di raccontare. In questi anni chiunque abbia messo in dubbio l’attualità e l’efficacia della nostra Carta, nei [...]
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Ieri notte, in Virginia, è
morto in un incidente stradale Peter David, dal 2009 capo dell'ufficio di Washington dell'Economist e autore della colonna Lexington. Peter David aveva 60 anni.

Maurizio Molinari, il più bravo, preparato e infaticabile corrispondente Italiano in America, ha scritto un altro formidabile libro: Governo ombra - I documenti segreti degli Usa sull'Italia degli anni di piombo (Rizzoli). Maurizio non ha biaogno degli hacker di Wikileaks per raccontare ai lettori i documenti segreti del Dipartimento di Stato americano sull'anno del sequestro e dell'omicidio Moro. Maurizio fa il giornalista, utizza una legge sulla trasparenza dell'informazione in vigore nella grande democrazia americana e chiede direttamente alla fonte i cablogrammi che i diplomatici Usa di stanza a Roma inviavano a Washington nel 1978. Prima ancora di parlare dei contenuti, questa è una doppia lezione di giornalismo e di democrazia che altri saggisti e altri paesi dovrebbero studiare a fondo. Il racconto di Molinari, via Dipartimento di Stato, dell'anno di piombo per eccellenza, il 1978, è interessante perché svela la battaglia per la democrazia nell'Italia di quell'epoca nella più ampia guerra fredda tra il mondo libero e l'impero del male. Ci sono varie cose interessanti, oltre a qualche svarione americano (Berlusconi, allora, compare per la prima volta nei cabli Usa come democristiano): il no dei democristiani alla visita di Napolitano negli Usa e la disinvoltura di Montanelli nel considerarsi un capo partito, con giudizi su Craxi che faranno venire l'orticaria a Travaglio (gli piacerà di più, forse, l'indulgenza montanelliana verso il regime poliziesco di Pinochet). Ma a me piace soprattutto il capitolo sui giornalisti, quello intorno alla rumorosa e bislacca campagna ispirata dai sovietici e bevuta, chissà se consapevolmente o meno, da molti giornali italiani tra cui Panorama ed Europeo a proposito di un coinvolgimento americano nel rapimento Moro. Una lezione di stupidità giornalistica e di deficienza democratica.

Agli Oscar del magazine design, organizzati ieri notte a New York dalla Society of Publishing Design, IL e Il suo art director Francesco Franchi hanno vinto 3 premi: medaglia d'oro per Magazine of the year (member's choice); medaglia d'argento per il miglior redesign dell'anno; medaglia d'argento per migliore sezione: Rane. Molti complimenti a Francesco e a tutta la squadra: Micaela, Madda, Davide, Ilaria, Raffaele, Francesca.
La
Costituzione più bella del mondo. Non è la nostra. (scritto dal titolare)
Ma quando finiscono gli anni Novanta? (di Andrea Roma!no)
Girls, ventenni in piena crisi (di Carla Bonelli)
Ideologici nella testa (di Antonio Sgobba)
Obama era contro il matrimonio gay e ora è a favore. Quella di adesso non è una posizione "coraggiosa", perché era coraggiosa quell'altra, per un politico liberal. C'è chi sostiene che la svolta improvvisa, al di là del percorso di "soul-searching" di cui parla la Casa Bianca in un provvidenziale memo, sia dovuta alla minaccia di uno dei top donors obamiano, riportata due giorni fa dal Washington Post, di tagliare i viveri alla sua campagna elettorale se non avesse, ahem, sposato le nozze gay. Che i primi Big donors obamiani siano gay, apertamente e orgogliosamente gay, deve aver aiutato. La sinistra radicale però non è soddisfatta in pieno. Mother Jones ricorda che anche Cheney, 8 anni fa per giunta, era a favore dei diritti degli stati a decidere se legalizzare o meno i matrimoni omosessuali. A Obama la sinistra rimprovera di aver sottolineato che la sua posizione è personale e di aver ricordato che la questione non è di competenza federale, ma locale. Obama, insomma, sostiene che il diritto alle nozze gay non è un diritto civile, ma una cosa controversa da lasciar decidere alle comunità locali (statali). Obama ha difeso, insomma, la Costituzione americana che demanda agli Stati le questioni diciamo di anagrafe. Inoltre, dicendo che le nozze gay non sono di competenza federale, il presidente prende le distanze dal Doma, il Defense of marriage act approvato dal clCongresso ai tempi di Clinton. Quella legge federale dice che il matrimonio è tra un uomo e una donna. Nei tribunali il Doma si scontra con le legislazioni statali. Ora Obama, in realtà già da qualche mese, non difenderà più il Doma proprio con l'argomento che il matrimonio non è di competenza federale. Insomma dicendo che è giusto che se ne occupino gli stati, Obama puó contribuire a sconfiggere nei tribunali l'applicazione della legge firmata da Clinton in difesa del matrimonio tradizionale. Ah, Joe Biden non c'entra niente.
Qui la Casa Bianca spiega il cambio di rotta di Obama sulle nozze gay. Che la stampa sia decisamente pro nozze gay si nota dal fatto che definisce la decisione di Obama "storica", non un "flip flop"
E ora, improvvisamente, Barack Obama si è dichiarato a favore del matrimonio omosessuale. Fino a oggi è stato contrario. Che cosa sia cambiato, o che cosa gli abbia fatto cambiare idea, al momento non è noto.