Camillo - Il blog di Christian Rocca

cose che non resteranno

Che cosa c’è su #IL60

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Il numero 60 di IL, in uscita venerdi 25 aprile con il Sole 24 Ore, è un Football Issue. Parliamo dell'invasione della religione dei Big Data nel mondo del calcio, di magnifici irregolari come Tevez, di mondiali e di molto altro. Alla base c'è l'idea che si possa scrivere di calcio senza far riferimento alla situazione coniugale dell'arbitro. Negli Stati Uniti, non c'è separazione tra cultura alta e sport (prendete un grande romanzo americano a caso), ma a poco a poco le cose sembrano cambiare anche da noi. In giro per il mondo ci sono formidabili riviste cartacee dedicate al calcio, e una nuova sta per nascere in Italia. Abbiamo coinvolto i ragazzi di Ultimouomo, rivista online di Tim Small e Daniele Manusia, ma anche Fabio Barcellona per la parte tecnico-tattica, Michele Dalai e Alessandro Piperno. Non perdetevi lo speciale sui mondiali: è super.

Un saggio di Giuliano da Empoli sull'Europa, una critica di Francesco Costa sui sistemi elettorali, un'invettiva di Michele Masneri contro la Berkel, i primi cento chili di Francesco Pacifico, il vegetarianesimo soft di Arianna Cavallo e una fantastica sezione culturale con Guido Vitiello, Claudia Durastanti, Nadia Terranova, Andrea Tarabbia, Michele Masneri, Antonio Pascale, Leo Colombati, Pasquale Panella, Gianluigi Ricuperati, Matteo Muzio, Aisha Cerami, Arianna Giorgia Bonazzi, Paul Berman.

Grazie @adelphiedizioni per Karoo

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Grazie ad Adelphi per aver recuperato, sull'onda del successo in Francia del 2012, un libro uscito postumo nel 1998 dello sceneggiatore di Hollywood Steve Tesich. Il romanzo si intitola Karoo, ed è strepitoso.

Obama dopo aver letto l’intervista di Mogherini…

Mentre il ministro Mogherini dice banalità tardo-pidiessine, pensando di essere in linea con Obama, nel mondo reale Obama si è invece accorto del catastrofico errore di essersi affidato e aver coinvolto Putin nella risoluzione degli affari del mondo (la linea che Mogherini continua a sostenere nella lunga intervista al Foglio) e, come spiega oggi in prima pagina il New York Times, il presidente degli Stati Uniti ha rimesso l'America in modalità "Guerra Fredda" recuperando e aggiornando la dottrina del containment elaborata da George Kennan. E questo a prescindere dall'esito della crisi in Ucraina. Obama non si fida di Mosca, e questa è la politica ufficiale di Washington. E, inoltre, si impegna a coalizzare gli alleati in una grande operazione di isolamento internazionale di Putin. Qualcuno telefoni alla Farnesina.

Mogherini, santi numi

A leggere la lunga intervista del Ministro degli Esteri Federica Mogherini a Claudio Cerasa e Paola Peduzzi del Foglio viene da tirare un sospiro di sollievo, questo: meno male che l'Italia non conta nulla, non ha forza e non incide sulle decisioni politiche globali.

La sintesi del pensiero mogheriniano, che non mi pare essere quello di Matteo Renzi stando a quanto Renzi ha scritto nel suo primo libro e non solo, è che nel mondo non esistono buoni e cattivi, non ci sono battaglie giuste e sbagliate, che bisogna cercare sempre una mediazione. E così, dice la Mogherini, attenzione a provocare Putin, affidiamoci all'Iran, vediamo i lati positivi in Siria, non difendiamo a prescindere Israele. Santoiddio.

Ripudio del blairismo e clintonismo, abbraccio di un obamismo che Obama, giustamente, non ha mai rivendicato (e non ha sempre praticato). Mentre Obama a parole, e a volte con i fatti, continua la tradizionale politica estera americana, interventista e da leader del mondo libero, e poi nella pratica molto spesso se ne allontana (salvo poi recuperare a frittata fatta), il ministro italiano rivendica la completa e totale smoralizzazione della politica estera e abbraccia la Realpolitik come a voler mostrare di essere la più fresca allieva di Kissinger.

La cosa surreale è che Mogherini sostiene che questo sia un approccio politico, e lo sottolinea più volte, al contrario di quello meramente tecnico dei suoi più recenti predecessori, ma invece è un chiaro esempio di sindrome di Stoccolma: questa raccontata dal Ministro non è politica, ma tecnicismi al servizio del corpo diplomatico della Farnesina. La politica è esattamente l'opposto di quello che dice Mogherini: è fare scelte, discernere giusto e sbagliato, sapere chi sono i buoni e i cattivi, difendere i primi e depotenziare i secondi.

Meno male, dunque, che non contiamo nulla e che semmai dovessimo davvero prendere decisioni importanti la palla tornerebbe subito a Palazzo Chigi, dove si fa politica e non seminari di diplomazia.

La nuova cover #IL60

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Calcio intelligente. #IL60 in edicola venerdì 25 aprile con Il Sole 24 Ore.

Chi sarà il 45esimo presidente degli Stati Uniti?

A novembre ci saranno le elezioni di metà mandato, due anni dopo, cioè tra due anni e mezzo, gli Stati Uniti eleggeranno il 45esimo presidente. Tra un anno le candidature saranno quasi tutte ufficiali. Ecco, ad oggi, la situazione: Continua...

Qual è la Juve più bella?

Ne ho viste di belle Juventus. Ero bambino quando scendeva in campo quella robusta di Bettega, Benetti, Furino, Cuccureddu e Causio. Ero adolescente quando arrivò quella scintillante di Platini e Rossi e Tardeli e Cabrini che vinse molto, ma meno di quanto valesse. E poi quella perfettina di Michelino Laudrup, il giocatore che Platini definiva [...] Continua...

Abbiamo vinto la medaglia d’oro al Premio Internazionale dell’Infografica

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Ieri sera, unico giornale italiano, abbiamo vinto a Pamplona la medaglia d'oro al Premio Internazionale dell'Infografica malofjei con il Portfolio di SiPremium, la rivista realizzata da IL - Idee e lifestyle del Sole 24 Ore per i clienti Premium di CartaSi.
Qui tutti i vincitori

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Dove nascono i guai con la Russia

A settembre del 2009, quasi 5 anni fa, scrissi un articolo su come si stava delineando la politica estera di Obama (sì, mi occupavo di queste cose), allora entrato da pochi mesi alla Casa Bianca.

Be', l'articolo spiega tutto e come siamo finiti qui. Ecco come iniziava:

"Milano. A che punto è la politica estera di Barack Obama? E’ ancora troppo presto per trarre conclusioni definitive, ma l’approccio pragmatico promesso dal nuovo presidente americano per il momento sembra costellato da una serie di mosse azzardate senza la certezza di contropartite valide e da un’assenza di visione strategica globale che denota la difficoltà di formulare un’alternativa multilaterale seria ed efficace, dotata di un linguaggio chiaro e coerente, da contrapporre alla chiarezza morale dell’unilateralismo di George W. Bush.
La sintesi, perfetta, è di un editoriale del Wall Street Journal: “Il presidente Obama ha promesso che avrebbe conquistato amici dell’America laddove a causa di George W. Bush aveva solo antagonisti. La realtà è che l’America sta lavorando sodo per creare antagonisti laddove prima aveva amici”. Il riferimento è alla decisione della Casa Bianca di smantellare il progetto di scudo spaziale formalmente anti iraniano, ma nella sostanza a protezione da eventuali politiche espansioniste russe, che avrebbe dovuto essere installato in Polonia e Repubblica ceca. La cosiddetta “new Europe” dell’era Bush, quella parte di giovane Europa affrancatasi dal comunismo e dalla sfera d’influenza moscovita, si era legata all’America e aveva chiesto protezione a Washington. Bush gliel’ha garantita, e quelle orientali erano le uniche piazze europee dove veniva accolto da eroe. Con Obama alla Casa Bianca, questa relazione speciale non c’è più. Non solo per lo sgarbo a polacchi e cechi, ma anche per una maggiore diffidenza nei confronti di Ucraina e Georgia, altri due paesi vicini all’America ai tempi di Bush e più tiepidi adesso.
La politica di Obama, ispirata alla scuola di pensiero realista, è di assecondare le esigenze di Mosca, anche al costo di sacrificare gli interessi dei paesi alleati, per ottenere il sostegno russo nella più ampia partita per fermare il nucleare iraniano. L’esito di questa svolta nella politica estera americana è ancora tutto da verificare e da questo dipenderà il successo o meno della presidenza Obama, ma la cosa certa per adesso è che laddove ai tempi di Bush c’erano amici dell’America, ora c’è gente infastidita e preoccupata".
(Il Foglio, 19 settembre 2009).

Il fegato di Wall Street

C’è una storia formidabile sfuggita incomprensibilmente alle prime pagine dei giornali italiani occupate da toto nomine, operazioni politiche di Civati e altre cose inutili. La stampa americana invece si è guardata bene dal sottovalutarla perché, nonostante abbia origine e sviluppo italiani, rappresenta l’essenza del sistema capitalistico statunitense che non è la caricatura che ne fa [...] Continua...

Mo che il tempo si è avvicinato

Cinque anni fa, nell’aprile 2009, un gruppo di ventenni, trentenni e giovani quarantenni, genericamente liberal e di sinistra, si è incontrato a Piombino con l’idea ambiziosa e folle di darsi da fare e sconfiggere il flagello del fatalismo generazionale, perché, come diceva il loro slogan, è inevitabile: «Le cose cambiano». Il giorno dopo, uno dei [...] Continua...

Pillole di Gommalacca/Noah Gundersen

È molto bello questo disco, Ledges, di Noah Gundersen di Seattle. Per capirci: è la cosa più vicina a Damien Rice che abbia sentito negli ultimi tempi. Ascoltate First Defeat, ma anche tutto il resto.

Che cosa c’è su #IL59

La cover story è dedicata alla generazione di trentenni e quarantenni che, piaccia o no, con Matteo Renzi e i suoi ha incredibilmente conquistato il potere. Il problema è che ora non sa che cosa farsene. Articoli, riflessioni e proposte di Michele Masneri, Claudio Cerasa, Francesco Pacifico e Nicola Lagioia.

La prima pagina è dedicata a reportage, scusando la parola, di viaggio. Con un incredibile viaggio di un mese a bordo di una nave cargo dall'Inghilterra al Brasile, con tappe in Africa, di Vincenzo Latronico, passeggero unico. Poi un altro Pacifico in Vietnam e Arianna Giorgia Bonazzi in Albania, più sette tappe scelte dalla redazione.

Il Tabloid di questo numero è in edizione speciale "Errori giudiziari", nuove firme nelle Rane, una storia pazzesca chiamata Il fegato di Wall Street, una critica di Sofia Ventura allo stile retorico di Renzi, molta Ucraina, molta moda, uno speciale hamburger (con Francesco Costa, tra gli altri) e Guia Soncini su serie tv, talk show e politica che "salta lo squalo".

In edicola venerdi 21 marzo in allegato obbligatorio con Il Sole 24 Ore e su iPad.

La nuova copertina #IL59

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Ecco la nuova copertina di IL: esce venerdì prossimo 21 marzo con Il Sole 24 Ore. Va vista e toccata dal vivo, col colore Pantone metallizzato e la finitura soft touch.

Due o tre cose, in ritardo, sulla falsa battaglia per la parità di genere

Anche se spesso vengono confuse, la parità di genere non è la stessa cosa delle quote riservate alle donne o ad altre minoranze. Continua...

articoli

Qual è la Juve più bella?

Il fegato di Wall Street

Mo che il tempo si è avvicinato

Il nuovo stile paranoico della politica italiana

Come Davide Serra cambierebbe l’Italia

The Money Issue

Bush, ultima bozza

Obama e il mito del declino americano (con Datagate)

The food issue

Non proprio un endorsement di Bill de Blasio

Perché Rohani non ha riconosciuto l’Olocausto

Il mondo è ingovernabile

Prima di fare il Nobel per la pace a Putin

Ma a Renzi conviene dire ciao a Firenze?

La televisione è la nuova letteratura

L’antialvearismo e la funzione civile della letteratura

Quando finirà l’Europa

L’illusione di trovare tutto sul web

Elogio della Super Casta del Palazzo della Casta

Piccola guerra lampo per radere al suolo la Sicilia

Libri

SULLE STRADE DI BARNEY

Un viaggio nel mondo di Mordecai Richler

in libreria oppure online

 
 

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