Camillo - Il blog di Christian Rocca

cose che non resteranno

“What the Neocons Got Right”

Un analista serio e preparato di scuola realista come Steven Cook, del Council on Foreign Relations, spiega perché la strategia democratica, l'approccio sull'Iran e sulla Siria invocato dai cosiddetti neocon fosse quella giusta.

Chi è Obama?

David Brooks torna sul tema più interessante da due anni a questa parte.

Ahi, ahi

Gallup dà Obama al 46 per cento di job approval.

Liberaldemocratici

Siamo arrivati a una situazione in cui i leader sono incredibili, i candidati impresentabili, i programmi risibili. Continua...

Per non parlare di Berlusconi

"Every day, this elected leader (parla di Hugo Chavez) is called a dictator here, and we just accept it! And accept it. And this is mainstream media, who should – truly, there should be a bar by which one goes to prison for these kinds of lies"
(Sean Penn da Bill Maher)

Altri cinque missili obamiani sul Pakistan

Quindici morti, questa volta

Manifestazione interpretativa

Questa mattina ho ascoltato due volte Marco Pannella a Radioradicale preannunciare la conferenza stampa dal titolo "Basta con gli errori di regime della sinistra!". La sua posizione – esposta tra citazioni storiche, ricordi di scioperi della fame, scatarri, elogi alla Bernardini e la denuncia della censura di un documento di un'oscura congregazione religiosa ma "radicale" perché pro Bonino – è questa: i radicali non andranno alla manifestazione di sabato contro il regime, perché sii tratta di uno dei più grandi errori mai commessi dalla sinistra di regime, ma ci andrà Emma Bonino, non da sola, ma in quanto radicale, quindi alla fine, anche se non ci saranno, i radicali ci saranno. La manifestazione è un errore, ma secondo Pannella il fatto che tra gli organizzatori ci sia Bersani dimostra che il Pd è tornato finalmente vivo e vegeto, quasi una speranza per i medesimi radicali, anche se Bersani e il regime non hanno capito che Di Pietro è il politico più accomodante nei confronti di Berlusconi e della vicenda "decreto salva liste", l'oppositore scelto dal regime, mica come i radicali che sono i più intransigenti nei confronti di quei bari di regime che hanno manipolato le regole elettorali e che infatti alla manifestazione contro le manipolazioni delle regole elettorali, anche "per fare un favore allo zozzone, a Berlusconi" non ci andranno. O forse sì.

Vi manca già, eh/4

"Former President George W. Bush’s gut instinct that this region craved and needed democracy was always right".
(Thomas Friedman, New York Times)

Altro bombardamento obamiano in Pakistan

Cinque morti, stavolta

Toccare ferro

Francis Fukuyama, già profeta della "fine della storia", annuncia a Repubblica: "Vedo la fine del modello cinese"

Vi manca, eh?

Stanley Fish sul New York Times

Post interpretativo

Il Tar non ha ammesso la lista Pdl alle regionali del Lazio. Ma, scusate, in questo caso mi spiegate quale sia il vulnus alla democrazia? La Polverini è candidata, così come un bel po' di liste che la sostengono (quella a suo nome, quella dell'Udc, quella di Storace). Non è più il caso di tre giorni fa, quando c'era fuori anche la lista Polverini e, a Milano, c'era fuori tutto il pacchetto Formigoni. Il Pd avrebbe fatto bene a distinguere tra un'elezione senza avversari e una senza una delle due liste Pdl, ma  la suina dipietrista si è ormai diffusa e non c'è più niente da fare.
Il Pdl ha fatto casino ed è fuori, ma gli elettori laziali del Pdl non subiscono un danno particolarei: hanno la loro candidata e hanno le liste di candidati da cui scegliere i consiglieri regionali da votare. La lista Polverini, in particolare, è di fatto una seconda lista Pdl. A quale gruppo si iscriveranno, infatti, gli eventuali eletti della lista Polverini? Al Pd, all'Italia dei Valori, all'Udc? No, al gruppo Pdl. Quindi c'è il candidato, c'è la lista su cui far confluire i voti del centrodestra, non c'è vulnus. Certo, non è l'ideale, ma le elezioni sarebbero regolari e abbastanza rappresentative. "Non si distrugge la democrazia per due panini".

Quanto je rode

Alcuni commenti sui giornali italiani a proposito dell'Oscar a The Hurt Locker, il film snobbato dalla critica militante italiana due Festival di Venezia fa (complimenti) perché racconta la guerra senza retorica pacifista, senza buoni sentimenti, senza urlare Bush boia:
"Resto perplesso di fronte a una lettura della guerra come palestra di violenza che rischia di dare assuefazione (o peggio dipendenza) senza che la regista cerchi mai di illuminare questo tema con un autentico sguardo morale".
"In altri tempi si sarebbe detto: un film cripto-fascista".

Il Kodak non è l’Ariston

Gli Oscar sono andati ai film e alle persone giuste. Trionfa, come da auspici del titolare, The Hurt Locker e la sua regista Bigelow. Migliori attori Jeff Bridges e Waltz (il nazi di Inglorious Basterds).

It’s a wonderful life

"It wasn't", leggo su Wittgenstein. Si è suicidato Mark Linkous, cioè gli Sparklehorse. Li abbiamo visti assieme, Luca e io, nel 2001 a New York. Allora scrissi che "Gli Sparklehorse intanto sono uno. Cioè il nome è di un gruppo, ma il leader, Mark Linkous, è l’unico componente fisso. "It’s a wonderful life" (Capitol compact disc) è il loro ultimo disco. Un capolavoro assoluto. Lui veste un cappellone da cowboy, e la sua musica è un pop rock di misteriosa bellezza, dilatato e gotico. Gli Sparklehorse sono gli U2 nati in Virginia, le loro melodie sono quelle che avrebbero cantato i Beatles negli anni Settanta, quelle che canterebbero oggi i Cure. Ma gli Sparklehorse sono anche un po’ Neil Young e un po’ Tom Waits. Il gioco dei paragoni è quasi sempre inutile, ma con questa musica dolce eppure nera e fragile fragile stupirete gli amici".
Poi ne abbiamo scritto a lungo, qui, qui, qui e altrove. Addio.

articoli

La cricca e i malaccorti

Noi, “malaccorti”. Continua...

E’ la cricca, bellezza

Abbiamo una cricca, si sarebbe detto ai tempi di una precedente e fortunata campagna giornalistico-giudiziaria finita a schifio, assieme a tante altre inchieste monstre che avrebbero dovuto moralizzare l’Italia da quartierino a quartierino, ma che superata la fase della character assassination a mezzo stampa (sputtanamento, in italiano volgare) si sono risolte in capitoli dell’eterna commedia all’italiana più che in premi Pulitzer o in sentenze definitive. Continua...

L’America non finisce mai di discutere sul big government

Quattordici anni fa, nel corso del tradizionale discorso sullo stato dell’Unione del 1996, Bill Clinton annunciò a sorpresa che “the era of big government is over”, la grande stagione della spesa pubblica era finita. Continua...

Obama pensa di rinunciare ai processi ordinari per i terroristi

Milano. Ogni giorno che passa, il presidente americano Barack Obama si accorge sempre di più che la gestione della guerra al terrorismo è materia difficile e delicata e che molte delle promesse fatte in campagna elettorale sulla sicurezza nazionale non sono realizzabili. Continua...

Quando il basket era cosa loro

Quando il basket era cosa loro, di Magic Johnson e Larry Bird, in Italia è arrivata la rivoluzione. Continua...

Non è una gaffe, Mr Cheney

Intervistato da Larry King della Cnn, il vicepresidente americano Joe Biden nel corso della trasmissione televisiva di mercoledì sera ha lasciato cadere una frase niente male, capace di chiudere una volta per tutte la battaglia ideologica intorno alla decisione del 2003 degli Stati Uniti e di mezza Europa di invadere l’Iraq e di destituire con la forza il dittatore Saddam Hussein: “Sono molto ottimista – ha detto Biden – L’Iraq potrebbe essere uno dei grandi successi di questa Amministrazione” Continua...

Mad America

L’America è un grande paese, vitale, dinamico, pragmatico, capace di rimediare ai propri errori e di rinnovarsi continuamente, ma è anche un paese molto strano, bizzarro, mattoide. Continua...

La guerra di Palin

Liquidare Sarah Palin come un “joke”, uno scherzo, una cosa poco seria, un’americanata difficile da spiegare se non con l’ignoranza dell’America profonda e semmai capace soltanto di facilitare il lavoro dei comici televisivi vuol dire esporsi a possibili figuracce. Il rischio è identico per chi ipotizza futuri radiosi per la super mamma di Wasilla. Continua...

Licenza di uccidere, obbligo di pregare

Un altro fine settimana terribile per le legioni di obamiani deluse dalle scelte di governo del presidente americano che aveva fatto sognare il mondo progressista di qua e di là dell’Atlantico. Continua...

Tutti i soldi del presidente

“In politica ci sono due cose importanti, diceva alla fine dell’Ottocento Mark Hanna, lo stratega del presidente repubblicano William McKinley: “La prima sono i soldi e non mi ricordo quale sia la seconda”. Soldi, soldi, soldi. In America non è sconveniente parlare di finanziamenti alla politica, non è tabù mischiare gli interessi speciali delle lobby e le regole della democrazia. Non c’è niente di oscuro, non c’è niente di illecito, a patto che si rispettino le leggi e le convenzioni. Gli intrecci tra partiti e denaro e la regolamentazione pubblica delle attività dei gruppi di pressione sono l’essenza del dibattito politico di Washington, come sintetizzava felicemente Hanna con la sua battuta buona ancora oggi. Continua...

La neocon di Obama

Alla corte di Barack Obama è entrata una neocon. Si chiama Victoria Nuland ed è moglie del celebre intellettuale Robert Kagan, nonché nuora dello storico delle guerre del Peloponneso Donald Kagan e cognata dell’architetto del “surge” in Iraq Frederick Kagan. Continua...

I love Yoo

Barack Obama stupisce ogni giorno di più. Non tanto chi ha seguito la sua traiettoria politica con attenzione, senza pregiudizi e senza infatuazioni, ma soprattutto chi pensava di aver individuato nel presidente super cool l’uomo della provvidenza, l’unico capace di cancellare l’onta globale delle vergognose politiche di George W. Bush. Continua...

Obama riarma il Pentagono

Milano. Il presidente Barack Obama taglia i finanziamenti alla Nasa, rinuncia a volare alto verso la Luna e preferisce restare con i piedi per terra per affrontare e combattere al meglio i nemici asimmetrici dell’Ameri Continua...

La lezione di Blair su come si fa politica estera a sinistra

Il video della deposizione di Tony Blair alla Commissione d’inchiesta inglese che indaga sulla guerra in Iraq dovrebbe essere trasmesso in ogni sezione del Partito democratico italiano, sul Tg3, su Red tv, YouDem o come si chiamano i canali di un Pd ancora alla ricerca di un’identità. Continua...

Ripensamenti

Milano. Il secondo anno di Barack Obama alla Casa Bianca si è aperto con una decisione scioccante per l’ala sinistra della sua coalizione elettorale, già profondamente delusa da molte delle scelte del presidente sulle questioni di sicurezza nazionale e di politica estera. Continua...

Lo stato della guerra

Barack Obama ha dedicato gran parte del suo discorso sullo stato dell’Unione alle questioni di politica interna, in particolare alle misure per combattere la disoccupazione, ridurre il deficit pubblico, bacchettare le banche, aiutare il ceto medio e riformare la sanità. Continua...

Ben scavato, vecchia mela

E’ nato l’iPad, l’oggetto elettronico ideato dalla Apple e atteso come l’ultimo tentativo tecnologico per salvare il giornalismo e l’industria editoriale. Continua...

Lo staff della disunione

Lo stato dell’Unione non è malaccio, quello di Barack Obama è già più pericolante, ma a essere messo peggio di tutti è lo staff del presidente, il cuore dell’Amministrazione politica del comandante in capo. Continua...

Kiss my Haass

“Il troppo è troppo”, ha scritto Richard Haass sull’ultimo numero del settimanale Newsweek. L’argomento è l’Iran e le solite manfrine degli ayatollah islamici sul nucleare. Haas non è un personaggio qualsiasi. E’ il presidente del Council on Foreign Relations, il salotto buono della politica estera americana. Continua...

Chi è davvero Barack Obama?

Non capita a tutti di essere paragonati, in un solo anno, a presidenti così diversi come Jimmy Carter e Ronald Reagan, Franklin Delano Roosevelt e Bush senior, George W. Bush, Abramo Lincoln, Bill Clinton e John Fitzgerald Kennedy. A super Barack Obama è successo anche questo, a scapito del riconoscimento pubblico di una sua specificità personale e politica Continua...
 
 

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