Camillo - Il blog di Christian Rocca

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L’ultimo dibattito

Nessuno sfidante può vincere un dibattito di politica estera con il Comandante in Capo, soprattutto se il Comandante in Capo liberal ha condotto una politica estera e di sicurezza con un approccio iniziale di destra, realista e poco idealista. Continua...

Il nuovo sogno americano

It’s the American Dream, stupid. La grande sfida tra Barack Obama e Mitt Romney si gioca sul Sogno Americano. Sì, d’accordo, il dibattito è sull’economia, sul debito pubblico, sul welfare state, sulla sanità, sui posti di lavoro, sulle tasse, sul costo della benzina, sui tagli al Pentagono, sulla politica di sicurezza nazionale, ma al dunque [...] Continua...

Come è andato il secondo dibattito

Obama stavolta ha partecipato al dibattito e lo ha anche vinto. Ma Romney non è andato al tappeto come il presidente a Denver. Continua...

Una risata vi seppellirà

Il dibattito tra i candidati vicepresidenti Joe Biden e Paul Ryan non è stato come il primo tra Obama e Romney e questa è stata una vittoria per entrambi perché se è vero che nessuno ha vinto in modo clamoroso, nessuno ovviamente è stato messo KO. Biden è stato molto aggressivo ed efficace, Ryan poco reattivo e molto attento a non fare l'errore della vita. Entrambi sono riusciti nell'intento.
Biden più presidenziale, Ryan più secchione. Biden è partito male, ha dominato nella parte centrale, si è afflosciato nel finale. Ryan era troppo attento a restare sul dettaglio, anche quando non ci entrava, piuttosto che a spiegare la sua visione di America. Biden aveva bisogno di rispondere, anche malamente, al suo avversario, per evitare l'errore di Obama della settimana scorsa. C'è riuscito. Ha trattato Ryan da ragazzino, ma forse ha riso troppo, si è agitato eccessivamente, ha interrotto spesso (e ha fatto una clamorosa gaffe, ripetuta due volte, che se l'avesse fatta Bush ne avrebbero parlato per anni: ha detto che uno dei motivi per cui Obama non interviene in Siria, al contrario della Libia, è perché la Siria è cinque volte più grande della Libia, quando probabilmente è vero il contrario).
Con Biden così bellicoso è sembrato un talk show, più che un dibattito, malgrado la bravissima e preparata Martha Raddatz sia stata molto capace di moderare.
Entrambi i candidati hanno detto che taglieranno le tasse al ceto medio, ma entrambi hanno detto che in realtà gli avversari le aumenteranno.
Io direi che ha vinto Biden, perché è riuscito a cambiare la dinamica negativa dello scorso dibattito, anche se almeno in tre occasioni, specie nel finale, Ryan è stato chiaro e molto efficace. Biden è sicuramente piaciuto molto alla base democratica, moltissimo. Ma gli indipendenti non avranno trovato eccessiva la sua arroganza comportamentale della prima ora e un quarto?
In generale Ryan è stato più bravo a smontare le politiche di Obama che a promuovere le sue. Così come Biden è riuscito a smontare bene le proposte repubblicane, ma meno a sostenere quelle economiche adottate in questi quattro anni (meglio invece sulla politica estera).
Credo però che di questo dibattito verrà ricordata soltanto la risata di Biden, la sua frenesia di interrompere Ryan, i suoi modi alternativi di dire la parola "stronzate" ("malarkey", "bunch of stuff"). E questo è molto importante perché i dibattiti hanno un effetto sull'opinione pubblica per come vengono interpretati e ritrasmessi dalle tv via cavo e dai comici televisivi della sera. Credo che il ghigno, l'insofferenza studiata e la risata forzata di Biden saranno molto rivisti in tv ed entreranno negli sketch dei late show. Bisogna però vedere chi sarà davvero seppellito da questa risata.

Cosa aspettarsi oggi, da Tampa/2

C’è anche la sicurezza nazionale, eh. Continua...

Via da Kabul e poi? Poi sarà molto peggio

Siamo tutti stanchi delle missioni militari internazionali, noi italiani, gli americani, tutti quanti. A marzo, in Afghanistan, è stato ucciso il sergente Michele Silvestri, 33 anni, il nostro cinquantesimo caduto in una guerra iniziata oltre dieci anni fa e, per ora, senza una realistica data di scadenza. Cambio di regime, nation building, democratizzazione, sono concetti [...] Continua...

E’ la carta, bellezza

Nel 2006 il titolo di una famosa copertina dell’Economist, composta genialmente con i ritagli dei quotidiani al modo di una lettera anonima, chiedeva Who Killed the Newspaper?, chi ha ucciso i giornali? Facebook, YouTube e Twitter erano appena nati e non era ancora immaginabile che in così poco tempo sarebbero diventati i principali veicoli di [...] Continua...

La complicata faccenda del nucleare iraniano

Qualche anno fa erano i cattivi dell’amministrazione Bush, i falchi della destra israeliana e i famigerati intellettuali neoconservatori a sostenere che l’Iran si stesse dotando dell’arma nucleare e che sarebbero stati guai per tutti. Ora, con qualche anno di ritardo, a ripetere le stesse cose sono i buoni, i ragionevoli, i presentabili in società. Addirittura [...] Continua...

Le 100 proposte di Matteo Renzi

Ecco il programma di Matteo Renzi. Sono 100 proposte, quasi tutte condivisibilissime. Ne facessimo almeno un quarto saremmo un paese migliore Continua...

Così Hillary ha cambiato il regime a Tripoli

Il Washington Post ricostruisce il capolavoro politico e diplomatico di Hillary Clinton, scettica all'inizio sull'intervento armato in Libia e poi decisiva nel convincere i paesi arabi a chiedere all'occidente e all'Onu di intervenire. La battaglia alle Nazioni Unite per ottenere la risoluzione, il lavoro ai fianchi dei russi, l'ok ai francesi per l'attacco iniziale solitario, le rassicurazioni a Berlusconi e Frattini incavolati con Sarkozy e agli arabi che tre giorni dopo l'avvio della guerra sembravano averci ripensato.

E ora anche Fareed Zakaria: «La politica di Obama sull’Iran è molto simile a quella di Bush»

Dopo l’editoriale di ieri di Thomas Friedman, oggi tocca all’altro autorevole collega di cose internazionali Fareed Zakaria sul Washington Post. Lo schema è identico a quello di Friedman, Obama fa le stesse cose di Bush nonostante avesse promesso di fare il contrario. Sconcerto tra gli “esperti” italiani. Continua...

Per tenersi in forma

Finita la campagna di Libia e chiusa la guerra in Iraq, gli americani di Obama (Nobel per la pace) bombardano in Somalia favorendo l'avanzata dell'esercito del Kenia.

Così Gheddafi aveva previsto la sua fine

Articolo per l’instant-book su Gheddafi edito dal Sole 24 Ore Continua...

Via dall’Iraq, missione compiuta. Again.

Obama ha annunciato la fine della guerra in Iraq. Tutte le truppe americane lasceranno il paese entro la fine dell'anno, come previsto dall'accordo firmato da Bush e Al Maliki. Le trattative per tenere ancora un po' dei 39 mila soldati in Iraq sono fallite. Missione compiuta. Speriamo bene. In due giorni, Obama ha potuto annunciare la fine di due guerre post 11 settembre, quella lunga in Iraq e quella breve in Libia. Un buon successo, ma molto rischioso. Se l'Iraq torna nel caos o viene fagocitato dall'Iran per Obama, elettoralmente speaking, saranno guai.

Obama invia soldati in Uganda

Barack Obama ha deciso di mandare 100 uomini delle Forze Speciali americane in Uganda per aiutare e proteggere il governo locale dai crimini dei ribelli dell'Esercito del Signore. Obama ha fatto bene, così come ha fatto bene in Iraq, Afghanistan, Pakistan, Libia, Yemen, Somalia, perfettamente coerente con il suo status di Nobel per la Pace (la pace si fa vincendo le guerre e fermando i crimini contro l'umanità). Ma che cosa dicono quelli che spiegavano che Obama sarebbe stato il nuovo Gino Strada? Nessun commento di Gad Lerner.

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