Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Redazionalmente Corretto del 12 marzo 2003

La prima pagina di Repubblica (Rep.) di ieri, 11 marzo, Giorno II della Nuova Era Forte e Mielista, si apriva con "Il veto di Chirac alla guerra". Gli editoriali sono tre. Il primo è di Bernardo Valli, chiaro come sempre ma probabilmente il settimo o l’ottavo consecutivo sulla crisi franco-americana (mai quanto i quattro mesi e mezzo di recensione quotidiana di Rep.). Il secondo editoriale è di Adriano Sofri. Molto bello ma Red. Corr. su AS è parziale. Sofri è contrario all’intervento armato in Iraq, ma si chiede se i pacifisti e i disubbidienti di oggi abbiano intenzione di ripetere gli errori che fecero i pacifisti di 35 anni fa sul Vietnam. Allora, racconta Sofri, "noi desideravamo la vittoria dei vietcong". Oggi, invece, "salvo che un dio maligno ci tolga di senno, non possiamo desiderare una vittoria irachena, e nemmeno una resistenza efficace delle sue armi, e al contrario dobbiamo augurarci che l’attacco angloamericano sia il più rapido e il meno duro per la gente irachena". I pacifisti di oggi sono d’accordo o tifano Saddam? Bel tema. Speriamo che Rep. apra il dibattito. E che lo estenda fino a farci conoscere cosa ne pensano non solo i Disubbidienti di Luca Casarini, ma anche Sergio Cofferati e gli altri leader della sinistra italiana.
Il terzo editoriale è di Bill Keller, gran giornalista e saggista americano. La rubrica è "Americana", la stessa che ieri Red. Corr. aveva criticato in quanto più antiamericana che pro yankee. L’articolo di Keller, sia pure vecchiotto (la versione originale è stata pubblicata l’8 febbraio sul New York Times), rompe lo schema. Finalmente i lettori di Rep. scoprono che in America esiste gente di sinistra favorevole all’intervento armato in Iraq. Come scrive Keller "il presidente ci porterà in guerra con l’appoggio di un certo numero di appartenenti alla cricca dei media liberali della East Coast". "Liberali" è la traduzione di "liberal" che nel linguaggio politico americano vuol dire "di sinistra". Il club, scrive Keller e deve essere stato proprio uno shock per i lettori di Rep, "conta tra i suoi membri opinionisti di tutto rispetto del New York Times, del Washington Post, direttori del New Yorker, The New Republic e Slate, giornalisti di Time e Newsweek". Keller usa una formula azzeccatissima per definire se stesso e i suoi compagni di sinistra favorevoli al cambio di regime in Iraq, tanto che con questa formula il New York Times ci ha fatto il titolo. In inglese è questa: "The I-can’t-believe-I’m-a-hawk club", il club di quelli che "non-ci-posso-credere-sono-un-falco". La formula rende bene il travaglio interiore di molti intellettuali di sinistra che con il cuore sarebbero pacifisti, ma con la ragione si rendono conto che Bush fa bene a volerci liberare dal dittatore iracheno. L’articolo spiega questo, Rep. ovviamente rovina tutto. Titola "Noi, falchi controvoglia allergici alla dottrina Bush", e presenta l’opinione come se fosse un duro attacco alla Casa Bianca. Non si può volere tutto, e quindi restano immutati i complimenti a Rep. per aver tradotto l’articolo di Keller.
Rep. pubblica anche una bella pagina sulla ricostruzione del dopoguerra: "La torta è ricchissima: 900 milioni di dollari per ricostruire le infrastrutture", scrive Francesca Caferri. Che continua: "Americani sono i principali candidati a beneficiare di quello che si annuncia come il primo grande affare del nuovo secolo". Come dire: vedete, ci sono gli interessi economici, lo fanno per la grana. Gentile signora Caferri, secondo lei chi scuce quei 900 milioni di dollari? (continua)

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