Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Redazionalmente Corretto del 30 marzo 2003

La prima pagina di Repubblica (Rep.) di ieri, 29 marzo, Giorno X della Nuova Era Forte & Andreottiana, si apriva con "Massacro a Baghdad". Il reportage, sempre molto bello, è di Bernardo Valli. A Redazionalmente Corretto il modo di raccontare di Valli piace perché riesce a condurre il lettore fin dentro i vicoli della città. Con il tipico stile anni Cinquanta, dà l’impressione che il giornalista si sia mosso dall’albergo, sia andato in giro, abbia chiesto informazioni e incontrato persone reali. Bravo. C’è però una cosa che non si capisce dal suo reportage di ieri. Valli ha raccontato la strage del mercato (55 morti), è andato sul luogo e ha scritto queste frasi: "Incautamente scivolo nel piccolo cratere. Così ne posso misurare, tastare, le dimensioni. Un metro di profondità e un metro e mezzo di diametro. Le dimensioni sono importanti. Un missile Cruise scava in profondità. Mi chiedo inoltre come un solo missile possa aver fatto tanti morti e feriti. Forse ci sono stati altri missili". C’è una cosa che non torna nel ragionamento empirico di Valli. Se i Cruise scavano in profondità, e il cratere è così piccolo, il giornalista dovrebbe concludere che quel cratere non l’ha fatto il Cruise, invece che sostenere che "forse ci sono stati altri missili". O no?
La corrispondenza di Carlo Bonini & Giuseppe D’Avanzo (Davanpour), sebbene risenta dell’eccessiva distanza tra la città iraniana in cui si trovano e Bassora, è finalmente molto buono. I due embedded in matrimoniale raccontano gli spari della milizia di Saddam sui cittadini di Bassora e parlano di "cento tra ufficiali e soldati, che avrebbero tentato di sottrarsi all’ordine, e poi sarebbero stati fucilati". Spiegano anche che "il genio inglese sta facendo la sua parte. Le ruspe ultimeranno entro il 30 marzo il canale che ospiterà una pipeline proveniente da Kuwait City in grado di pompare un milione di litri d’acqua al giorno".
E’ tornato Magdi Rummy Allam, con tre articoli. Il primo comincia così: "E’ come se fossero passate le termiti. Safwan, la cittadina irachena a venti chilometri da Bassora, è ridotta a un cumulo di macerie". Pensate che Magdi Rummy sia diventato improvvisamente pacifista? Siete pazzi? Leggete la riga successiva: "Non dalle bombe ma dalla devastazione dei predatori". Per colpa degli iracheni, insomma. In realtà, Magdi Rummy è già proiettato sul dopoguerra, e inizia a criticare gli alleati per la scarsa risolutezza nel governare il paese.
In prima pagina c’era anche un articolo di Marco Ansaldo, il cui titolo potrebbe aver fatto venire un colpo ai lettori di Rep: "I parà attaccano i villagi di Al Qaida". C’erano villaggi di Al Qaida in Iraq? Perché non ce lo avete detto prima della guerra?
Red. Corr., più che per il lettore di Rep., si preoccupa per le coronarie di Massimo Giannini, inviluppato da giorni sullo status giuridico dei voli in partenza dalle basi americane in Italia. Pandette in mano, se i parà sono partiti dall’Italia per "attaccare i villaggi di Al Qaida", cioè i terroristi di Osama Bin Laden, il Cav. ve l’ha fatta di nuovo.
Altra cosa strana. Renato Caprile, a Baghdad, svela che Saddam potrebbe avere armi di distruzione di massa: "Preoccupa sempre più il fumo del gasolio bruciato nelle vasche dentro e intorno alla città. Non il fumo, ma l’uso che potrebbe esserne fatto. E se fosse qualcosa di più e diverso dall’ingenuo tentativo di accecare i bombardieri? E se fosse una specie di test sulla direzione del vento per capire come e dove piazzare le armi tossiche in modo che non si ritorcano contro chi le ha lanciate?".
Vittorio-Gatto-Copione Zucconi (Zuccopycat) continua a spiegare i motivi della sconfitta (non lo sapete? secondo Zuccopycat abbiamo già perso). A un certo punto scrive che "gli inviati embedded, incastrati nei reparti, non sembrano più tanto una buona idea ai comandi che speravano di usarli per la propaganda". In realtà, come notò Red. Corr., l’unico che spiegava come gli embedded avrebbero riportato le veline del Pentagono era solo Zuccopycat.
Infine il caso dell’acca di Concita De Gregorio (Conc.). Ieri è uscito D, il femminile di Rep. La rubrica di Conc. è stata corretta. Finalmente. A pagina 32 c’è scritto correttamente "Invece, Concita – di Concita De Gregorio". Senza acca. Battaglia vinta? Macché. A pagina 9, nel sommario, c’è scritto "invece Conchita", con l’acca.
(continua)

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