Redazionalmente Corretto del 10 gennaio 2004
10 gennaio 2004 Redazionalmente Corretto
La
prima pagina del quotidiano di Largo Fochetti, cioè La
Repubblica (Rep.), ieri 9 gennaio si apriva con "Parmalat,
scontro Pera-Fazio". L’editoriale è dell’addetto
alle questioni delicate, Massimo Giannini, secondo il quale siamo
di fronte a un "imbarbarimento istituzionale che, propiziato
dal ministro del Tesoro, rischia di espandersi come una metastasi
nel corpo vivo del sistema repubblicano". Non solo: "L’intervista
di Marcello Pera al Sole 24 Ore è inaccettabile per la
seconda carica dello Stato". In realtà è inaccettabile
per Giannini. Su Parmalat, infatti, Rep. difende il governatore
di Bankitalia, abbraccia il banchiere Cesare Geronzi e scagiona
i controllori al fine di far credere ai propri lettori che la
sparizione di migliaia di miliardi di lire sia "dovuta più
al comportamento fraudolento dei singoli che non alle colpe di
un intero sistema". Insomma, secondo Giannini, Calisto Tanzi
è un mariuolo.
I titolisti hanno tradito il bravo Alberto Flores D’Arcais. Il suo articolo comincia così: "Le armi in mano a Saddam erano in tempi lunghi una minaccia per la stabilità della regione e per la sicurezza globale ma non rappresentavano un immediato pericolo per gli Stati Uniti". Scrive anche che pur non essendo state trovate armi, in Iraq la ricerca "aveva portato solo alla scoperta di documenti che rivelavano l’esistenza di decine di programmi di sviluppo e i tentativi di nasconderli all’Onu". I documenti, continua il giornalista, "fanno pensare che il regime di Saddam intendesse sviluppare armi di sterminio". Sapete come hanno sintetizzato i valorosi uomini del desk? "Usa, rapporto contro Bush: ‘Un bluff le armi di Saddam’" (peraltro la frase è falsa, nel dossier non c’è).
"Il caso", scrive Rep. a pagina 26. E qual è questo caso? L’associazione padronale, Libertà & Giustizia, ha registrato "un fortissimo consenso" per la lista unitaria. Urca.
L’ex Mandrake Sergio Cofferati è confinato a pagina 17, in attesa che le sue foto sulla Piazza Rossa vengano cancellate. (continua)
I titolisti hanno tradito il bravo Alberto Flores D’Arcais. Il suo articolo comincia così: "Le armi in mano a Saddam erano in tempi lunghi una minaccia per la stabilità della regione e per la sicurezza globale ma non rappresentavano un immediato pericolo per gli Stati Uniti". Scrive anche che pur non essendo state trovate armi, in Iraq la ricerca "aveva portato solo alla scoperta di documenti che rivelavano l’esistenza di decine di programmi di sviluppo e i tentativi di nasconderli all’Onu". I documenti, continua il giornalista, "fanno pensare che il regime di Saddam intendesse sviluppare armi di sterminio". Sapete come hanno sintetizzato i valorosi uomini del desk? "Usa, rapporto contro Bush: ‘Un bluff le armi di Saddam’" (peraltro la frase è falsa, nel dossier non c’è).
"Il caso", scrive Rep. a pagina 26. E qual è questo caso? L’associazione padronale, Libertà & Giustizia, ha registrato "un fortissimo consenso" per la lista unitaria. Urca.
L’ex Mandrake Sergio Cofferati è confinato a pagina 17, in attesa che le sue foto sulla Piazza Rossa vengano cancellate. (continua)
