Redazionalmente Corretto del 17 gennaio 2004
17 gennaio 2004 Redazionalmente Corretto
La
prima pagina del quotidiano di Largo Fochetti, cioè La
Repubblica (Rep.), ieri 16 gennaio si apriva con "Tremonti
accusa Fazio". Rep., correttamente, riporta i documenti
presentati dal ministro Tremonti che dimostrano come Bankitalia
sapesse di Cirio. L’editoriale, imbarazzato, è di Massimo
Riva, il quale gira intorno per trovare una qualche responsabilità
tremontiana. Non ci riesce.
Rep. non offre nessun guizzo e nessuna particolare scorrettezza (salvo il fatto che non ha ancora rettificato l’articolo sulla cena segreta in Sardegna tra il Cav. e Bossi che non c’è mai stata). Sul Venerdì c’è un enorme Giorgio Bocca, il quale racconta che a capodanno gli hanno chiesto se fosse vero che lui avesse aderito a Salò. "No", gli ha risposto Bocca. "Eppure lo dicono", ha insistito quello. Il commensale di Bocca è male informato. Ai tempi di Salò, caduto il fascismo, Bocca era partigiano in montagna. Si informi il commensale: Bocca era vicino ai fascisti quando c’era il fascismo, mica dopo. (Panorama ha reso noto che nel 1942, sulla Provincia Granda, organo dei fasci combattenti, Bocca scrisse: "Questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa prima della guerra attuale. La vittoria degli avversari solo in apparenza, infatti, sarebbe una vittoria degli anglosassoni e della Russia; in realtà sarebbe una vittoria degli ebrei. A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l’idea di dovere, in un tempo non lontano, essere schiavo degli ebrei?". E poi: "Sarà chiara a tutti, anche se ormai i non convinti sono pochi, la necessità ineluttabile di questa guerra, intesa come una ribellione dell’Europa ariana al tentativo ebraico di porla in stato di schiavitù"). Bocca sostiene che c’è in atto una campagna per prendere di mira "gli antifascisti più noti". Non solo Bobbio ma anche Moravia, del quale è stata resa nota una lettera al Duce. I soliti berluscones? No, scrive l’Espresso, quel materiale è in mano a Linda Giuva, moglie di D’Alema. (continua)
Rep. non offre nessun guizzo e nessuna particolare scorrettezza (salvo il fatto che non ha ancora rettificato l’articolo sulla cena segreta in Sardegna tra il Cav. e Bossi che non c’è mai stata). Sul Venerdì c’è un enorme Giorgio Bocca, il quale racconta che a capodanno gli hanno chiesto se fosse vero che lui avesse aderito a Salò. "No", gli ha risposto Bocca. "Eppure lo dicono", ha insistito quello. Il commensale di Bocca è male informato. Ai tempi di Salò, caduto il fascismo, Bocca era partigiano in montagna. Si informi il commensale: Bocca era vicino ai fascisti quando c’era il fascismo, mica dopo. (Panorama ha reso noto che nel 1942, sulla Provincia Granda, organo dei fasci combattenti, Bocca scrisse: "Questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa prima della guerra attuale. La vittoria degli avversari solo in apparenza, infatti, sarebbe una vittoria degli anglosassoni e della Russia; in realtà sarebbe una vittoria degli ebrei. A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l’idea di dovere, in un tempo non lontano, essere schiavo degli ebrei?". E poi: "Sarà chiara a tutti, anche se ormai i non convinti sono pochi, la necessità ineluttabile di questa guerra, intesa come una ribellione dell’Europa ariana al tentativo ebraico di porla in stato di schiavitù"). Bocca sostiene che c’è in atto una campagna per prendere di mira "gli antifascisti più noti". Non solo Bobbio ma anche Moravia, del quale è stata resa nota una lettera al Duce. I soliti berluscones? No, scrive l’Espresso, quel materiale è in mano a Linda Giuva, moglie di D’Alema. (continua)
