Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Archivio blog – Ottobre 2004


L’Asse del Moore

Com’è che il film di Michael Moore è preso sul serio solo da Osama e dal festival di Cannes?

31 ottobre

Mark Steyn prevede la vittoria di Bush e si dimetterà dallo Spectator se la sua previsione si rivelasse sbagliata

31 ottobre

Vincerà alla grande Kerry grazie all’affluenza record

Dice una tizia di Newsweek

31 ottobre

La (quasi) balla delle armi scomparse e la (certa) balla dei 100 mila morti

30 ottobre

Slate spiega perché lo scoop del New York Times non è vero

30 ottobre

Scommettiamo?

Quelli che fino a ieri sostenevano che Bush avrebbe annunciato la cattura di Bin Laden un paio di giorni prima delle elezioni, ora sosterranno che quel video di Bin Laden è opera di Karl Rove. Cioè, se Osama fosse stato catturato sarebbe stato un complotto, ora che è tornato pure. Vedrete.

30 ottobre

Osama Bin Moore

Avete notato che Osama cita Fahrenheit?
We agreed with Mohamed Atta, god bless him, to execute the whole operation in 20 minutes. Before Bush and his administration would pay attention and we never thought that the high commander of the US armies would leave 50 thousand of his citizens in both towers to face the horrors by themselves when they most needed him because it seemed to distract his attention from listening to the girl telling him about her goat butting was more important than paying attention to airplanes butting the towers which gave us three times the time to execute the operation thank god.

30 ottobre

Osama Bin… aggiungete voi il cognome

Avete notato che le parole di Osama sulla politica americana, sul Patriot Act, sulle bugie e sui misfatti dell’Amministrazione Bush le leggiamo tutte le settimane negli editoriali di Paul Krugman e di tanti altri?

30 ottobre

La Palestina, retroattivamente

Osama ora dice che ha attaccato l’America per la sofferenza del popolo palestinese. Quando dichiarò la guerra, con la fatwa del 28 febbraio 1998, però diede 3 motivi e del conflitto palestinese parlò solo di striscio. In realtà, per la gioia di chi dice che l’Iraq non c’entra niente con Al Qaida, ha parlato principalmente di Iraq come causa scatenante la guerra santa contro americani, crociati e sionisti:
“First, for over seven years the United States has been occupying the lands of Islam in the holiest of places, the Arabian Peninsula…”
Parla della prima guerra in Iraq, 1991, con l’egida dell’Onu, in difesa di un paese musulmano e con tutta la comunità internazionale e con tutti i paesi arabi coinvolti, tranne la Palestina di Arafat.
“Second, despite the great devastation inflicted on the Iraqi people by the crusader-Zionist alliance, and despite the huge number of those killed, which has exceeded 1 million… despite all this, the Americans are once against trying to repeat the horrific massacres”.
Parla delle iniziative politiche anti Saddam degli americani e dei missili lanciati da Clinton contro Baghdad
“Third, if the Americans’ aims behind these wars are religious and economic, the aim is also to serve the Jews’ petty state and divert attention from its occupation of Jerusalem and murder of Muslims there. The best proof of this is their eagerness to destroy Iraq, the strongest neighboring Arab state, and their endeavor to fragment all the states of the region such as Iraq, Saudi Arabia, Egypt, and Sudan into paper statelets and through their disunion and weakness to guarantee Israel’s survival and the continuation of the brutal crusade occupation of the Peninsula”.

30 ottobre

La dichiarazione di voto di Osama

Favorirà Bush, ovviamente (anche se Zucconi su Rep. dice il contrario before he voted against). Voglio vedere i cittadini dell’Ohio o del Midwest o gli indecisi che si accoderanno alle richieste del capo terrorista. Kerry ha risposto subito che lui lo ammazzerà Osama. Ha fatto bene a dirlo, nella tipica brutalità da born again cowboy. Ma sarà dura, almeno così mi pare. E’ un peccato che il massacratore possa incidere sulle elezioni, in qualsiasi direzione riesca a farlo. (Tanto più che, secondo me, il vantaggio di Bush sarebbe già stato più ampio del previsto).

30 ottobre

Perché ci dovremmo augurare la vittoria di Bush (e perché Kerry, se eletto, non potrà far altro che Bush)

Una risposta a Luca Sofri(cioè l’endorsement di Camillo)

Il Foglio,29 ottobre

L’incompetente o l’incoerente

L’Economist a malincuore per Kerry

29 ottobre

Facciano un telefono, invece di questa stupidaggine

29 ottobre

Un genio scrive

Caro Chr.Ro., altro Red Soxs. La vera Inter d’America sono i Chicago Cubs, una squadra di lovable losers che non vince dal 1908 (anno in cui è nata chi?), il cui fuoriclasse più rappresentativo usa mazze non regolamentari, che perde per colpa dei suoi stessi tifosi, che per combattere la sorte è ricorsa (inutilmente) a maghi degli effetti speciali, che soprattutto è afflitta da quasi sessant,anni da “the Billy Goat Curse , la maledizione della capra (una roba seria, niente a che vedere con “the Curse of the Bambino). In America sono una leggenda: se giri il paese da New York a Las Vegas con indosso la loro maglia la gente tocca ferro e ti sbertuccia cantandoti “maybe next time, simpatico stornello che tanto ricorda l’italico “non vincete mai”.

29 ottobre

E’ la stampa, bruttezza!

Non avevo mai visto da vicino una campagna elettorale Usa, né valutato i riflessi partigiani della stampa liberal americana. Qui in tre settimane è successo che un grande network ha mandato in onda uno scoop falso per avvantaggiare Kerry mentre il più grande giornale ha scatenato un putiferio anti Bush su un’altra vicenda (le armi scomparse) che si sgonfia ogni giorno di più. Mancano ancora cinque giorni, mi sembra impossibile che la stampa possa fare peggio di così. (Il peggio, però, arriverà dopo: brogli).

28 ottobre/sera

Una domandina, così

Ma le 380 tonnellate, ripeto: 380 tonnellate, di armi che mancano dai depositi, come sarebbero state portate via dai saccheggiatori? Con i carrelli della spesa?

28 ottobre/sera

Un advisor di Kerry alla Abc, speranzoso sull’esito delle elezioni: “I titoli dei giornali ci sono favorevoli”.

28 ottobre/sera

2, e a casa

28 ottobre/ore 22.20

Kerry il reazionario, Bush il radicale rivoluzionario Jeff Jacoby sul Boston Globe

Rispostina, per interposta persona, a Luca Sofri (domani sul Foglio quella diretta e ampia)
“Kerry is a liberal Democrat, but in this campaign he is running as a reactionary: one who wants to reverse course – to go back to the attitudes and practices that guided US policy when Clinton and the elder George Bush were in office. The younger Bush may be a Republican, but he is running this year as a radical. Profoundly transformed by 9/11, he sees the old playbook as feckless and is set on a revolutionary new course”.

28 ottobre

Egemonia culturale (con pochi riscontri nella realtà)

Perfetto, Victor Davis Hanson.

28 ottobre

Quelli che dicevano che le armi non c’erano ora dicono che c’erano(e viceversa)

Il Foglio, 28 ottobre

I russi, i russi, gli americani

Forse che forse le armi scomparse sono le famose armi che i russi si portarono via il 7 di aprile?

28 ottobre

“He’s very tough, an extraordinarily good politician and a lot smarter than the people think”

Bill Clinton a proposito di George Bush, all’American Magazine Conference, martedì 26 ottobre a Boca Raton, Florida

28 ottobre

Di tacco e di punta

Nuova rubrica di Camillo. Attacco e finale dell’articolo quotidiano di Vittorio Zucconi.
Attacco: “Come nei sogni agitati delle notti peggiori, più l´America corre verso l´elezione e più il traguardo sembra allontanarsi”.
Finale: “Tra Bush «l´incompetente» e Kerry «l´inaffidabile» qualcuno dovrà vincere per forza, ma sarà la rassegnazione, non l´entusiasmo, a decidere fra i due gamberi”.

28 ottobre

E ora per i nerazzurri è tutta discesa

28 ottobre

Provate voi a capire Il Manifesto

Un tempo era a favore del ritiro israeliano da Gaza, ora che Sharon si ritira è contrario, anche perché la destra cattiva e colonizzatrice è contraria. Boh.

27 ottobre

La destra vera, quella dura e pura e antisemita, a favore di…Kerry

Anche loro, in realtà, solo per andare contro Bush, definito un comunista, antitetico ai principi conservatori, idealista della democrazia e a favore degli immigrati. Meraviglioso, no?
Sullo stesso numero di The American Conservative un altro articolo in favore di Kerry di Taki mentre l’antisemita Pat Buchanan si tura il naso: voterà Bush nonostante abbia sbagliato su “Iraq, Sharon, NAFTA, the WTO, open borders, affirmative action, amnesty, free trade, foreign oil, and Big Government”.

27 ottobre

No, la stampa non è di sinistra

Studio indipendente dimostra il pregiudizio di sinistra della stampa americana. Il Project for Excellence in Journalism ha analizzato nel mese di ottobre il New York Times, il Washington Post, il Miami Herald, il Columbus Dispatch (Ohio), la Cnn, la Fox, Pbs, Abc, Nbc, e Cbs. Risultati: più della metà (59%) delle storie erano negative per Bush, solo un quarto quelle su Kerry. Per Kerry una storia ogni tre era poitiva, solo una ogni sette per Bush.

27 ottobre

Paul Berman vota Kerry (Brogli a Slate)

Ma Paul si vergogna un po’. Spiega che non è un one-issue voter, è certo che Kerry non sarà un presidente di primo livello ma non voterà Bush nonostante “I think that Bush, in his rhetoric about democracy and ideologies of hate, has demonstrated a broader understanding of these matters”.
I contributors di Slate votano in massa per Kerry, solo 2 preferiscono Bush (e uno il libertarian Badnarik). Ma ci sono brogli. Alla voce Christopher Hitchens viene messo: Kerry. Invece è Bush, come spiega Hitch.

27 ottobre

Perché il liberal Kerry è diventato mistico

Fede, religione, Bibbia e la città luminosa sulla collina, firmate John Kerry (mentre il NYT svela che Bush è un cristiano moderato, al contrario di come lo dipingono i suoi avversati – tra cui il New York Times medesimo).

27 ottobre

E’ uscito l’I-Pod del Milan

27 ottobre

Impegno

E’ difficile poter scrivere un testo più idiota di quello che si legge nella mozione unitaria del Gad o come diavolo si chiama ora il centrosinistra.
Sintesi di Repubblica: La mozione “dispone il rientro del contingente militare italiano” nel quadro di una serie di iniziative che riguardano la Conferenza internazionale e la sostituzione delle truppe.
Qualcuno ha capito che cosa voglia dire?
Il passaggio da fenomeni però è questo:”Si impegna il governo: ad attivarsi per concorrere all’esito positivo della Conferenza internazionale con la partecipazione di tutte le parti interessate che garantisca uno svolgimento trasparente e democratico delle elezioni irachene e permetta la nascita di un Iraq libero e democratico”.
Cioè ora vogliono l’Iraq libero e democratico, al contrario dei cattivoni americani che lo vorrebbero impedire. E come si arriva all’Iraq libero e democratico, secondo i sapientoni del centrosinistra? Facile, ritirandosi. E lasciando libero il campo ad Al Zarqawi, il quale farebbe meno brogli di Jeb Bush in Florida. Ma che cosa abbiamo fatto di male per meritarci questi qui?
Meraviglioso anche questo: “A chiedere nel quadro della conferenza internazionale la sostituzione delle forze di occupazione con forze multinazionali sotto egida Onu chiaramente percepite come forze di pace, di assistenza umanitaria e di sostegno alla ricostruzione, come passo essenziale di questo processo”. L’egida Onu, caro Gad, c’è già, ci sono già state tre risoluzioni. Te lo sei dimenticato, Gad?

26 ottobre/sera

La storia delle armi che Bush s’è fatto soffiare sotto il naso è un pacco, dice la Nbc (1)

“April 10, 2003, only three weeks into the war, NBC News was embedded with troops from the Army’s 101st Airborne as they temporarily take over the Al Qakaa weapons installation south of Baghdad. But these troops never found the nearly 380 tons of some of the most powerful conventional explosives, called HMX and RDX, which is now missing. The U.S. troops did find large stockpiles of more conventional weapons, but no HMX or RDX, so powerful less than a pound brought down Pan Am 103 in 1988, and can be used to trigger a nuclear weapon” (NBC’s “Nightly News,” 10/25/04).
Secondo voi, Repubblica domani rettificherà la pagina che ha scritto oggi?
Ps del 27 ottobre. No, Repubblica non ha rettificato.
Ps II. Ha rettificato, però, in modo misero, la Nbc per non dare l’aiutino a Bush: confermiamo che quando gli americani sono entrati nel deposito non hanno trovato le armi, ma questo non vuol dire che le armi siano state sottratte prima dell’arrivo. Non le hanno trovate ma non è detto che non ci fossero. Può essere che siano state sottratte prima, ma non lo sappiamo.

26 ottobre/sera

Link Saddam-Al Qaida? (2)

Kerry e i democratici stanno usando molto questo scoop (che poi era già uscito due volte) del NYT come fosse la prova dell’incapacità di Bush di combattere una guerra al terrore. Quelle armi sono pericolose, aveva detto El Baradei dell’Onu, se finissero in mano ai terroristi. Praticamente formulando l’idea che sta alla base della guerra preventiva di Bush. Ora che le armi sono davvero finite in mano ai terroristi, non dovrebbero dimostrare la correttezza dell’analisi dell’Amministrazione? Certo, anche l’incapacità di Bush, se fosse confermata la notizia che si è fatto fregare. Ma se avesse ragione la Nbc, cioè se le armi fossero scomparse prima dell’arrivo degli americani a Baghdad, non verrebbe dimostrata la connessione tra il regime di Saddam e i terroristi? Secondo voi Repubblica lo ammetterebbe?

26 ottobre/sera

Smoking Gun? (3)

Domandina per quei geni degli strateghi elettorali di Kerry: non vi viene il dubbio che a furia di parlare di esplosivi HMX e RDX (che possono essere usati in armi nucleari, come ha detto la Nbc) e di armi che erano in Iraq ma che poi sono scomparse (prima o dopo l’arrivo degli americani, non importa), il messaggio che passa possa essere quello secondo cui in Iraq le armi di distruzione di massa c’erano?
Ovviamente sì, il dubbio viene anche a loro, ma tanto Infine, per completare il quadro, si è scoperto che l’imparziale Cbs (quella dello scoop falso sul servizio militare di Bush) teneva al calduccio la storia delle armi rubate e aveva in mente di trasmetterla il giorno precedente il voto. Un cadeaux per Kerry e, mi raccomando, guai a parlare di “liberal media”… In America c’è la censura, il Patriot Act, Guantanamo la Fox News e Barbablù. (A proposito: nel meraviglioso mondo delle cospirazioni, del bavaglio alla stampa e dell’avidità delle corporation come si spiega, poi, che tutti i grandi giornali invitano a votare per Kerry?).

26 ottobre/sera

Ispezioni? Quali ispezioni? (4)

Questa vicenda delle armi rubate dimostra l’assoluta inutilità delle ispezioni dell’Onu. Dunque, durante il regime di Saddam (gennaio 2003, sette mesi prima dell’invasione) l’Aiea individua materiale esplosivo devastante e di possibile utilizzo in in’arma nucleare. E che fa? Se lo porta a casa? Lo distrugge? Lo mette al sicuro? Denuncia il regime? Invoca altre 16 risoluzioni dell’Onu? No, compila un rapporto (appena vedrete Team America vedrete come i due autori di South Park non sono andati così lontano di dalla verità nello sfottre Hans Blix). Questo. E fa delle fotografie. E stop. E poi, 25 mesi dopo, passa una velina al New York Times accusando l’Amministrazione Bush di essersi fatto sfuggire “il pericoloso arsenale”. Così pericoloso che, 7 mesi prima dell’invasione, per la stessa Aiea non era pericoloso.

26 ottobre/sera

Cose che non troverete sui giornali italiani(e solo nascoste su quelli americani)

Bush è favorevole alle unioni civili tra gay: “I don’t think we should deny people rights to a civil union, a legal arrangement, if that’s what a state chooses to do so”. Il giornalista gli ha obiettato che la Platform del suo partito si oppone alle unioni civili. Risposta di Bush: “Well, I don’t”.
E ha aggiunto: “I view the definition of marriage different from legal arrangements that enable people to have rights. And I strongly believe that marriage ought to be defined as between a union between a man and a woman. Now, having said that, states ought to be able to have the right to pass laws that enable people to be able to have rights like others”.
Sta forse dicendo che i Repubblicani su questo punto sbagliano? Risposta di Bush: “Esatto”.

26 ottobre/sera

“Kerry? I cannot know for sure”

“I do not hate this president. I admire him in many ways–his tenacity, his vision of democracy, his humor, his faith. I have supported him more than strongly in the last four years–and, perhaps, when the dangers seemed so grave, I went overboard and willfully overlooked his faults because he was the president and the country was in danger. I was also guilty of minimizing the dangers of invading Iraq and placed too much faith, perhaps, in the powers of the American military machine and competence of the Bush administration. Writers bear some responsibility too for making mistakes; and I take mine. But they bear a greater responsibility if they do not acknowledge them and learn. And it is simply foolish to ignore what we have found out this past year about Bush’s obvious limits, his glaring failures, his fundamental weakness as a leader”.
Andrew Sullivan spiega perché sostiene John Kerry o, meglio, perché non sostiene più Bush.
PS
Ma ce n’è uno, in natura, che considera Kerry un buon candidato? (a parte Luca Sofri e George Bush, intendo)

26 ottobre/sera

Oggi sono tre gli articoli imperdibili

Tutti sul Foglio. Il primo è questo: sulla duplice strage fondamentalista in Iraq (reclute irachene uccise con colpo alla nuca) e in Algeria (apostati in quanto tifosi di calcio). Il secondo è sempre in prima pagina (quarta colonna: polemiche) e fa a pezzi le solite miserie intellettuali scritte sulla eternamente scorretta Rep. dal solitamente corretto Bernardo Valli. Terzo pezzo, stessa pagina (ma d’apertura) la svolta “teocon” del laico Sarkozy.

26 ottobre/sera

Predicatori di destra e di sinistra

Jerry Falwell vs Jesse Jackson

26 ottobre

In tour con i 10 comandamenti

Vi ricordate del monumento e del giudice Roy Moore dell’Alabama?
Ora il monumento va in giro in turné.

Il Foglio, 26 ottobre

“I am in fact a member of a small international regime-change left”

Christopher Hitchens spiega perché uno di sinistra, di sinistra vera, e non bushiano voterà Bush. The Nation, suo antico giornale e covo dei marxisti rococò dell’Upper West Side, gli ha chiesto di raccontare la sue nuove frequentazioni a destra. Risposta di Hitch: “In the space I have, I can only return the question. I prefer them to Pat Buchanan and Vladimir Putin and the cretinized British Conservative Party, or to the degraded, mendacious populism of Michael Moore, who compares the psychopathic murderers of Iraqis to the Minutemen”. Infine l’affondo: “What slightly disturbs me about most liberals is their hypertense refusal to admit the corollary. “Anybody But Bush“–and this from those who decry simple-mindedness–is now the only glue binding the radical left to the Democratic Party right. The amazing thing is the literalness with which the mantra is chanted. Anybody? Including Muqtada al-Sadr? The chilling answer is, quite often, yes. This is nihilism. Actually, it’s nihilism at best. If it isn’t treason to the country–let us by all means not go there–it is certainly treason to the principles of the left“. Sottoscritto.

26 ottobre

Test con sorpresa (e forse con spiegazione della vittoria di Bush)

C’è questo test che circola su internet, è lungo (sono necessari 10 minuti), ma divertente. Alla fine,dopo aver risposto a domande di ogni tipo, ti dice se devi votare Bush o Kerry. Fin qui tutto normale, come è normale che a me abbiano suggerito di votare per Bush (io ho barato solo due volte a causa della partigianeria della formulazione delle domande). Ma la cosa incredibile è un’altra. Camillo, come sapete, sarebbe un “one issue voter”: cioè voterebbe Bush solo per la politica estera. Per il resto, sui temi sociali, Camillo è liberal o liberale. Bush è liberale su alcune cose (tasse e armi, commercio) e statalista su altre. Tutta questa pappardella per dire che alla fine del sondaggio, peraltro chiaramente filo-Kerry nella prima parte, i curatori del sito mandano un raffronto tra le proprie scelte e quelle della maggioranza degli americani (tratte da sondaggi Zogby – non da questo test). Ebbene ho scoperto che le scelte di Camillo, quelle che poi mi hanno portato a ricevere l’invito a votare Bush, sono perfettamente simili a quelle della maggioranza, grande maggioranza, degli americani. Mentre le scelte di Camillo sui temi sociali (gay, aborto, matrimonio), le più distanti dalla posizione di Bush, rientrano nella minoranza, grande minoranza, degli americani. Ergo, sarà un giochino, ma sembra un’indicazione di larga vittoria per Bush. Vedremo.

26 ottobre

Achille F.Kerry e Aureliana Heinz

Dite la verità: non vi ricorda qualcos’altro questa foto?

26 ottobre

E’ una falsa cialtronata alla Michael Moore, ma il video è molto divertente

25 ottobre/sera

Il New Yorker per Kerry

Secondo il sito di John Kerry è la prima volta che il settimanale radical chic invita a votare per un candidato. Diciamo che le altre volte non ce ne’è stato bisogno.

25 ottobre/sera

I migliori blog dell’anno secondo il Washington Post

Praticamente hanno vinto i blog di destra.

25 ottobre/sera

Bella sconfitta del Polo

Sono contento che i (pochi) votanti abbiano detto di no al medico di Bossi e che non ci sia più una Mussolini nel Parlamento italiano. Peccato, però, che abbiano eletto Zaccaria e D’Antoni, cattoliconi di sinistra che non sono esattamente la mia cup of tea. L’Ulivo fa bene ad esultare, ma non mi pare affatto un annuncio di vittoria alle elezioni generali.
Peccato per Calderisi, l’unico per il quale avrei votato, ma era previsto: la Toscana, per parafrasare Leonardo Sciascia, è irredimibile.

25 ottobre/sera

Era questa

Non è proprio un “october surprise” ma pare che Kerry, al contrario di quanto aveva detto al dibattito con Bush, non ha incontrato i membri del consiglio di sicurezza dell’Onu per discutere di Iraq. Il Washington Times ha condotto un’inchiesta e ha chiesto ai 15 ambasciatori dell’incontro. Pare che nessuno abbiia incontrato Kerry.

25 ottobre

Umorismo

Il Guardian, giornale senza dubbio umoristico, ha ritirato dal suo sito il commento di un suo collaboratore che invitava a uccidere Bush. E lo ha sostituito con queste scuse sia del giornale sia del cretino (umorismo!, eh) che le ha scritte: “The final sentence of a column in The Guide on Saturday caused offence to some readers. The Guardian associates itself with the following statement from the writer.
“Charlie Brooker apologises for any offence caused by his comments relating to President Bush in his TV column, Screen Burn. The views expressed in this column are not those of the Guardian. Although flippant and tasteless, his closing comments were intended as an ironic joke, not as a call to action – an intention he believed regular readers of his humorous column would understand. He deplores violence of any kind”. Qui il testo “umoristico” conservato da un blogger americano.

25 ottobre

Umorismo/2

Altri 50 iracheni uccisi dalla “resistenza irachena”. Ma, forse, ora nessuno dice più che c’è una resistenza irachena, no? (dico a parte il gip di Bari…)
Vedrete che a poco a poco ci arrivano e sono certo che tra 20 anni riabiliteranno Bush, spiegandoci che quindi avranno ragione loro sulla prossima idea sbagliata di cui saranno portatori.

25 ottobre

Bob Woodward, quello del Watergate, pubblica le 22 domande a cui Kerry non ha voluto rispondere

Mentre Bush gli ha parlato per tre ore e mezzo in due giorni. Perché Kerry non ha voluto essere intervistato? Cade, infine, un’altra balla raccontata dalla stampa, cioè quella secondo cui Bush ha paura di rispondere alle domande dei giornalisti, al contrario dei coraggiosi democratici.

25 ottobre

Washington Post

Editoriale triplo per indicare chi bisogna votare il 2 novembre. Saltate il titolo e leggete solo la parte sulla politica estera di Bush:
“But Mr. Bush has accomplished more than his critics acknowledge, both in the practical business of forming alliances to track terrorists and in beginning to reshape a Middle East policy too long centered on accommodating friendly dictators. He has promised the large increases in foreign aid, to help poor nations cope with AIDS and for other purposes, that we believe are essential. The campaign that Mr. Bush led to oust the Taliban from Afghanistan seems easy and obvious in retrospect, but at the time many people warned of imminent quagmire. Mr. Bush wasted valuable time with his initial determination to avoid nation-building after Kabul fell and his drawdown of U.S. forces. But even so, Afghanistan today is far from the failure that Mr. Kerry portrays. Afghans and U.S. security alike are better off thanks to the intervention.
In Iraq, we do not fault Mr. Bush for believing, as President Clinton before him believed, that Saddam Hussein possessed weapons of mass destruction. We supported the war and believed that the Iraqi dictator posed a challenge that had to be faced; we continue to believe that the U.S. mission to promote a representative government in Iraq has a chance to leave the United States safer and the Iraqis far better off than they were under their murderous dictator”.
Poi leggete il commento sull’alternativa di Kerry:
“We have been dismayed most of all by Mr. Kerry’s zigzags on Iraq, such as his swervings on whether Saddam Hussein presented a threat. As Mr. Bush charges, Mr. Kerry’s description of the war as a “diversion” does not inspire confidence in his determination to see it through. But Mr. Kerry has repeatedly pledged not to cut and run from Iraq, and we believe a Kerry administration would be better able to tackle the formidable nation-building tasks that remain there. Mr. Kerry echoes the Bush goals of an elected Iraqi government and a well-trained Iraqi force to defend it but argues that he could implement the strategy more effectively. Mr. Kerry understands that the biggest threat to U.S. security comes from terrorists wielding nuclear or biological weapons. He pledges to add two divisions to the U.S. Army; try harder to secure nuclear weapons and materials around the world, and improve U.S. preparations for a bioterrorism attack. There is no way to know whether he would be more successful than Mr. Bush in slowing North Korea’s and Iran’s march toward becoming nuclear-armed states, but he attaches the right priority to both problems”.
Ottimo articolo. Lo aspettavo da tempo questo articolo, perché volevo vedere come se la cavava un tempio del giornalismo liberal con una presidenza che, tutto sommato, ha trattato in modo serio e senza le isterie del New York Times. Il Wa Po ha sostenuto la guerra e l’idea di democratizzare il Medio Oriente, ed è stato durissimo con i flip flop di Kerry. Ha risolto così: il Wa Po riconosce le cose buone fatte da Bush e ammette gli errori. Di Kerry spiega i fastidiosi zig zag ma scommette sul fatto che sia credibile quando dice che vuole fare le stesse cose che sta facendo Bush. Vi sembra un endorsement di Bush, no?
No. E’ un endorsement di John Kerry. (E, mi raccomando, la stampa non è di sinistra)

25 ottobre

Suppletive

Si vota in sette collegi. Uno è il mio, a Milano. Non voto perché sono a New York, né voterei visti i due candidati (nei quattro voti uninominali alla Camera ho sempre annullato la scheda). Ho guardato gli altri collegi e tra 14 candidati mi piacerebbe ne venisse eletto uno, Peppino Calderisi a Scandicci. Però è certo che perderà.

25 ottobre

October surprise?

Il sito che ha scoperto la bufala anti Bush di Dan Rather (Cbs), Power Line, ha ricevuto una soffiata: lunedì su un grande giornale americano dovrebbe uscire una storia molto pericolosa per John Kerry. Non si sa cosa, ma pare che l’argomento lo riguardi e sia di politica estera.

25 ottobre

E’ ufficiale: al Guardian ci sono parecchie teste di cazzo

Ecco come si chiude, invocando gli assassini di presidenti americani (“dove siete ora che abbiamo bisogno di voi?”), uno dei commenti di sabato pubblicati dal giornale londinese della sinistra radical chic:
“On November 2, the entire civilised world will be praying, praying Bush loses. And Sod’s law dictates he’ll probably win, thereby disproving the existence of God once and for all. The world will endure four more years of idiocy, arrogance and unwarranted bloodshed, with no benevolent deity to watch over and save us. John Wilkes Booth, Lee Harvey Oswald, John Hinckley Jr – where are you now that we need you?”.

25 ottobre

“Blair is the original neocon”

Per sovramercato il Guardian lancia la più terribile delle accuse possibili anche a Tony Blair. Non invoca Olivier Cronwell ma fa di peggio: scrive che Blair è il “neocon originale” sia sui temi di politica estera sia su quelli di politica interna (io l’ho sempre detto: ultimamente qui). Come direbbe Buttafuoco “barone mi disse”. Camillo è d’accordo, i neocon infatti sono liberali di sinistra, senza per questo aver perso il contatto con la realtà.

25 ottobre

Una corte federale ha stabilito che (almeno) le balene e i delfini non possono fare causa a George Bush

Non ci credete? Eppure una corte di San Francisco aveva deciso il contrario.

25 ottobre

Ho visto

Il concerto dei Beach Boys: perdibile Il film Sideways: imperdibile

24 ottobre

E io che vi avevo detto?

Da Camillo, 14 ottobre:
“Una campagna del Guardian rivolta ai non americani: dateci la vostra e-mail, noi vi diamo un indirizzo di un elettore americano di una contea swing, in bilico, (Clark County, Ohio) per convincerlo a votare Kerry. Sostegno straniero a un candidato contro il presidente? Uhm, potrebbe avere l’effetto opposto.14 ottobre”.
E, infatti, il Guardian ora è stato costretto a chiudere il programma perché in Ohio la gente si è incavolata per l’interferenza straniera e molti indipendenti si sono offerti al partito repubblicano per lavorare da volontari. Se Kerry perde Clark County, e quindi l’Ohio, dovrà ringraziare i volenterosi babbioni d’oltremanica. Io ve lo avevo detto.

23 settembre

La dottrina Democratica del broglio preventivo

Il Foglio, 23 ottobre

Allarme brogli preventivi

Oggi il quotidiano commento sui brogli preventivi in Usa di Vittorio Zucconi cominciava così: “Una nazione di schizofrenici interrogati da un esercito di nevrotici”.
E finiva così: “L´unico sondaggio che servirebbe, quello per calcolare i brogli, non c´è ancora”.
Poi due boxini, per la seconda volta consecutiva, attribuiscono erroneamente ai repubblicani il risultato che i sondaggi attribuiscono invece ai democratici, e viceversa. Per cui, ripeto: per la seconda volta in una settimana, chi legge i titoli e le figure di Rep., sa che i repubblicani sono sotto e i democratici sopra. Così il 3 novembre sarà più facile spiegare – e convincere - che ci sono stati brogli.
Oggi, dunque, sotto il simbolo dell’elefante c’è un 46 per cento. Sotto quello dell’asinello il 47. Nell’articoletto, invece, è spiegato che i numeri andrebbero invertiti.
Siccome è la seconda volta che succede, o i republicones non sanno che l’elefante è il simbolo dei repubblicani e l’asinello dei democratici. O brogliano.

22 ottobre/sera

Paul Nitze, neocon e vincitore della Guerra Fredda

Il necrologio del Washington Post. Tutti gli tributano grandi onori e dicono che la sua strategia contro il male sovietico sconfisse il comunismo, ma tutti si vergognano di dire che era il maestro di Paul Wolfowitz nonché l’ispiratore della politica estera dei neocon.

22 ottobre/sera

Tragedia, perfidia e la proprietà del New York Times

La sconfitta degli Yankees a New York è vista come una tragedia. Tutti hanno scritto editoriali e commenti. Il più perfido è un inciso scritto dal New York Sun: “Ci sono volute sette gare perché gli eroi di casa nostra venissero sconfitti dai Red Sox, la squadra di proprietà del New York Times”.

22 ottobre/sera

Chi ha fatto gli errori in Iraq?

Il New York Times sta pubblicando una lunga inchiesta a puntate sugli errori in Iraq compiuti dall’Amministrazione. Ho letto la terza puntata, quella sulla decisione di sciogliere l’esercito iracheno. Io non credo sia stato un errore, per due motivi. L’esercito si era già dissolto con l’invasione, ed era necessario far capire agli sciiti e ai curdi che il vecchio regime di Saddam non sarebbe più tornato. Questa promessa, con l’esercito sunnita fedele al dittatore e torturatore di sciiti e curdi ancora in piedi, non sarebbe stata credibile senza lo scioglimento del principale strumento di potere di Saddam. Infatti tra sciiti e curdi la decisione è stata unanimemente apprezzata. Ovvio, ha creato disastri tra i sunniti.
Ma l’inchiesta del Times svela una cosa che, ovviamente, è stata sempre male interpretata dai giornali e dalla chiacchiera, soprattuto italiana, cioè l’idea che Pentagono e neocon non avessero piani, mentre il Dipartimento di Stato sì. La decisione di sciogliere l’esercito, spiega infatti il NYT, non è stata presa dai neocon del Pentagono, i quali invece erano contrari. E’ stata presa dai consiglieri del Dipartimento di Stato, quelli i cui consigli – secondo la vulgata – sarebbero stati ignorati dalla cieca ideologia neocon. Balle, spiega il Times. Jay Garner, il predecessore di Bremer, infatti non smantellò l’esercito e non lo smantellò su precisa richiesta di Douglas Feith, falco neocon del Pentagono. Poi Bush affidò al Dipartimento di Stato (e alla Rice) la gestione post bellica. E qui, spiega il NYT, è stata presa la decisione (osteggiata dai militari del Pentagono e infine accettata anche dai neocon) di smantellare l’esercito. Il principale sostenitore dell’idea è stato Walter B. Slocombe, advisor di Paul Bremer. Volete sapere chi è Slocombe? E’ l’ex sottosegretario alla Difesa nelle Amministrazioni ta-ra-tà-tà di Bill Clinton. Ripeto: non credo sia stata una mossa sbagliata. Ma continuare con la balla dei piani ignorati per soddisfare le visioni ideologiche dei neocon ora è spazzatura col timbro del New York Times.

22 ottobre/sera

Non un grandissimo endorsement

Kerry continua a ottenere appoggi alla sua candidatura, principalmente in funzione anti Bush. The New Republic, come il NYT, fornisce più motivi contro Bush che pro Kerry. Estratti: “On foreign policy, Kerry’s record is less impressive”; “And his behavior in the current Iraq debate has not been exemplary”; “Kerry’s greater failure was his vote against the $87 billion supplemental to equip American troops and rebuild Iraq”, ” But…he should have supported the legislation anyway”; “Building “firehouses in Baghdad”–a notion Kerry has repeatedly mocked–is not only something we owe the Iraqi people, it stems from the fundamentally liberal premise that social development can help defeat fanaticism. Abandoning that principle under pressure from Howard Dean is the most disturbing

22 ottobre/sera

Bush e le delusioni neocon

Ecco il testo di un mio lungo articolo su Aspenia.

Aspenia, novembre

Emmebi è diventato un rubrichista del Foglio

Come la Soncini, come Diaco

22 ottobre

Odiare l’America

Storia dell’antiamericanismo, dai naturalisti francesi, a Kant, a Freud eccetera eccetera.
Piccolo pro memoria per quelli che dicono: no, è solo critica a Bush.

Il Foglio, 22 ottobre

America Fuck Yeah

Canzoni, dialoghi e alcune battute tradotte in italiano dal film dell’anno.

Il Foglio, 22 ottobre

Tutte le gaffe di Teresa

22 ottobre

Soncini scopre su Rolling Stone una Maureen Dowd patriottica e anti Kerry

Ovviamente sul NYT queste cose non le dice, però qui spiega che Bush non è affatto stupido (sennò Kerry che sarebbe) e che ammette: “Ho smesso di comprare il vino e la maionese francesi. Sono patriottica”. Sul Foglio di oggi.

22 ottobre

Da qualche giorno mi scrive Bill Clinton

Dear Christian,
Yesterday I sent you

I’m counting on you.
Sincerely,
Bill Clinton

22 ottobre

E’ caduto Fidel Castro

21 ottobre/sera

Le 59 falsità di Fahrenheit 9/11

Definitivo e lunghissimo.
Con riassunto di quattro pagine anche in italiano

21 ottobre/sera

E ora candidiamo il Gip di Bari

Siamo l’unico paese del mondo che indaga e processa le vittime, anziché i rapitori.
Meanwhile in America, paese serio, uno dei torturatori di Abu Ghraib viene espulso dall’esercito e condannato a 8 anni di carcere.

21 ottobre/sera

Io lì a fare campagna elettorale non sarei andato

21 ottobre/sera

Re: no subject

“Caro Luca, qui ho visto le seguenti magliette: Bin Laden-Bush 2 a 0; Chi vota Bush vota Bin Laden; Fuck Bush ­ Kuck Ferry; Bush guerrafondaio; Bush criminale di guerra; Bush terrorista; Bush bugiardo; Gioventù rivoluzionaria comunista contro Bush. Poi, per fortuna, c’è l’America vera”.
In ritardo e tra un po’ arriva anche quello di novembre

GQ, ottobre

Recensire le correzioni

C’è un nuovo fantastico sito che riporta solo le correzioni pubblicate dai giornali di tutta l’America. Quella di oggi è del Dallas Morning News: “An Oct. 19 article on songwriter John Bucchino incorrectly stated that he doesn’t read. The sentence should have said he doesn’t read music.”

21 ottobre/sera

Le 10 parole della campagna elettorale Usa

GQ, ottobre

Tutto sui nuovi accessori (casse) per l’i-Pod

Dal NYT.
Prova di Camillo all’Apple Store di Soho:
quelle della Bose si sentono benissimo ma sono ingombranti e inutili a meno che uno non abbia un impianto in casa. Quelle della Jbl si sentono molto bene, ma sono a forma di ciambella col buco e sono grandi. Le migliori, visto che stiamo parlando di casse portatili da portarsi in giro e in vacanza, sono le solite. Le hanno rifatte, però. Sono più resistenti, migliori, con telecomando ma più bruttine

21 ottobre

Il film dell’anno

Team America. Pupazzi contro il terrorismo. Casinisti, ma buoni. I cattivi? I dittatori, i fondamentalisti, i fighetta radical chic e i cinematografari “impegnati”. Dai geniali autori di South Park. Fa morire dal ridere.
PS
Per sapere di più dei due autori consiglio, come feci una ventina di giorni fa, di leggere l’articolo/saggio di Andrea Mancia su Ideazione in edicola.
PS II
Mi è arrivata per interposta persona una critica
: “I due autori di South Park non sono di destra”.
Primo: Io ho scritto che sono “libertari di destra”. Ed è corretto. I due si definiscono “libertarians”, e in America i libertarians sono considerati di destra, sia come partito sia come centro studi (Il Cato), visto che non vogliono lo Stato e se potessero liberalizzerebbero pure mammà. Secondo: il New York Times va oltre e dice che sono “conservative” (“South Park,” with its class-clown libertarianism and proudly juvenile disdain for authority, has always been hard to place ideologically, but a number of commentators have discerned a pronounced conservative streak amid the anarchy, a hypothesis that “Team America” to some extent confirms).
Per saperne di più, ripeto: leggersi Andrea Mancia su Ideazione. (terzo spot gratuito).

21 ottobre

Kerry mi sorprende sempre

Non pensavo avesse flipfloppato anche sull’ultimo dei suoi cavalli battaglia, cioè sul fatto che Bush ha affidato la cattura di Bin Laden agli afghani facendoselo sfuggire. (La cosa è stata smentita l’altro ieri dal generale Tommy Franks sul Nyt). Allora, invece, Kerry disse: “But for the moment, what we are doing, I think, is having its impact and it is the best way to protect our troops and sort of minimalize the proximity, if you will. I think we have been doing this pretty effectively and we should continue to do it that way”.

21 ottobre

Louis Rossetto, fondatore di Wired

Per chi voterà? ” Bush may be wrong about everything else, but he is right about the issue that matters most for my children’s future: stopping Islamic fascism. And Manchurian candidate Kerry and the Copperheads, er, Democrats, are just a joke, preferring to act as though this probably generation-spanning war is about politics, not the survival of the West”.
“the alternative of not voting and allowing a billionaire currency speculator like George Soros to pick the next U.S. president is too dire to contemplate”.

21 ottobre

Qualcuno a Boston ha già vinto

21 ottobre

Finalmente il New York Times

Pubblica un articolo di cronaca di prima pagina dove spiega la politica di Bush in Medio Oriente senza farne caricatura.

21 ottobre

No liberal media, certo

Quanti articoli avete letto sugli spot di Kerry? Dieci, cento, mille? Il Washington Post ha scoperto che gran parte dei video vengono prodotti solo per “fare notizia” e per consentire ai giornali di scriverne, ma non vengono mai trasmessi in tv.

21 ottobre

Quante Coppe dei Campioni ha vinto Laura Bush?

Gaffe berlusconiana della miliardaria radical chic, Teresa Heinz. Ha criticato la first lady per non aver mai lavorato in vita sua. Poi le hanno detto che Laura Bush ha fatto l’insegnante e così ha chiesto umilmente scusa.

21 ottobre

Kerry si avvicina in Florida

La notizia, oggi, è che Kerry è molto vicino a Bush in Florida.

20 ottobre

Veterani del Nevada

Il Foglio, 20 ottobre

Moore

Il Foglio, 20 ottobre

Communists for Kerry

Dopo l’endorsement di Pyngyoang, i cubani di Cuba organizzano una catena telefonica per convincere i parenti in Florida a votare per il senatore democratico. (Ieri anche il presidente antisemita della Malesia, nonché ex datore di lavoro di Paul Krugman, s’è augurato la vittoria di Kerry).

20 ottobre

Questa è un po’ fortina

Invece di rivendicare quello che è (e per il quale io lo voterei anche) Kerry deve sempre travestirsi da qualcun altro, con effetti comici. In un’intervista al Denver Post, Kerry ha detto di avere “the best record in the Senate when it came to Catholic issues”.

20 ottobre

47 e 45 per me “quasi” pari sono

Rep. on line, forse dopo aver letto Camillo, cambia il ridicolo titolo sul “pareggio 47 a 45″. E lo cambia così: “Sondaggi, Bush-Kerry quasi pari”. Svolgimento: “Secondo Cbs e New York Times il 47% è per il presidente, il 45% per lo sfidante”.

20 ottobre

Per ritirarsi dalla Moncloa?

Sventato un attentato islamista a Madrid. Oggi. Con Zapatero. Via dall’Iraq. Il governo Zapatero, ironia, dice che i fondamentalisti avevano preso l’esplosivo da Eta. (da 1972)

20 ottobre

Il film anti Kerry non verrà trasmesso

(Nel pezzo sul Foglio ho scritto di sì, ma la notizia è uscita dopo)

20 ottobre

Brogli

Dopo avervi raccontato balle sull’America che non sostiene Bush, sul pacifismo di Kerry, sulle cospirazioni dei neocon, sull’identificazione dei neocon con la destra religiosa prima e poi con la lobby ebraica poi, su Powell e sulla Cia, su Sistani e su Al Sadr, su Rumsfeld e sull’Onu, sul nuovo Vietnam, sul fatto che in Afghanistan non si sarebbe mai votato, sulla certa vittoria di Kerry e, infine, sulle umiliazioni subite da Bush nei tre dibattiti, ora i republicones passano alla balla preventiva pur di non riconoscere la realtà. Non s’è ancora votato, ma è chiaro: ci sono brogli, l’America non è una democrazia. E’ una soluzione perfetta. Bush può vincere solo con i brogli, mentre gli imbroglioni solo con i brogli possono evitare di rispondere delle balle raccontate per anni.
E, se dovesse vincere Kerry, continueranno a festeggiare la sconfitta del cowboy per nascondere il polso duro, e molto più di destra, di Kerry in Iraq.

19 ottobre

47 e 45 per me pari sono

Titolo di Repubblica on line di oggi:
“Sondaggi, Bush-Kerry alla pari”
Svolgimento: “Secondo Cbs e New York Times il 47% è per il presidente, il 45% per lo sfidante”.
Comunque ha vinto Kerry: 3 a 0

19 ottobre

Ha vinto Kerry, già (4)

Sondaggio Washington Post: Bush 50 per cento, Kerry 47. La media tra tutti i sondaggi dà Bush in vantaggio di 3,4 punti percentuali.
Comunque ha vinto Kerry: 3 a 0

19 ottobre

Precisazione

I sondaggi non mi interessano e non sono affidabili se non come segnale di una tendenza. Se li cito è perché mi diverto a segnalare la tendenza dell’opinione pubblica opposta ai desiderata dei giornali.

19 ottobre

In un seggio del New Mexico dove già si vota

Early voting, computer, caos e l’espressione massima della democrazia

Il Foglio, 19 ottobre

Sox in the City

Boston Red Sox vince contro gli Yankees e stasera c’è gara 6 a New York

19 ottobre

Entusiasticamente

Il New York Times ha scritto un editoriale triplo per spiegare perché bisogna eleggere Kerry presidente e perché il giornale lo appoggia: be’, ci sono solo motivazioni contro Bush, zero a favore di Kerry. E, incredibilmente, non c’è traccia di minaccia terroristica, undici settembre, democrazia in Medio Oriente, Iraq e quant’altro. In pratica, fuori dall’Upper West Side, chi legge questo editoriale si convince a votare Bush.

17 ottobre

Ha vinto Kerry, già (3)

Sondaggio Gallup/Cnn/Usa Today dopo l’ultimo dibattito: Bush 52 Kerry 44 (8 punti di vantaggio per Bush, 3 punti – se si considerano i registrati). Comunque ha vinto Kerry: 3-0

17 ottobre

Guantanamo, torture e film vietati ai minori

Storia di prima pagina del New York Times sulle presunte torture a Guantanamo. L’articolo cita diverse persone che hanno lavorato nella base le quali, anonimamente, spiegano che cosa succede a Guantanamo. Niente di nuovo. C’è un sistema di premi e punizioni per i detenuti. Chi non collabora viene “torturato” con l’aria condizionata al massimo, con la musica rap a tutto volume e con la cura del sonno. Chi collabora è libero di leggere giornali, riviste, guardare la tv e, finanche dvd vietati ai minori. Confermato che i detenuti collaboranti (al contrario di quelli che lanciano gli escrementi sui secondini) ricevono Big Mac e frullati. Il Pentagono nega gli abusi. Un rapporto di James R. Schlesinger sostiene che solo due volte sono stati usati i due più duri sistemi di interrogatorio previsti nella lista di Rumsfeld, mentre ci sono sotto inchiesta otto casi di abusi da parte delle guardie.

17 ottobre

Ha vinto Kerry, già (2)

E’ uscito l’altro sondaggio post dibattito. Secondo Newsweek, che la settimana scorsa aveva dato in parità i due candidati, ora – dopo il terzo dibattito – Bush è avanti di 6 punti. Ce ne sono altri che danno tre e 1 punto di vantaggio. Comunque ha vinto Kerry: 3-0.

17 ottobre

Fahrenheit 12.500 dollari

Michael Moore, come si sa, gira i campus americani per fare campagna anti Bush. Quello che non si sa è che si fa pagare almeno 12.500 dollari a serata (in alcuni casi di più). L’intero evento dell’altro giorno è costato alle casse degli studenti - ripeto: degli studenti – dell’Università di Las Vegas 30 mila dollari, in parte recuperati con contributi e i biglietti d’ingresso. Ma 12.500 se li mette in tasca Moore. Meraviglioso.

17 ottobre

La solita Rep. (a dispetto)

Alla notizia del sondagigo di Zogby, Repubblica ha iniziato così uno dei suoi soliti articoli: “A dispetto di tre umiliazioni televisive, George Bush torna in testa nei sondaggi presidenziali”. A dispetto.
Oggi, invece, niente. A dispetto dei wishful thinking e dei nuovi sondaggi (vedi sopra) ancora più favorevoli a Bush.
Però, per mantenersi in forma, c’è questa perla di Gabriele Romagnoli: “A rimpiangere Bush sarebbero sicuramente i fondamentalisti, i reclutatori di kamikaze”. Certo,”sicuramente” preferiscono il candidato più moscio. E’ evidente, no? A dispetto delle bombe che Bush gli tira in testa.

17 ottobre

Quelli che one-issue voter

Camillo, fosse americano, voterebbe Bush esclusivamente per la sua strategia di lungo termine (democrazia e regime change in Medio Oriente) contro il fondamentalismo arabo e islamico. Questa è la questione principale, oggi. Tutto il resto viene dopo. One-issue voter sono anche Christopher Hitchens, marxista, e Max Boot, neocon liberal. L’Economist della settimana scorsa, infine, ha pubblicato il miglior doppio ritratto su Bush e Kerry di quest’anno. E una volta letti (senza paraocchi) per Kerry è davvero dura passare per il miglior candidato.

17 ottobre

Ha vinto Kerry, già

Il primo sondaggio post terzo dibattito è di Zogby, uno che l’anno scorso ha pure scritto una lettera ai suoi clienti per annunciare che secondo lui vincerà Kerry e che finora è stato il più favorevole allo sfidante. Il risultato? Prima del dibattito i due erano pari, dopo il dibattito Bush 48 e Kerry 44. Più 4 Bush. Con questo commento che complica le cose per Kerry: Pollster John Zogby: “While Bush– now at 48%– had another good night continuing his upward trend, Kerry appears stuck at 44%. The good news for the President is that he has improved his performance among the small group of undecideds. Nearly a quarter now say that he deserves to be re-elected-up from 18% in our last poll”.
Ovviamente i sondaggi sono volubili, possono essere sbagliati e domenica possono cambiare, ma il 3-0 che tutti i giornali italiani, tranne uno, hanno raccontato ai lettori è ridicolo. Non è che uno ha vinto perché dice le cose ci piacciono, o no?
Qui la media Sul Foglio queste cose le avete lette e sapete che con un margine così basso si devono semmai guardare i sondaggi e la campagna elettorale nei singoli Stati. E lì Kerry è messo peggio, ha di fatto abbandonato in 10 Stati battlegrounds per cercare di non perdere “i suoi” che Bush ora gli contende. Bush, invece, è in difficoltà in Colorado e in Nevada. Ieri anche La Stampa, con Paolo Mastrolilli, lo ha ben spiegato. Electoral Vote dà 284 voti a Bush e 228 a Kerry, ma assegna – in base ai sondaggi – anche gli Stati con pochissimo margine. Comunque ha vinto Kerry: 3-0. Come l’Inter.

15 ottobre

L’ultimo dibattito

Il Foglio, 15 ottobre

Nella sala dello Spin tutti cantano vittoria: ma non troppo

Reazioni al dibattito di Tempe

15 ottobre

Spin Alley, dove si decide chi ha vinto il dibattito

Il Foglio, 14 ottobre

Hanno vinto gli Yankees: 3-1

14 ottobre

Hanno vinto tutti e due

Kerry ha paragonato Bush a Tony Soprano, Bush ha pragonato Kerry a Ted Kennedy. Il moderatore era di parte, parte Kerry ovviamente. (domani di più).

14 ottobre

Il Guardiano

Una campagna del Guardian rivolta ai non americani: dateci la vostra e-mail, noi vi diamo un indirizzo di un elettore americano di una contea swing, in bilico, (Clark County, Ohio) per convincerlo a votare Kerry. Sostegno straniero a un candidato contro il presidente? Uhm, potrebbe avere l’effetto opposto.

14 ottobre

Milionari per Bush, miliardari per Kerry

Ne aveva scritto qualche giorno fa Massimo Gaggi sul Corriere della Sera, Slate spiega perché i miliardari preferiscono Kerry a Bush, nonostante Bush gli abbia tagliato le tasse. I super miliardari hanno un vantaggio rispetto a tutti gli altri essere umani: fottersene delle politiche fiscali. Questa la lista di 200 miliardari (di dollari) pro Kerry.

14 ottobre

Shakespeare e Roth contro la Commissione 9/11

Tra i finalisti del National Book Awards il libro di Philip Roth, un saggio su Shakespeare e il libro con la relazione sull’11 settembre.

14 ottobre

45 minuti

Vedo che molti si agitano per l’ammissione del governo inglese sulla falsità della notizia per cui Saddam avrebbe potuto attaccare in 45 minuti. Che la notizia fosse falsa si sa da più di un anno (ed è confermata dal fatto che non sono state trovate armi). Dov’è la notizia, oggi? Falsa, ovviamente, non vuol dire inventata da Tony Blair in combutta con George Bush. Vuol dire falsa oppure sbagliata. Il giornalista della BBC Gilligan, poi cacciato con ignominia, aveva detto che Alistair Campbell sapeva della falsità della notizia, ma successivamente, alle audizioni della Commissione Hutton, ha ammesso che non era vero niente. Gilligan ha ammesso anche che i servizi credevano fosse vera. La Commissione Hutton lo ha verificato. (Basta leggersi gli atti o i pezzi usciti sul Foglio/Camillo).
Che la notizia dei 45 minuti non fosse inventata dagli inglesi lo dimostra un’intervista dell’8 dicembre 2003 del Daily Telegraph al generale iracheno che passò l’informazione ai medesimi inglesi. Se ne accorse perfino Repubblica (ecco che cosa scrisse la rubrica “Recensire Repubblica” del foglio il 9 dicembre 2003: “Interessante, invece, la notizia scovata sul Daily Telegraph da Enrico Franceschini (da qualche settimana davvero in forma): “Svelata la fonte del dossier che causò lo scontro Bbc-governo”. Il giornale inglese ha intervistato il generale iracheno che spiegò ai servizi segreti britannici come Saddam avrebbe potuto attaccare l’Occidente in 45 minuti. Dunque non era un’invenzione di Blair, quell’accusa. Franceschini è costretto ad ammettere che “in apparenza le sue rivelazioni costituiscono un punto a favore di Blair (e Bush)”. L’errore dei servizi, si disse allora, fu quello di aver passato l’informazione al governo senza l’ulteriore conferma di prassi, diversa dall’unica fonte a disposizione. La Commissione Butler, a luglio, confermò che successivamente i servizi ritenenro non credibile quella fonte. Errore grave per i servizi, ma certo non un’invenzione, magari un’invenzione del generale iracheno, ma non dei servizi britannici né tantomeno del governo Blair, che ha solo usato un’informazione dei servizi che confermava la sua tesi. La responsabilità politica, certo, è del governo. Sono stati i suoi servizi a fornire una informazione sbagliata, ma non era l’unica motivazione dell’intervento contro Saddam. Blair, allora come ancora oggi che le armi non sono state trovate, ha spiegato perché fosse necessario far cadere il dittatore, a prescindere dalle armi.
Ma, tornafo a questa storia dei 45 minuti, perché una notizia vecchia di un anno fa ridiventa uno scoop oggi? E’ evidente perché: per lasciar intendere che Blair e Bush hanno creato prove false per fare la loro sporca guerra in Iraq. Questa è un’invenzione.

13 ottobre

In giro per gli Stati Uniti (difficile aggiornare il sito e rispondere alle mail, sorry)

13 ottobre

Read My Lips

John Edwards ha un po’ esagerato con le promesse elettorali:
‘We will stop juvenile diabetes, Parkinson’s, Alzheimer’s and other debilitating diseases… When John Kerry is president, people like Christopher Reeve are going get up out of that wheelchair and walk again”.

13 ottobre

L’Arizona

Il Foglio, 13 ottobre

Kerry nel paese delle meraviglie

Il Foglio, 13 ottobre

Il Missouri

Il Foglio, 12 ottobre

I consiglieri di Kerry grati con l’Italia per la presenza di truppe in Iraq

Il Foglio, 12 ottobre

Attenti a quei 2

Hitchens e Sullivan. Strepitoso transcript di un loro dibattito tv. Uno di destra deluso da Bush e uno di sinistra che vota Bush. Parlano di tutto, di Iraq, Afghanistan, democrazia, gay, marxismo, libertà, legalizzazione delle droghe, Kerry e qualsiasi altra cosa. Camillo sottoscrive.

12 ottobre

Kerry fa flip flop pure sull’acqua minerale

Ottimo ritrattointervista sul magazine del NYT. Kerry ammette, a sorpresa e tra lo sgomento dell’intervistatore, che per l’11 settembre non gli ha cambiato la vita né personalmente né politicamente. Kerry non condivide l’idea della democrazia in Medio Oriente, almeno come obiettivo primario degli Usa, e spiega che per lui il terrorismo è come il gioco d’azzardo o la prostituzione. E’ da leggere, veramente. E da cogliere l’imbarazzo dell’intervistatore.
Il passaggio più kerryano è il seguente (corsivi dell’autore del ritratto):
“A row of Evian water bottles had been thoughtfully placed on a nearby table. Kerry frowned. ”Can we get any of my water?” he asked Stephanie Cutter, his communications director, who dutifully scurried from the room. I asked Kerry, out of sheer curiosity, what he didn’t like about Evian.
”I hate that stuff,” Kerry explained to me. ”They pack it full of minerals.” ”What kind of water do you drink?” I asked, trying to make conversation. ”Plain old American water,” he said.
”You mean tap water?”
”No,” Kerry replied deliberately. He seemed now to sense some kind of trap. I was left to imagine what was going through his head. If I admit that I drink bottled water, then he might say I’m out of touch with ordinary voters. But doesn’t demanding my own brand of water seem even more aristocratic? Then again, Evian is French — important to stay away from anything even remotely French” .

12 ottobre

Kerry è formidabile

Nello stesso dibattito di ieri ha detto:
“Well, let me tell you straight up: I’ve never changed my mind about Iraq. I do believe Saddam Hussein was a threat. I always believed he was a threat. Believed it in 1998 when Clinton was president. I wanted to give Clinton the power to use force if necessary.”
Poi, più in là, rispondendo a una domanda sull’Iran:
“It’s a threat that has grown while the president has been preoccupied with Iraq, where there wasn’t a threat“.

9 ottobre

Io c’ero: ha vinto Bush

Pareggio su politica estera, vittoria presidenziale su temi interni. Facce scure tra i democratici.
My take sul dibattito in Missouri dal Missouri.
(Ancora uno, e poi basta)

9 ottobre

Mister chiunque deve saper convincere gli americani

Ritratto della campagna Kerry a 25 giorni dal voto

Vanity Fair, 8 ottobre

L’Oriana d’America

Ann Coulter spiega come insultare i liberal e dire cose indicibili dei Kennedy

Il Foglio, 8 ottobre

E poi c’è chi dice che i comunisti non esistono

Quelli che restano vincono il Nobel della Letteratura: Elfriede Jelinek, dal 1974 al 1991, iscritta al Partito Comunista.

8 ottobre

Judith Miller goes to jail (chissà perché)

L’inviata-star del New York Times è stata condannata per non aver voluto rivelare il nome della talpa che le ha passato l’informazione sull’agente Cia che indagava sulla compravendita di uranio in Niger. L’agente Cia era la moglie dell’ex ambasciatore Wilson, che sfruttando la chiacchiera da cuscino aveva attaccato l’Amministrazione Bush. La cosa curiosa è che Miller non ha mai scritto né mai rivelato il nome della signora. E’ stato il conservatorne Bob Novak, su un altro giornale.

8 ottobre

Quando c’erano le armi che non c’erano/4

“A brutal, oppressive dictator, guilty of personally murdering and condoning murder and torture, grotesque violence against women, execution of political opponents, a war criminal who used chemical weapons against another nation and, of course, as we know, against his own people, the Kurds. He has diverted funds from the Oil-for-Food program, intended by the international community to go to his own people. He has supported and harbored terrorist groups, particularly radical Palestinian groups such as Abu Nidal, and he has given money to families of suicide murderers in Israel”.
John Kerry, 10 ottobre 2002, intervento al Senato nell’argomentare il suo voto favorevole all’uso della forza in Iraq


Quando c’erano le armi che non c’erano/3

“We cannot allow Saddam Hussein to get nuclear weapons in violation of his own commitments, our commitments, and the world’s commitments”.
John Edwards, 9 ottobre 2002, intervento al Senato nell’argomentare il suo voto favorevole all’uso della forza in Iraq


Le ragioni a favore del matrimonio gay

7 ottobre

Quando c’erano le armi che non c’erano/2

“In 1991, the world collectively made a judgment that this man should not have weapons of mass destruction. And we are here today in the year 2002 with an uninspected 4-year interval during which time we know through intelligence he not only has kept them, but he continues to grow them”.
John Kerry, 10 ottobre 2002, intervento al Senato nell’argomentare il suo voto favorevole all’uso della forza in Iraq


Quando c’erano le armi che non c’erano/1

“Saddam Hussein’s regime represents a grave threat to America and our allies, including our vital ally, Israel. For more than two decades, Saddam Hussein has sought weapons of mass destruction through every available means. We know that he has chemical and biological weapons. He has already used them against his neighbors and his own people, and is trying to build more. We know that he is doing everything he can to build nuclear weapons, and we know that each day he gets closer to achieving that goal”.
John Edwards, 9 ottobre 2002, intervento al Senato nell’argomentare il suo voto favorevole all’uso della forza in Iraq


Dilemma

Tu sei a New York e sai che devi andare a tutti i costi a Miami, ma ci sono due persone che vogliono guidare la macchina. L’autista più esperto vuole andare nella direzione opposta, a Boston. C’è, invece, un tizio spericolato e imbranato che è già sulla direzione giusta, Miami, con il rischio però che vada fuori strada a ogni curva. Tu che fai? Ti affidi all’esperto che va nella direzione sbagliata o al casinista che va verso quella giusta?
Walter Russel Mead spiega così la politica estera e di sicurezza di Kerry e Bush (e la sua indecisione il 2 novembre)

7 ottobre

La vice fredda cronaca

My take sul dibattito Cheney/Edwards

6 ottobre

Bush e gli eroi italiani

Quando ha un discorso scritto, Bush è fenomenale. Stamattina in Pennsylvania ha spiegato la differenza fondamentale tra lui e Kerry (mindset pre o post 11 settembre), ha ridicolizzato le posizioni di Kerry (“Lui è d’accordo con quello che dico io, tranne quando non lo è”) e ha rispiegato che il famoso piano di Kerry è già noto come “il piano di Bush”. Infatti ogni singolo aspetto dei 4 punti kerriani sull’Iraq è in corso d’opera in Iraq.
Bush ha anche definito vergognoso l’atteggiamento denigratorio di Kerry nei confronti della coalzione in Iraq: “Gli italiani morti a Nassirya non erano tapezzeria, ma eroi della lotta al terrorismo”.

6 ottobre

Novecento pagine (scegli quelle ti piacciono)

E’ stato finalmente presentato il dossier sulle armi di Saddam. Non c’erano (se non in piccole quantità e non per stragi di massa ma – recita il testo – per semplici “assassini”) e la sua capacità di produrle era fortemente diminuita sotto il regime di sanzioni. Ma Saddam usava il programma oil for food per violarlo e usava i soldi per i bimbi iracheni per corrompere funzionari Onu al fine di allegerire le sanzioni e allargare le maglie dei prodotti importabili con l’oil for food. L’obiettivo di questa azione? Rifarsi le armi di distruzione di massa. La commissione non ha escluso la possibilità che le armi siano state trasportate in Siria.

6 ottobre

Fu di Antonio Gramsci, e ora non più

“Edwards ha attaccato Cheney anche su diritti civili, politica economica, tasse e disoccupazione, che sotto Bush è calata drasticamente”. L’Unità on line.
(grazie a E.N.)

6 ottobre

Uninformed

“If you watched this debate as an uninformed voter, ìyou heard an avalanche of reasons to vote for Kerry”. William Saletan, Slate.
Camillo condivide.

6 ottobre

Primo e secondo ascolto

Il disco dei Rem, un tempo conosciuti come l’unica band che migliorava di disco in disco, mi pare inutile

6 ottobre

Ha vinto Cheney (con aggiornamento)

Coro unanime (tranne Andrew Sullivan), ieri notte, su tutti i network e i canali via cavo: Cheney ha battuto Edwards nettamente. Il solito unico sondaggio Abc (non scientifico, come giovedì scorso) dice che Cheney ha stravinto 43 a 35 (19% dice pareggio). Secondo me ha vinto, ma meno nettamente di quanto dicano i commenti a caldo. Quando si è tenuto sulle generali, Edwards per esempio ha prevalso. Sullo specifico e sulla concretezza è andato meglio Cheney. Alla fine Edwards era provato, stanco e il suo statement finale è stato uno dei più falsi che io abbia mai ascoltato.

6 ottobre

I suggerimenti di un lettore di The Corner a Cheney

Did you see when Edwards said something like, “Gwenn, Our country has never been so divided in our history.”
Cheney should have said, “Actually, it was more divided during the Civil War, when Democrats from North Carolina were waging war on the United States in an attempt to keep people like Gwen Ifill enslaved.

Gwen Ifill è la conduttrice, african american, del dibattito.

6 ottobre

Non male l’annuncio su The Corner ieri notte:

WELCOME…
…readers from the Kerry Campaign, Democratic National Committee, Washington Post, New York Times, Liberal Blogs, & other political commentators. As we always do, tonight we’ll be making a running assessment of Dick Cheney’s and John Edwards’s performance at Case Western. We saw your reports about some of our criticisms of President Bush during the first presidential debate and we’re glad you’re reading. Tonight, if we should say something positive about Dick Cheney, we want you to know you’re welcome to report that, too.
Sincerely, National Review Online

6 ottobre

Ignatieff e Berman, la sinistra anti Bush che critica la sinistra perché non sostiene il futuro democratico dell’Iraq

Il Foglio, 6 ottobre

Rummy esporta lo schema Samarra, Bremer critica (se stesso?)

Il Foglio, 6 ottobre

Of Paradise and Baseball

Robert Kagan spiega la situazione in Iraq attraverso le critiche del più grande esperto di baseball agli Yankee. Poi gli Yankee hanno vinto.

6 ottobre

Un altro che ha perso la testa

Sam Shepard ha scritto una nuova piece teatrale pre denunciare “il fascismo repubblicano”.

6 ottobre

Forse era Marocco, o Algeria oppure era davvero Tunisia

Dicono tre lettori.

6 ottobre

C’è una cosa sui cui sono al 100 per cento d’accordo con Kerry: la ricerca sulle cellule staminali. Però lui imbroglia.

Ci sarebbe anche altro, ovviamente, ma un secondo dopo che dr. Kerry prende una posizione che mi piace, mr. Kerry la cambia. Sulle cellule staminali, no. Non ha cambiato mai. Però ha imbrogliato, e se ne è accorto anche il New York Times. Kerry dice che Bush ha vietato la ricerca (il verbo usato è “ban”), solo che non è vero. Primo: la ricerca sulle cellule staminali embrionali, anche dopo l’intervento di Bush, è libera (l’America non è l’Italia); secondo: Bush non ha vietato il finanziamento privato alla ricerca; terzo: la ricerca sule staminali continua anche con i soldi federali, ma solo sulle linee embrionali già create. Kerry, e qualche allocco, parlano di divieto. Una giornalista gli ha chiesto tre volte conto dell’uso del verbo “ban”, ma Kerry non ha risposto, salvo poi mandare sul palco una esperta che ha riconosciuti la cosa.

6 ottobre

L’ultima sul dibattito vinto da Kerry (che ora c’è quello dei vice)

I fact checker hanno detto subito che Bush ha detto una cosa non vera quando ha parlato di 100 mila truppe (compresi polizia eccetera) irachene già completamente addestrate. Sono, invece, 80 mila. Gli stessi network hanno svelato che Kerry aveva gonfiato il costo della guerra. Non 200 miliardi di dollari, ma 120 miliardi (e qui poco importa ricordare che l’anno scorso, a Meet The Press, Kerry disse che bisognava spendere di più, w che però ha votato contro, ma che in realtà ha votato a favore prima di aver votato contro e che flip e che flop). Il punto è che Kerry, scrive il NY Sun, ha raccontato un sacco di altre balle. Non solo la gaffe su Treblinka (pensate che cosa avrebbero detto se Bush avesse confuso un campo di concetramento nazista per una sede del Kgb comunista…), ma molte altre. Anyway sul numero di balle non c’è dubbio che “il nuovo neocon Kerry” (titolo del New York Times) abbia vinto.
PS
“Nessun presidente in tutta la storia americana ha mai rinunciato al diritto di agire preventivamente in qualsiasi modo pur di difendere gli Stati Uniti d’America, e anch’io farei lo stesso”. John Kerry al dibattito tv che ha tanto appassionato la stampa di sinistra italiana.

6 ottobre

La Coscioni d’America (al contrario)

Tetraplegica e iper religiosa, la storia di Joni che fa battaglia contro l’uso delle cellule staminali.
(Il titolare, qui, sta con Coscioni)

Il Foglio, 5 ottobre

Rummy e le truppe

5 ottobre

Al direttore

“Invadere l’Iraq in risposta all’11 settembre sarebbe come se Franklin Roosevelt avesse invaso il Messico in risposta all’attacco di Pearl Harbor”. Bella battuta. La frase di John Kerry è piaciuta molto anche a Furio Colombo. Qualcuno gli dovrà pur dire però che il primo paese che Roosevelt invase dopo Pearl Harbor non fu né il Giappone, né la Germania, né l’Italia, ma la Tunisia.

Il Foglio, 5 ottobre

Tiritiritù, tiritirità

Ogni tre giorni, secondo Repubblica, l’Ansa e qualche altro giornale italiano (e solo italiano), in America c’è qualcuno che vuole ritirare le truppe. Rumsfeld, Kerry, Powell, Bush, Topo Gigio, chiunque. Solo che non è vero, tanto che sui giornali americani non se ne parla. In Italia, invece titoloni. Con l’assurdo, nota Rolli, che l’Unità di oggi pare abbia criticato gli americani perché si vogliono ritirare. E’ un mondo meraviglioso.
La posizione è chiara. Non dico che sia giusta o sbagliata dico che è chiaramente diversa da come passa sui giornali italiani. Rumsfeld nell’intervista alla Fox (che in Italia ha creato il baccano) ha ripetuto quello che dice da mesi: cominceremo a ritirarci nel momento in cui l’esercito iracheno sarà in grado di difendere il paese e ha aggiunto: anche se l’Iraq non sarà totalmente pacificato. A quel punto ci penserà il governo iracheno a farlo. Rummy, peraltro, l’aveva detta anche la settimana scorsa così esplicitamente. E’ la versione realista dell’until the job is done del cowboy Bush. Kerry dice più o meno la stessa cosa, salvo aggiungere che i soldati americani dovrebbero essere sostituiti anche da quelli europei. Ipotesi che il senso comune e Bush, che ci ha già tentato, reputano impossibile. Siccome Rummy (e Kerry) ripetono spesso questo concetto, tutte le volte che aprono bocca in Italia ci scappa un bel titolo, alcune pagine e un paio di editoriali che poi vengono ripetuti, identici, alla successiva conferenza stampa di Rumsfeld o di Kerry. Questa mattina Rumsfeld ha parlato a porte chiuse a un consesso newyorchese di esperti, imprenditori, analisti, finanzieri. Hanno parlato di tutto, tranne che di ritiro delle truppe. Evidentemente gli scoop interpretativi di Repubblica in America non li leggono. Sarà la censura del fascista Bush?
PS
“Nessun presidente in tutta la storia americana ha mai rinunciato al diritto di agire preventivamente in qualsiasi modo pur di difendere gli Stati Uniti d’America, e anch’io farei lo stesso”. di sinistra italiana.

4 ottobre/sera

Deve essere perché ha vinto il dibattito

Washington Post e Abc rilevano le intenzioni di voto dopo il primo dibattito presidenziale: Bush 51 per cento, Kerry 46.

4 ottobre/sera

E ora come la mettiamo?

“Il presidente ha sempre il diritto di sferrare un attacco preventivo, e ha sempre avuto questo diritto. Questa è stata una teoria molto importante per tutta la durata della guerra fredda”.
Vi pare quel fanatico di Bush? Oppure Michael Ledeen o Bill Kristol? No, non è Bush né sono quei cattivoni dei neocon.
“Nessun presidente in tutta la storia americana ha mai rinunciato al diritto di agire preventivamente in qualsiasi modo pur di difendere gli Stati Uniti d’America, e anch’io farei lo stesso”.
Pensate ancora si tratti di Bush e di quella cricca di ebrei intrallazzoni e guerrafondai che ha dirottato la politica estera americana?
No, darling, sono parole di John Kerry pronunciate nel medesimo dibattito che ha ridato tanta speranza ai sinistri of Italy.
Ne scrive questa mattina sul New York Times, William Safire, in un articolo intitolato: “Kerry, il più nuovo neocon”. Safire dice che nessuno ha notato queste frasi neocon di Kerry. Nessuno, è vero: tranne l’editoriale del Foglio di sabato, ovviamente.

4 ottobre

Ultimi

Newsweek ora dà 2 punti di vantaggio a Kerry (ma ha cambiato il campione). Il LAT dà un punto di vantaggio a Kerry, ma prima del dibattito lo stesso campione dava i due sfidanti in parità. La Gallup li dà in parità, con il job approval di Bush al 50 per cento. Rasmussen dà 4 punti di vantaggio a Bush (49 a 45) con job approval al 53 per cento. Nel conteggio sugli Stati, secondo electoral vote, stanno 296 a 238 per Bush.
Dàai che manca solo un mese e milletrecento altri sondaggi.

3 ottobre/sera

Broccoli e altro

Ecco il vero motivo per cui John Kerry è ineleggibile. La frase è di sua moglie Teresa: “Now he always has broccoli and loves Brussels sprouts.” He also eats more salads and tomatoes, green peas, lentils, beans and other vegetables, she said”.

3 ottobre/sera

E volentieri pubblichiamo

Gentile Rocca, la pregherei di astenersi, domani, dal
are considerazioni di politica internazionale,
fecondazione assistita o crisi della sinistra italiana
con strani agganci alla partita dell’inter.
Dal momento che sono sicuro NON resisterà alla
tentazione, la mando preventivamente aff***@##.

3 ottobre/sera

The vast left wing cospiracy

Clamoroso. Il Washington Post denuncia in un editoriale il piano (non segreto) del partito democratico per convincere i giornali e l’opinione pubblica della vittoria di Kerry nel dibattito (ovviamente ci sono cascati solo Rep. e qualche blogger). Dunque la storia è questa. Al Post hanno ricevuto una lettera perfetta, scritta con garbo, passione ed efficacia con cui si diceva che il dibattito era stato vinto alla stragrande da Kerry. Solo che è stata inviata 4 ore e 19 minuti prima dell’inizio del dibattito. Il Washington Post rivela come la lettera sia pericolosamente simile a una e-mail che il presidente del partito democratico, Terry McAuliffe (un Karl Rove più spregiudicato, ma meno efficace), ha inviato ai supporter di Kerry: “Nel momento esatto in cui finisce il dibattito, andate on line e scrivete ai vostri giornali”, e ha fornito una lettera prestampata e l’indirizzo mail dei giornali.
Troverete questa cosa sui giornali e sui blog italiani? No. E se gli “autori” fossero stati repubblicani? Sì, con tutta l’indignazione per dirty tricks, republican noise machine e tante altre balle confezionate per gli allocchi.

3 ottobre

Il Washington Post sul dibattito

L’editoriale del WaPo non dice chi ha vinto né chi ha perso, ma critica Bush solo perché per non ha riconosciuto che in Iraq le cose non vanno bene, mentre Kerry per non essere riuscito ad essere chiaro:”But Mr. Kerry had a more complicated position to defend, and it showed at times. He called the war a mistake and a diversion, but later said that American soldiers were not dying for a mistake. He implied that money being spent in Iraq could be better spent on prescription drugs for seniors, but insisted, “I’m not talking about leaving. I’m talking about winning.” Mr. Bush was skillful and relentless in underlining these “mixed messages,” and in arguing that a president who sent them could not effectively lead U.S. forces or recruit allies. “So what’s the message going to be? Please join us in Iraq for a grand diversion?” he demanded at one point. Mr. Kerry seemed not to have an answer to this challenge; his argument that “the real war on terrorism [is] in Afghanistan against Osama bin Laden” seemed to us unconvincing alongside Mr. Bush’s repeated insistence that success in Iraq and on other fronts is equally vital to U.S. security. After all, not so long ago Mr. Kerry said he, too, believed that Saddam Hussein represented a grave threat that the United States could not afford to ignore”. Cioè quello che avete letto sul Foglio (e nell’articolo di Flores su Repubblica, che Repubblica ha ribaltato con il titolo).

3 ottobre

Repubblica

Come si fanno i giornali? L’articolo di cronaca e di analisi del dibattito tra Bush e Kerry è stato scritto da Alberto Flores D’Arcais, e così comincia: “Un Kerry deciso e all´attacco, lontano dalla caricatura flip-flop che ne fanno i repubblicani, ma un po´ freddo e professorale; un Bush sulla difensiva, con qualche incertezza ma sempre chiaro nel suo messaggio semplice e diretto. I sondaggi a caldo che premiano Kerry, gli analisti e i columnist che parlano di sostanziale pareggio”. E su questo tono continua. Bene.
Rep. che titolo ha fatto, secondo voi?
In prima pagina: “Usa, Kerry vince il primo round”, mentre in seconda: “Kerry vince il primo round”. Non è meraviglioso?
Uno dirà, ma no, non hanno fatto il titolo sulla fredda cronaca ma sul commento e sull’interpretazione di Vittorio Zucconi. Avrà detto che è finita 6-0 per Kerry, no? E’ così?
No, non è così. Anche Zucconi è, più o meno, della stessa tesi del pareggio e di nessun ko.
Ecco che cosa ha scritto Zucconi su questo punto: “Chi vuol pensare che Kerry abbia vinto, perché non ha subito quel ko mortale che lo avrebbe steso, può legittimamente farlo. Chi preferisce leggere nel tabellino un pareggio (dunque un successo per Bush avanti nei sondaggi), nonostante l´aria spesso irritata, l´aspetto affaticato e il classico eloquio fratturato del texano, ha altrettanto diritto di farlo”. e continua: “Ma anche se Bush avesse davvero vinto e se nei prossimi due dibattiti riuscisse a rintuzzare le punzecchiature di un avversario apparso sempre in grave deficit di carisma e di comunicatività, anche se lui fosse rieletto in novembre…” eccetera.
Evviva la formidabile Repubblica.
PS
Flores fa notare una gaffe clamorosa (ma senza impatto né sul dibattito né sul voto). Uno dei due contendenti per citare la sede del Kgb, la Lubjanka, ha parlato di Treblinka che è campo di concentramento nazista in Polonia. Il solito ignorante Bush? No, il raffinato intellettuale, rappresentante dell’Altra America, John Kerry.

2 ottobre

In Iraq fino alla vittoria, dicono Bush&Kerry in una sfida finita 0-0

Il Foglio, 2 ottobre

Berman su Roth

Sul New York Times Book Review di domenica, Paul Berman spiega che The Plot Against America di Philip Roth a) non parla di cose attuali (l’ha giurato Roth medesimo); b) e se ne parla non c’è solo l’accusa di para fascismo a Bush ma anche la medesima accusa nei confronti del movimento pacifista. In Iraq. Qualcuno lo dica ad Alessandra Farkas del Corriere, la quale l’altro giorno citando il pezzo di Roth ha riportato soltanto la frase anti Bush dello scrittore, ma non ha fatto cenno al fatto che lui stesso ha voluto esplicitamente e categoricamente negare che il libro si riferisca a Bush (tra l’altro l’ispirazione l’ha avuta un anno prima delll’11 settembre).
Basandomi su un comunicato stampa, a giugno, questa cosa Lindbergh-accuse ai neocon, che oggi tutti tranne Berman fanno finta di non vedere, l’avevo notata.

2 ottobre

Senza se e molti but

James Taranto, cattivone del blog del WSJ, si diverte con tutti i ma di Kerry pronunciati al dibattito con Bush
“I’ll never give a veto to any country over our security. But . . .”
“I believe in being strong and resolute and determined. And I will hunt down and kill the terrorists, wherever they are. But . . .”
“We have to be steadfast and resolved, and I am. And I will succeed for those troops, now that we’re there. We have to succeed. We can’t leave a failed Iraq. But . . .”
“I believe that we have to win this. The president and I have always agreed on that. And from the beginning, I did vote to give the authority, because I thought Saddam Hussein was a threat, and I did accept that intelligence. But . . .”
“I have nothing but respect for the British, Tony Blair, and for what they’ve been willing to do. But . . .”
“What I want to do is change the dynamics on the ground. And you have to do that by beginning to not back off of the Fallujahs and other places, and send the wrong message to the terrorists. You have to close the borders. You’ve got to show you’re serious in that regard. But . . .”
“I couldn’t agree more that the Iraqis want to be free and that they could be free. But . . .”
“No president, through all of American history, has ever ceded, and nor would I, the right to pre-empt in any way necessary to protect the United States of America. But . . .”
“I’ve never wavered in my life. I know exactly what we need to do in Iraq, and my position has been consistent: Saddam Hussein is a threat. He needed to be disarmed. We needed to go to the U.N. The president needed the authority to use force in order to be able to get him to do something, because he never did it without the threat of force. But . . .”.

1 ottobre

Il pareggio e il NYT

Ho ricevuto una mail di insulti da un tizio perché ho definito un “pareggio” (e lo confermo) il confronto tra Bush e Kerry. La prova che io abbia manipolato mi è stata fornita sotto forma di un titolo di Repubblica on line, di un sondaggio e di un titolo del Quotidiano Nazionale. Ora, uno può avere le opinioni che vuole, e se si è partigiani si può anche pensare che l’Inter meriti ogni anno di vincere lo scudetto, ma i fatti sono che Kerry, tecnicamente più bravo di Bush, non è riuscito ad accoppare il presidente sull’Iraq. E che Bush, pur dimostrando che Kerry non ha un piano, ha fallito nel dargli il colpo del KO. Quanto al punto, cioè al pareggio, basta leggersi la news analysis del New York Times (e dico: del New York Times) per capire che di pareggio s’è trattato. Ma sarebbe stato sufficiente aver visto il dibattito.

1 ottobre/sera

Liberazione, resistenza e 34 bambini assassinati

Il chiacchiericcio sulle, delle, per le, con le Simone (ma finirà, come insegna il Marziano di Flaiano) ha messo in secondo piano la strage di bambini a Baghdad.
Siccome forse non è chiaro quello che è successo, riassumo: una quarantina di bambini di Baghdad si è avvicinata agli americani per ricevere cioccolato e caramelle, come facevano i nostri genitori al passaggio dei liberatori americani. I fascisti, però, non facevano saltare in aria i nostri genitori, né rivendicavano stragei come questa. I fascisti islamici sì. Secondo alcuni campioni si tratta di “resistenza”. La resistenza, ai tempi dei nostri genitori, stava dalla parte dei liberatori e poi fece il governo di liberazione, come oggi Allawi. Quelli che continuarono a combattere, e lo fecero per alcuni anni, si chiamavano repubblichini.

1 ottobre/sera

276 a 221

Oggi

1 ottobre

E allora pure io

Gheddafi chiede di entrare nel Consiglio di Sicurezza come membro permanente

1 ottobre/sera

Prova con un’altra metafa, tipo “Freedom Mime”

Il New York Times per fare un elogio della performance di John Kerry ha scritto che “Mr. Kerry moved his hands almost continuously, at one point folding them over his heart like a French mime” (come un mimo francese. Ch

1 ottobre

Perle dal dibattito (che domani troverete integrale e in italiano sul Foglio)

Ideona tafazziana di Kerry sull’Iran: “I think the United States should have offered the opportunity to provide the nuclear fuel, test them, see whether or not they were actually looking for it for peaceful purposes. If they weren’t willing to work a deal, then we could have put sanctions together”

1 ottobre

Ah, ecco perché

Flaviaventismo d’America/Cher.
Cher spiega che Kerry va amale perché in tv va spesso Joe Lockhart, ed è troppo grasso.
“He’s too heavy. You need thinner people on TV.”

1 ottobre

Pareggio, quindi vittorina piccina per Bush

Ma Kerry è sembrato “presidenziale”, quindi ha ancora speranze. Comunque un bel dibattito. Nessun ko, qualche colpo ben assestato e un paio di errori a testa. Kerry nervoso all’inizio, Bush efficace. Seconda metà al contrario: Kerry bravo, Bush ripetitivo.

1 ottobre

Oltre i dibattiti, ecco le strategie per get-out-the-vote

Il Foglio, 1 ottobre

Nessuno è immune dal flaviaventismo

1 ottobre

Kerrismi

Kerry si è scusato per aver detto la famosa frase madre di tutti i flip-flop: “In realtà ho votato a favore della legge sugli 87 miliardi di dollari, prima di aver votato contro”. In televisione ha detto che l’aveva pronunciata al termine di una lunga e faticosa giornata di campagna elettorale. The Corner svela che Kerry disse quella frase prima di mezzogiorno (“I actually did vote for his $87 billion, before I voted against it,” he told a group of veterans at a noontime appearance at Marshall University.)

1 ottobre

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