Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Archivio blog – Ottobre 2005


Repubblicagate

Attenzione, le righe che leggete qui sotto sono tratte da Rep. it, non da Camillo. Ripeto sono tratte da Repubblica. Giuro. Lo dicono loro:”Gli sviluppi del Nigergate che, qui, appare una vicenda interna italiana, perché gli Stati Uniti non hanno mai citato documenti italiani in merito, ma intelligence propria e documenti britannici”.

30 ottobre

For the record

Zucconi è convinto che i neoconservatori siano soprannominati chiamati Vulcans “ricordando i guerrieri invincibili di Star Trek” e altre fantasmagoriche figure retoriche tipiche del meraviglioso stile zuccopycat. Ma se l’è inventato, come sa chiunque abbia soltanto sfogliato il meraviglioso libro The rise of the Vulcans, di James Mann.
Primo: i consiglieri di politica estera di Bush del 2000 si facevano chiamare Vulcans, da Vulcano, il Dio del fuoco e fabbro degli dei, la cui statua alta venti metri domina la vista su Birmingham, Alabama, sede di industrie dell’acciaio e città natale di Condoleezza Rice.
Secondo: tra i Vulcans c’erano anche avversari ideologici dei neocon (Powell, Armitage e, allora, la Rice). 

30 ottobre

Riepilogo breve

Bush nel discorso sullo Stato dell’Unione 2003 ha detto:
“The British Government has learned that Saddam Hussein recently sought significant quantities of uranium from Africa
Ha citato, quindi, informazioni inglesi, non italo-francesi. Ha parlato di tentativo di acquisto, non di contratto di acquisto come risulta dai falsi documenti italo-francesi. E si riferisce a paesi africani, non solo al Niger.
Ora lo domanda è: le informazioni inglesi si basano sui falsi  documenti italo-francesi?
La Commissione indipendente di Lord Butler senza dubbio dice di NO: “From our examination of the intelligence and other material on Iraqi attempts to buy uranium from Africa, we have concluded that: The forged documents were not available to the British Government at the time its assessment was made, and so the fact of the forgery does not undermine it”.
Al punto che, sempre secondo la commissione Butler:
“We conclude also that the statement in President Bush’s State of the Union Address of 28 January 2003 that “The British Government has learned that Saddam Hussein recently sought significant quantities of uranium from Africa” was well-founded”.
E gli americani? Nelle loro inchieste bipartisan che cosa hanno scoperto?
Che fino a quando (ottobre 2002) l’agente francese Rocco Martino non consegnò alla giornalista di Panorama, e da costei all’ambasciata Usa a Roma, i falsi documenti (fabbricati nel 2000): “It was reasonable for analysts to assess that Iraq may have been seeking uranium from Africa based on Central Intelligence Agency reporting and other available intelligence”.
Rep. smentisca queste cose con i fatti e non con supposizioni militanti o con comiche prove di incontri segreti. Pensare e voler far credere che senza quel dossier falso sul Niger, preparato quando a Palazzo Chigi c’era il centrosinistra e alla Casa Bianca Bill Clinton, gli Usa non avrebbero destituito Saddam è un argomento talmente ridicolo che può essere affrontato soltanto da Luttazzi.

30 ottobre

Altre smentite alla ricostruzione di Repubblica

Il Giornale e le date, persone, incarichi e fatti che non tornano nella ricostruzione di Rep. (sempre più in difficoltà e sempre più arrampicata sugli specchi)

30 ottobre

E’ tornato a farci ridere

Se vi aveva urticato con la confusa e lacunosa ricostruzione del Ciagate, ora potete godervi questo altro intervento politico on steroids. Da. Non. Crederci.

30 ottobre

Repubblica in tutto il suo splendore

Il confuso e sballato e arrampicato sugli specchi corsivo non firmato sul Nigergate continua a parlare di un incontro segreto Pollari-Hadley, nonostante le smentite. Non era segreto. C’era la Cia. E, soprattutto, era Pollari-Rice.
Però, sempre su Rep. (a firma a.f.d.a.) viene smentita l’insistenza degli scoopisti republicones. A pagina 6:
“La Casa Bianca e il Dipartimento di Stato hanno ridimensionato ieri il significato della visita compiuta a Washington il 9 settembre 2002 dal direttore del Sismi Nicolò Pollari, rivelata dall’inchiesta di Repubblica e confermata ufficialmente nei giorni scorsi ai giornali americani da uomini dell’amministrazione. Per il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale Frederick Jones si è trattato di un incontro «di cortesia», durato 15 minuti, in cui il direttore del Sismi si vide con Condoleezza Rice (l’attuale Segretario di Stato allora era Consigliere per la sicurezza nazionale) in un meeting al quale era presente tra gli altri il successore della Rice, Stephen Hadley, allora suo vice”.

29 ottobre

I giornali italiani li avete letti, no?

Leggendoli sembra che le conclusioni dell’inchiesta sul Ciagate abbiano dimostrato il complotto criminale ordito dalla Casa Bianca per smascherare illegalmente il nome dell’agente Valerie Plame. Solo che non è vero. C’è l’incriminazione, da provare al processo, a Libby peri aver mentito alla giuria e agli investigatori su come è venuto a conoscenza dello status di Valerie Plame. E di aver sviato l’inchiesta. Ma non di aver cospirato né di aver svelato l’identità segreta per screditare un critico dell’Amministrazione. Insomma tutta la costruzione politico-mediatica di questi mesi è crollata, non esiste e non è mai esistita.
Il succo della vicenda è che le accuse di Wilson erano “mostly erroneous” (parole del Washington Post di oggi) e Libby stava tentando una – in verità inefficace – spericolata ma legittima  e legale manovra difensiva.
Ora paragonate le cose scritte sui giornali italiani con gli editoriali e gli articoli di apertura dei giornali americani liberal:
Cominciamo con il primo editoriale del Washington Post:
“Nevertheless, it is also a fact that Special Counsel Patrick J. Fitzgerald, after substantially completing his two-year investigation, has brought no criminal charges in the leak of Ms. Plame’s identity to journalists and its publication by columnist Robert D. Novak”…
Mr. Libby himself is not charged with any wrongdoing in revealing Ms. Plame’s identity to journalists…
he special counsel was principally investigating whether any official violated a law that makes it a crime to knowingly disclose the identity of an undercover agent. The public record offers no indication that Mr. Libby or any other official deliberately exposed Ms. Plame to punish her husband, former ambassador Joseph C. Wilson IV. Rather, Mr. Libby and other officials, including Karl Rove, the White House deputy chief of staff, apparently were seeking to combat the sensational allegations of a critic. They may have believed that Ms. Plame’s involvement was an important part of their story of why Mr. Wilson was sent to investigate claims that Iraq sought uranium ore from Niger, and why his subsequent — and mostly erroneous — allegations that the administration twisted that small part of the case against Saddam Hussein should not be credited. To criminalize such discussions between officials and reporters would run counter to the public interest…
But nothing in this indictment suggests a broad-based conspiracy that requires endless further investigation by Congress or others. Nor does this case prove (or refute) charges that President Bush misled the country about the grounds for war. As Mr. Fitzgerald said yesterday: “This indictment is not about the war”

Sempre sul Washington Post un’opinione di Rivkin e Casey che dice così:
“Special counsel Patrick Fitzgerald’s indictment of I. Lewis “Scooter” Libby should be the final proof that the system of “special prosecutors” is bankrupt and ought to be abandoned…
It is clear that, at least by sometime in January 2004 — and probably much earlier — Fitzgerald knew this law had not been violated. Plame was not a “covert” agent but a bureaucrat working at CIA headquarters. Instead of closing shop, however, Fitzgerald sought an expansion of his mandate and has now charged offenses that grew entirely out of the investigation itself. In other words, there was no crime when the investigation started, only, allegedly, after it finished”.

La news analysis del New York Times, dico del NEw York Times, comincia esattamente con le stesse parole dell’articolo del Foglio
NYT: “The prosecutor, Patrick J. Fitzgerald, brought no charges on the issue that prompted his investigation: whether someone in the government committed a crime by leaking the classified C.I.A. identity of the wife of one of the sharpest critics of the administration’s rationale for war with Iraq”.
Foglio: “L’inchiesta nata per scoprire se qualcuno dell’Amministrazione Bush avesse commesso un reato federale svelando ai cronisti l’identità dell’agente Cia Valerie Plame ha concluso la sua indagine accertando che quel reato non è stato commesso”.

Ora il cattivissimo editoriale del New York Times, che però comincia così:
“The five-count indictment handed up yesterday against Lewis Libby, the vice president’s chief of staff, may seem anticlimactic to those who were hoping to finally learn who gave the columnist Robert Novak the name of Valerie Wilson, a covert C.I.A. officer whose cover was blown by his column on July 14, 2003. Although the grand jury investigating the case was attempting to determine whether Mr. Novak’s source violated the federal law against revealing the name of a covert operative, the special counsel was mum on that as well”.

Sempre sul New York Times, c’è l’opinione del suo columnist John Tierney:
He didn’t indict anyone for seemingly minor discrepancies in testimony. He didn’t indict on vague conspiracy charges. He didn’t indict anyone for leaking classified information…
The indictment merely demonstrated that the cliché about the cover-up being worse than the crime is especially true when there was no crime to begin with.
Del WSJ, che non è liberal, basta il titolo
“Libby is charged with lying about a crime that wasn’t committed”.
E il finale:
“A possible 30-year jail term and $1.25 million in fines for a Bush Administration official who was merely attempting to expose the truth about Mr. Wilson, a critic of the Administration who was lying to the press about the nature of his involvement in the Niger mission and about the nature of the intelligence that it produced. In other words, Mr. Libby was defending Administration policy against political attack, not committing a crime”.
L’autorevole Michael Barone“The Libby indictment raises in my mind the question of whether it is just to indict someone for false statements in the course of the investigation of what was never a crime”.
Infine le parole dello stesso Fitzgerald che i giornali italiani hanno scelto di ignorare, viceversa avrebbero dovuto scrivere altri articoli:
QUESTION: A lot of Americans, people who are opposed to the war, critics of the administration, have looked to your investigation with hope in some ways and might see this indictment as a vindication of their argument that the administration took the country to war on false premises.
Does this indictment do that?
FITZGERALD: This indictment is not about the war. This indictment’s not about the propriety of the war. And people who believe fervently in the war effort, people who oppose it, people who have mixed feelings about it should not look to this indictment for any resolution of how they feel or any vindication of how they feel.
This is simply an indictment that says, in a national security investigation about the compromise of a CIA officer’s identity that may have taken place in the context of a very heated debate over the war, whether some person — a person, Mr. Libby — lied or not.
The indictment will not seek to prove that the war was justified or unjustified. This is stripped of that debate, and this is focused on a narrow transaction.
And I think anyone’s who’s concerned about the war and has feelings for or against shouldn’t look to this criminal process for any answers or resolution of that.
(qui tradotta da Luca Sofri)

29 ottobre

Aver fatto il nome di Valerie Plame non era reato

Era, appunto, un Nadagate. Col paradosso che è finito  con cinque capi di imputazione al capo dello staff di Cheney per aver (queste sono le accuse) sviato le indagini, difeso l’amministrazione e detto il falso in un’inchiesta nata per stabilire se fare il nome della Plame era reato. Non lo era. E’ la solita cosa degli americani sintetizzata in questa frase stupenda: in America non si va in galera per ciò che si è commesso, ma per ciò che si è detto a proposito di un fatto non commesso.

28 ottobre

Per Luca Sofri, che è padre

(grazie a Passannanti)

28 ottobre

Anche il Giornale smonta Rep

28 ottobre

E’ falsa la prova di Rep. sul meeting “segreto” tra i nostri servizi e Hadley

Spionaggio parallelo alle spalle della Cia? L’incontro a Washington fu organizzato proprio dalla Cia, ed era con la Rice.

28 ottobre

Il rapporto completo Oil for food

28 ottobre

Harriet Miers si è ritirata

Mi pare una buona notizia e la conferma di una figuraccia di Bush. E’ la vittoria di David Frum, il primo a organizzare una campagna anti Miers, e Charles Krauthammer, il primo a fornire la soluzione del ritiro sia a Miers sia a Bush

27 ottobre

E ora?

Ecco la short list per la Corte Suprema. A Camillo piacerebbe Michael McConnell

27 ottobre

Da Ciagate a Cheneygate?

27 ottobre

Gioco, partita, incontro

Titolo dell’editoriale principale di prima pagina oggi su Repubblica:
“E’ esportata, ma è democrazia”
(l’argomento è l’Iraq, non le primarie)

26 ottobre

Falso era falso/2

Le smentite di Ledeen e altri episodi che spiegano che i francesi non gettarono affatto nel cestino il dossier che acquistarono nel 2000

26 ottobre

Della superiorità definitiva degli americani

La storia è questa: Eric James Torpy di Oklahoma City è stato condannato a 30 anni di galera per aver sparato e ucciso durante una rapina. Ma si è alzato e ha chiesto alla giuria 3 anni in più con queste parole: “Se proprio devo affondare, voglio affondare con la maglietta di Larry Bird”, il suo idolo dei Celtics che portava sulla schiena appunto il numero 33. La giuria lo ha accontentato e gli alzato la condanna. Eric era felice come un bambino.

26 ottobre

Ho visto le immagini dei contestatori che hanno assediato Parlamento e Palazzo Chigi. Ho visto una brava e paziente cronista di Sky maltrattata in diretta e costretta al silenzio. I protagonisti erano fascitelli rossi.

26 ottobre

In Italia almeno tre colpi di Stato negli ultimi 10 giorni E Freedom House non dice niente?

Prima la proporzionale, poi la riforma costituzionale e da ieri anche la riforma dell’Università (che non so in cosa consista ma non può che essere positiva). La sinistra in 10 giorni ha gridato per tre volte al colpo di Stato, alla ferita alla democrazia e ha già abbandonato tre volte l’aula dicendo non-ci-gioco-più. Negli ultimi 5 anni credo ci siano stati una quarantina di colpi di Stato,  quasi quanto i pareggi dell’Inter. E poi milioni di bambini poveri e di famiglie che non riescono più a comprare il latte anche se videochiamano con una strana sicumera. 
Non è male il colpo di stato della proporzionale che, fino a due giorni fa, era l’idea di una buona parte dei partiti del centrosinistra. Il mio colpo di Stato preferito però è quello ex articolo 138 della Costituzione che sarà sottoposto a referendum il prossimo anno. Pensateci: si tratta del primo colpo di Stato al mondo che il popolo potrà o meno confermare con un voto. Fantastica, poi, l’accusa secondo cui la nuova riforma costituzionale sia “anticostituzionale” in quanto – che vergogna – cambia la Costituzione, proprio quella nostra. In questo quadro fosco c’è stato il trionfo della democrazia con le primarie, ove la scelta di candidare Prodi contro il Cav. è stata avversata da tenaci oppositori quali Scalfarotto e un’incappucciata. L’ipotesi Prodi ha vinto di misura: 99,5% a 0,5%, ma è il bello della democrazia.

26 ottobre

I blog e la politica, una critica


Nell’unico posto dove hanno un vero ruolo, cioè in America, i blog fanno bene al’informazione e male alla politica

Ideazione, settembre-ottobre 2005

La Costituzione c’è

25 ottobre

I documenti italo-francesi sul Niger

Erano falsi, falsissimi, ma alle Commissioni bipartisan e indipendenti americane e inglesi non risulta siano mai stati utilizzati. Nonostante le conferme ufficiali sulla veridicità dei documenti fornite a Washington dal governo… francese.
PS
Sullo stesso tema due informati articoli sul Riformista, a pagina 1 e 4.

25 ottobre

E’ morta Rosa Parks

25 ottobre

About Luttazzi

Sulla Stampa di oggi un articolo dal titolo: “Luttazzi, se il censurato diventa censore

25 ottobre

Servizio pubblico

Camillo ha appena ricevuto questa mail
“Ho trovato un sex offender che vive davanti a casa mia.
Atlanta. Mi devo preoccupare? Mia moglie lo e’ ed e’ arrabbiata con te per avercelo fatto scoprire.
Tommaso”

25 ottobre

Se lo scopre Libero sono guai

Sex offender locator. Inserisci il codice postale e sulla mappa, come per incanto, compaiono nomi, fedine penali e indirizzi dei pedofili e dei molestatori

24 ottobre sera

Judith Miller risponde duramente al garante dei lettori del Times

24 ottobre

“Imagine you’re a woman”

In Arabia Saudita.

24 ottobre

CLAMOROSO scoop del Corriere: Rove e Libby si sono dimessi!

Prima ancora delle conclusioni dell’inchiesta di Patrick Fitzgerald, in prima pagina di oggi (domenica) il Corriere della Sera sa già in anticipo che Rove e Libby si sono dimessi:
“Lo scandalo, dopo aver costretto alle dimissioni i due strateghi di Bush, potrebbe costare il posto a Judith Miller”

23 ottobre

“We enthusiastically endorse Michael Bloomberg for mayor”

Il New York Times invita a votare il sindaco repubblicano alle elezioni di novembre

23 ottobre

Oil for food, un filone italiano lega Saddam, l’Onu e Al Qaida?

Una storia più complicata di quella di Valerie Plame, ma Claudia Rosett (la giornalista free lance che meriterebbe Pulitzer, Nobel e Oscar) sta indagando sulla IHC, società di Milano, e dei suoi  giri in Lussemburgo e Liechtenstein, dei suoi contratti oil for food con Saddam e di un socio noto all’Onu come finanziatore di Al Qaida. E non solo, in questa storia c’è anche spazio per Giandomenico Picco, un apprezzato alto funzionario Onu nonché membro del board della IHC. Strana storia. 

23 ottobre

Senza parole


Cioè, le parole ci sono e vanno pure cantate sulle note di nino-non-aver-paura-di-tirare-un-calcio-di-rigore

23 ottobre

Giovedì prossimo a RockPolitik

… ci saranno quei lettori del blog di Daniele Luttazzi, i cui commenti dissenzienti sono stati cancellati solo perché facevano notare al bravo comico circa trecento imprecisioni fattuali nella sua comica ricostruzione del troppo complicato caso Plame?
PS
Luttazzi è un uomo con i mezzi, sono certo che l’ordine di selezionare e cancellare alcuni commenti non l’abbia dato lui da Sofia, ma che provenga da qualche solerte collaboratore che gli gestisce il sito.

22 ottobre

“Donna di distruzione di massa”

Titolo del devastante editoriale di Maureen Dowd contro la sua collega del New York Times Judith Miller.
E’ a pagamento, quindi riassumo. Il titolo è, appunto, Woman of mass destruction.
Comincia con un ricordo personale: Once when I was covering the first Bush White House, I was in The Times’s seat in the crowded White House press room… Judy had moved on from her tempestuous tenure as a Washington editor to be a reporter based in New York, but she showed up at this national security affairs briefing. At first she leaned against the wall near where I was sitting, but I noticed that she seemed agitated about something. Midway through the briefing, she came over and whispered to me, “I think I should be sitting in the Times seat.”
Poi conclude così:
Judy told The Times that she plans to write a book and intends to return to the newsroom, hoping to cover “the same thing I’ve always covered – threats to our country.” If that were to happen, the institution most in danger would be the newspaper in your hands.
C’è un argomento, però, su cui Dowd continua a sbagliare: il caso Chalabi. Lei scrive: “Ahmad Chalabi, the con man who was conning the neocons to knock out Saddam so he could get his hands on Iraq… Using Iraqi defectors and exiles, Mr. Chalabi planted bogus stories with Judy and other credulous journalists”.
Allora. Chalabi è diventato “l’esule iracheno” per eccellenza ai tempi di Clinton, che firmò l’Iraqi liberation act con cui finanziò Chalabi (97 milioni di euro) e impose la politica del regime change in Iraq (“Declares that it should be the policy of the United States to seek to remove the Saddam Hussein regime from power in Iraq and to replace it with a democratic government”). 
Al Gore era quello più entusiasta della prospettiva e di Chalabi, tanto che nel secondo dibattito presidenziale contro Bush disse: “I want to go further. I want to give robust support to the groups that are trying to overthrow Saddam Hussein.” 
Quanto al ruolo di Chalabi a proposito delle armi di distruzione di massa. Il rapporto bipartisan Robb-Silbermansulle armi di distuzione di massa ha svelato che il famoso “Curveball”, cioè l’autore dei report falsi sulle armi di Saddam non era Chalabi. Non solo: “Was not influenced by, controlled by, or connected to the INC” (INC è il partito di Chalabi). Solo due esperti di armi forniti all’Amministrazione Bush dal partito di Chalabi erano falsari, ma con ruolo “minimo” nella valutazione della situazione: ”In fact, over all CIA’s postwar investigations revealed that INC-related sources had a minimal impact on prewar assessments.”
Visto che ci siamo, altre due cose
Sappiate che la stessa commissione ha scritto di aver “found no evidence of political pressure to influence the Intelligence Community’s pre-war assessments of Iraq’s weapons programs”.
Mentre l’altra commissione sempre bipartisan che ha indagato sul fallimento dell’intelligence ha concluso:
Conclusion 83 (p. 284)
“The Committee did not find any evidence that Administration officials attempted to coerce, influence or pressure analysts to change their judgments related to Iraq’s weapons of mass destruction capabilities”.
Conclusion 84 (p. 285)
“The Committee found no evidence that the Vice President’s visits to the Central Intelligence Agency were attempts to pressure analysts, were perceived as intended to pressure analysts by those who participated in the briefings on Iraq’s weapons of mass destruction programs, or did pressure analysts to change their assessments”.

22 ottobre

E’ morta Shirley Horn

Questo è il suo più bel discorecente

22 ottobre

Caro Luca, siamo in tempi di pulizie d’autunno

GQ, ottobre 2005

O i partiti o le primarie

Uno dei due strumenti è di troppo

Vanity Fair, ottobre

Il blog del procuratore del caso Plame

Patrick Fitzgerald online

21 ottobre

Tutti i guai di Bush, il presidente conservatore che conservatore non è

La rivista liberal The New Republic spiega come Bush ha utilizzato i “gonzi creduloni” della destra religiosa

21 ottobre

Stasera a Otto e Mezzo

Con Francesco Cossiga, Paolo Mieli, Piero Sansonetti

21 ottobre

Perdonali, non sanno di che cosa parlano/7

Luttazzi è un comico e le cose che dice non dovrebbero essere commentate. O fa ridere o no. Però lui si prende sul serio, e quindi gli ho fatto la cortesia di prenderlo sul serio. Dopo non aver azzeccato una sola informazione corretta sull’invero complicato caso Plame, ieri ha rilanciato. Be’, devo dire che fa molto ridere, come si sono accorti certi suoi lettori. Certamente più di quando imitava Letterman negandolo comicamente.
Ripeto: le informazioni che ha dato sono sballate. Non è una colpa. E’ un fatto. Non faccio valutazioni politiche. Non c’entrano i neocon (che, peraltro, qui non c’entrano per niente) o i pacifisti. C’è solo da raccontare una storia. Luttazzi l’ha fatto, ma non ne ha imbroccata una. Così, visto che insiste invece di dire “scusate-ho-fatto-confusione”, gli rispiego cortesemente che al contrario di quanto ha scritto lui:
– La Miller non ha scritto nulla sul caso Plame
- Wilson è andato in Niger 8 mesi prima che il documento falso fosse consegnato a Panorama e poi all’ambasciata americana
(Sì, è vero. Wilson ha parlato di quel documento col Washington Post, ma per questo la sua testimonianza è stata giudicata farlocca come il documento: quel documento non poteva averlo visto, perché non c’era. Wilson si è scusato e ha detto di aver detto una cosa per un’altra. Basta leggere i rapporti ufficiali)
– Le informazioni americane su Niger e Iraq risalgono al 2001, sono molto precedenti il falso dossier. Solo sulla base di quelle la Cia, anzi la moglie di Wilson (e non Cheney come ha scritto Wilson), mandò l’ex ambasciatore in Niger.
– Il Sisde che diavolo c’entra? A me, non so a Luttazzi, risulta che il governo Berlusconi sia alleato di Bush: quale sarebbe il motivo logico e politico di passare una polpetta avvelenata a Bush? Il falso rapporto, by the way, è scritto in francese
– Nel discorso sullo stato dell’Unione, che è del gennaio 2003, non del 2002, non si parla di Niger, ma di paesi africani. (Qui il discorso in spagnolo, se Luttazzi avesse difficoltà con l’inglese)
– Le famose 16 parole nel discorso sono attribuite ai servizi britannici
– I servizi britannici avevano altre fonti, diverse da quelle del dossier falso, come risulta dai documenti
– La commissione indipendente Butler ha confermato che le parole di Bush erano “well founded”
– Nel suo debriefing di ritorno dal Niger, Wilson ha CONFERMATO le voci del tentativo di acquisto dell’uranio. Basta leggere.
– Stessa cosa è contenuta nel libro di Wilson, che ovviamente Luttazzi non ha letto. (Luttazzi non ha visto neanche Faith, che non è su Internet, ma si vende su Internet, come Farhenheit 9/11)
Comunque leggete factcheck.Poi le 48 pagine sul caso Niger e su Wilson della Commissione bipartisan del Senato. Gli articoli e i post, li trovate nella colonna di sinistra e nell’archivio blog.

21 ottobre

Il petrolio di tutti unisce e non divide il nuovo Iraq federale

Leggetevi l’articolo 108 della Costituzione irachena

21 ottobre

Ecco

Per Cindy Sheehan, la mamma pacifista, Hillary Clinton è uguale a Bush.

20 ottobre

Perdonali, non sanno di che cosa parlano/6

Daniele Luttazzi sul suo blog affronta il caso Plame e non ne azzecca una. Vi giuro, leggetelo, nemmeno una, neanche per sbaglio, zero assoluto. Non mi riferisco, ovviamente, alle battute (che a parte l’ultimissima non fanno ridere), né alle valutazioni politiche (fenomnale quella secondo cui Rove avrebbe mandato a tutti gli evangelici il documentario “Faith”), ma mi riferisco ai fatti riportati (su quelli non riportati, ci metto una pietra sopra).

Dunque, comincia così:

Due anni fa, l’ambasciatore USA in Africa, Joseph Wilson, criticò l’amministrazione Bush per il falso dossier sulle armi di distruzione di massa“.
Wilson non era ambasciatore Usa in Africa e non criticò “il dossier sulle armi”, ma solo un’informazione sul Niger.

Luttazzi: “Memo: la guerra criminale in Irak venne giustificata a un certo punto anche da un falso dossier sulla compravendita di uranio tra Irak e Niger, ideato da un ex-agente del Sismi e fatto arrivare a Panorama ( Mondadori, Berlusconi ) nell’ottobre del 2002“.
Non è vero. Il falso dossier non c’entra niente con Wilson e il Plamegate. Come scrive correttamente Luttazzi, Panorama ricevette il dossier “nell’ottobre 2002″, ma Wilson andò in Niger a verificare i tentativi di compravendita nel febbraio 2002, ovvero otto mesi prima che il dossier fosse consegnato a Panorama e da Panorama all’ambasciata americana. Già, solo questo, ridicolizza il Luttazzi show. Quanto all’ideazione del dossier, sembra sia opera dei servizi francesi. Il Sisde ovviamente non c’entra.

Luttazzi: “Rossella… lo consegna lo stesso all’Ambasciata americana a Roma. E la macchina infernale si mette in moto“.
Appunto. E lo dimostra lo scombinato post di Luttazzi basato su una cronologia che non sta in piedi.

Luttazzi: “Dicembre 2002: Bush in America parla del Niger“.
Non era il dicembre 2002, piuttosto il gennaio 2003. Bush non parla del Niger, ma “di alcuni paesi africani”. Bush non si basa sul dossier falso, ma sui rapporti dei servizi britannici – e tra l’altro lo dice - a proposito di tre paesi africani da cui Saddam – parole esatte di Bush - “aveva cercati di comprare grandi quantità di uranio”. Quelle famose 16 parole, peraltro, erano corrette stando alle cose che si sapevano allora, ma anche in assoluto. Lo dimostrano tre cose: il rapporto indipendente della Commissione Butler inglese; il rapporto bipartisan del Senato sui fallimenti dell’intelligence e… lo stesso rapporto di Wilson al ritorno dal Niger. Wilson, anche se Luttazzi non lo sa, disse ai suoi capi missione della Cia che il capo del governo del Niger gli aveva confermato che Saddam aveva cercato di comprare l’uranio, ma che non lo comprò. Certo, e se lo avesse comprato, il premier nigerino lo diceva a Wilson… Comunque resta il fatto che la gita di Wilson in Niger conferma esattamente le parole pronunciate da Bush nel discorso dello Stato dell’Unione, anche se Bush le ha attribuite “ai servizi britannici”.

Luttazzi: “Luglio 2003: il LA Times rivela il retroscena. Sul NY Times, Wilson afferma che non c’è alcuna prova dello scambio di uranio Iraq-Niger e attacca Bush“.
Il primo a svelare la cosa è il New York Times, non il LAT, con un articolo di Nicholas Kristof, imbeccato da Wilson. Quanto a Bush, ripeto, non ha mai detto che ci sia stato scambio, ha detto che Saddam aveva tentato di comprare.

Luttazzi: “Marzo 2004: Powell dice che la CIA aveva messo in guardia Bush sul documento fasullo“.
Di nuovo: il documento fasullo non c’entra.

Luttazzi: “Luglio 2004: la Casa Bianca riconosce l’errore e lo imputa alla CIA“.
Non è vero. Imputa alla Cia di aver garantito che in Iraq c’erano le armi. Ricordate la slam dunk di Tenet?

Luttazzi: “A questo punto, una giornalista del NY Times, Judith Miller, rivela che la moglie di Wilson, Valerie Plame, è una spia della Cia“.
Come sanno anche i bambini, Judith Miller non ha mai scritto una riga sul caso. Se Luttazzi l’ha letto su Repubblica (prima che se ne occupasse egregiamente Alberto Flores d’Arcais) non fa comunque giurisprudenza.

A questo punto, come direbbe Luttazzi, mi fermo perché un po’ mi fa pena. (Le fonti le trovate nei post di Camillo e negli articoli degli ultimi mesi).

19 ottobre

Perdonali, non sanno di che cosa parlano/5

Sms ricevuto questa notte: “Arianna David sull’Isola dei famosi a proposito di Idris: io penso che quando uno fa il ramadam lo fa come Cristo comanda”

19 ottobre

Nel mondo ci sono meno guerre. Grazie a Reagan (e a George W?)

19 ottobre

I numeri delle primarie americane e altro

Lettera al Foglio

19 ottobre

Perdonali, non sanno di che cosa parlano/4

La Stampa. Titolo a pagina 11: “Niente tv, il tiranno fa ancora paura”. Invece il processo è trasmesso in differita di 20 minuti sulla televisione di Stato irachena e sul satelite in tutto il mondo arabo. In Italia si può vedere su Skytg24 e su Fox.

19 ottobre

Perdonali, non sanno di che cosa parlano/3

Il Manifesto, prima pagina. Editoriale sul processo a Saddam: “”Ma questo tribunale, voluto dagli Stati Uniti, va molto oltre l’anormalità giuridica di qualsiasi corte speciale. Il tribunale eserciterà la sua giurisdizione retroattivamente e o farà sulla base di figure di reato che non erano previste dalla legislazione irachena e che sono state introdotte proprio per consentire l’incriminazione e la condanna a morte dell’ex direttore”. Dunque, secondo i compagni del Manifesto, le “figure di reato” dell’omicidio dei sudditi e della strage etnica “non erano previste dalla legislazione irachena”. E non si rendono nemmeno conto che, fosse vero, queste poche righe sarebbero già la sentenza di condanna.

19 ottobre

Perdonali, non sanno di che cosa parlano/2

La Stampa, prima pagina: Non il titolo che è “Giacca elegante, l’obbligo dello sport Usa”, né l’articolo, ma l’incredibile occhiello “La svolta neo-con del basket Nba: vietati bermiuda, t-shirt e orecchini”. La svolta neocon del basket Usa?!?

19 ottobre

Plamegate

Primo editoriale del Washington Post di oggi:
“But so far, in the accounts given by reporters about their conversations with administration officials, no such crime has been described. What has been depicted is an administration effort to refute the allegations of a critic (some of which did in fact prove to be untrue) and to undermine his credibility, including by suggesting that nepotism rather than qualifications led to his selection. If such conversations are deemed a crime, journalism and the public will be the losers”.

19 ottobre

Rove come Clinton?

Non so se si è capita una cosa: Libby e Rove potrebbero essere accusati di spergiuro o di ostruzione alla giustizia. Cioè, in base alle indiscrezioni, il procuratore federale si sarebbe convinto non è stato commesso nessun reato su Valerie Plame, ma soltanto un perjury commesso esclusivamente a causa dell’inchiesta aperta su un reato che non c’è stato. In soldoni, se succederà questo, sarà stata l’inchiesta ad aver creato il reato. E’ lo stesso schema di Clinton nel sexgate.

19 ottobre

Momento Wittgenstein

Qualcuno, in cambio del lavoro gratuito qui svolto dal titolare, mi regala questo numero del New York Magazine con l’originale di Tom Wolfe sui radical chic e col fenomenale titolo di copertina “Free Bernstein”? Dài che lo trovate su eBay.

18 ottobre

Perdonali, non sanno di che cosa parlano

Oggi sul Corriere c’è un fenomenale articolo di Gianna Fregonara che racconta l’episodio grazie al quale Arturo Parisi “scoprì” le primarie americane. Seguite per bene: “Il successo di domenica non è stato improvvisato. Ha una storia lunga tredici anni e un protagonista assoluto: Arturo Parisi”. Bene.

Il politologo “nel luglio 1992 si presentò a New York per assistere alle Primarie dei democratici”. Eh? A luglio del 1992 le primarie democratiche erano già finite da mesi: dove diavolo andò il politologo? Continua il Corriere: “Parisi arrivò al Madison Square Garden per studiare il caso, ma nell’evento più blindato della politica americana, rimase senza badge e dunque fu gentilmente respinto all’ingresso”. A parte la scena da Totò in trasferta all’estero, c’è un problema: quelle non erano le Primarie, che peraltro non sono affatto blindate, ma era la Convention nazionale del partito che si tiene a primarie concluse da tempo e a giochi fatti. Eppure continua il Corriere: “Parisi insistette e avventurosamente si procurò un biglietto di ingresso: si intufolò tra le delegazioni, ascoltò i discorsi, raccolse materiale, calcolò i tempi e i voti”. Ma di che parlano? Da quando c’è un biglietto d’ingresso per le primarie. A che serve? E le delegazioni? Delegazioni di che? Era la Convention, appunto. Ancora: “E domenica sera ha potuto dire senza mentire che le primarie all’italiana quanto a partecipazione sono andate anche meglio di quelle americane”. Be’, se è per questo, quanto a partecipazione, anche le elezioni vere in Italia vanno meglio che in America. Ma la frase non ha alcun senso, soprattutto per un politologo che ha scoperto le primarie seppure solo tredici anni fa (e nel luogo sbagliato): c’è che in America le primarie non si tengono nello stesso giorno, ma nel corso di parecchie settimane o mesi. Negli Stati più grandi spesso si arriva a votare con i candidati già ritiratisi a causa delle sconfitte precedenti, quindi è abbastanza inutile votare (d’accordo, ammetto,è esattamente come nelle finte primarie dell’Ulivo). Straordinaria anche la notizia secondo cui, rosi dall’invidia, ora “tedeschi, francesi, spagnoli e, azzardano, persino i cinesi” arriveranno in Italia a studiare “il fenomeno primarie”. I cinesi, sì i cinesi di Cina, dove la dittatura del partito unico comunista sarà rimasta molto male a scoprire che nel mondo c’è qualcuno più abile di loro a organizzare elezioni ininfluenti e con un solo concorrente.

18 ottobre

Osservatorio Romano

Inteso Sergio, ex ambasciatore ed editorialista

18 ottobre

Dopo il referendum

18 ottobre

Le 40 più belle copertine di riviste degli ultimi 40 anni

Sono belle davvero

18 ottobre

Penn Kemble, persona perbene

E’ morto Penn Kemble, socialdemocratico americano. Si era molto divertito quando l’avevo definito “un neocon dal volto umano“ 

18 ottobre

Oltre la realtà


INTER-VENEZUELA; PRESIDENTE CHAVEZ DA’ CALCIO INIZIO – MORATTI, NESSUN SIGNIFICATO POLITICO MA SOLO SOCIALE (ANSA) – Ha dato il calcio di inizio dell’ amichevole tra Inter e Venezuela per poi salutare quasi uno a uno tutti i suoi compatrioti presenti allo stadio Meazza di Milano per seguire la partita. Il presidente venezuelano Hugo Chavez ha aperto la sua visita milanese, in ”uno splendido scenario” come il Meazza per vedere la sua Nazionale impegnata contro la squadra di Massimo Moratti. ”L’Inter – ha detto Chavez – e’ una squadra con una forte tradizione sociale ed e’ sempre stata in sintonia con tutti i popoli alla ricerca di un mondo migliore. E’ per questo che sono qui”. Massimo Moratti ha spiegato che la partita ”non ha alcun significato politico, ha solo un valore sociale. Siamo molto onorati dell’amicizia del presidente Chavez, un uomo che ha grande sensibilita’ nei confronti dei Paesi poveri del mondo, e questo ci rende molto amici”. (ANSA).

17 ottobre

“La democrazia trionfa”

L’Unità sulla manifestazione popolare del centrosinistra? No, il Times sul referendum iracheno. E poi: “Vittoria in Iraq“, editoriale del New York Sun; “Il popolo sovrano d’Iraq“, editoriale del New York Times; “Un’altra vittoria per gli iracheni“, editoriale Chicago Tribune; “La nuova politica dell’Iraq“, editoriale del Wall Street Journal;

17 ottobre

Wyclef Jean sta con Saddam?


Il leader dei Fugees allla manifestazione razzista di Washington

17 ottobre

“La vittoria della democrazia”

Titolo dell’editoriale dell’Unità di oggi. Parla dell’Iraq? No, del gran successo popolare di una manifestazione politica del centrosinistra. Un successo vero, di partecipazione, politico. Una manifestazione, però, dove non c’erano concorrenti e non si decideva un programma.

17 ottobre

Wall Stretto Journal

Da oggi il WSJ Europe è piccolo piccolo, come un free press qualsiasi

17 ottobre

Antonio Russo


Sito dedicato al giornalista e militante radicale ucciso 5 anni fa in Georgia. Da chi? Ancora non si sa.
(grazie a The Walking class)

17 ottobre

Valerie Flame

Così: Flame invece di Plame, risulta scritto nel bloc notes di Judith Miller, la cronista del New York Times finita in galera e ora liberata. L’affare si complica, ma oggi ci sono un bel po’ di notizie. La Miller ha scritto un lungo articolo sul suo giornale, finalmente, in cui racconta tutto o quasi: cioè che con Scooter Libby, il capo dello staff di Cheney, parlarono in tre occasioni di Wilson (una prima dell’articolo di Wilson sul Nyt, una subito dopo e una terza quando Novak ha svelato a tutti il nome di Plame). Miller ha ribadito che Libby, però, non le ha detto né il nome né lo status di agente segreto di Valerie Plame. Lei sostiene di non ricordarsi chi le disse il nome di Valerie Plame (peraltro ora si è scoperto che il nome di Valerie Plame, già incluso nel who’s who, si trovava in calce a un intervento contro Bush di Joe Wilson a proposito dell’uranio, postato su Internet da un think tank). Qui il racconto che ne fa il Washington Post. Il New York Times ha provato a fare una sua lunga e imabarazzata inchiesta sul caso e nota alcune cose del racconto di Miller che non tornano. In generale, il giornale ci fa una figura barbina. L’articolo più completo, però, è questo del Weekly Standard, con informazioni tratte dalle 48 pagine dedicate a Wilson e al Niger da una commissione bipartisan del Senato. Una cosa su tutte: un’ulteriore e clamorosa balla raccontata da Wilson (a Nicholas Kristof), ma diventata ormai mainstream, riguarda il dossier falso (probabilmente un pacco dei servizi francesi agli americani) passato a Panorama e poi da Panorama all’ambasciata americana di Roma. Wilson disse a Kristof (che scrisse sul NYT) che il rapporto di intelligence sull’avvenuta vendita dell’uranio a Saddam era chiaramente falso, con i nomi e le firme sbagliate eccetera. Solo che Wilson andò in Niger otto mesi prima della consegna del dossier italo-francese all’ambasciata americana. Wilson non l’ha mai visto quel rapporto (a meno che non glielo passò sua moglie, ma comunque otto mesi dopo il suo viaggio in Niger). Soprattutto non è vera la tesi secondo cui l’origine dell’informazione sulla compravendita dell’uranio tra il Niger e l’Iraq fosse quella chiaramente falsa arrivata a Panorama (che non la pubblicò). Wilson andò in Niger nel febbraio 2002, Panorama consegnò il dossier il 9 ottobre 2002.

16 ottobre

10 milioni alle urne

In Iraq. Non è importante, invece, il numero di quelli che sono andati all’inutile plebiscito italico per chiedere tra le altre cose di ritirare le truppe dall’Iraq in modo da non consentire agli iracheni di continuare a costruirsi società e istituzioni democratiche. Ricordatevi che con la linea politica di questi signori, dei centrosinistri, oggi Saddam sarebbe al potere sia a Baghdad sia in Kuwait.

16 ottobre

Oggi referendum, domani primarie

15 ottobre

Alla conquista della West Wing

Parte la corsa alla Casa Bianca 2008. Repubblicani favoriti, McCain in prima fila. (Articolo lungo)

15 ottobre

L’infedele

“Tu sei un bastardo” è il titolo del nuovissimo libro di Gad Lerner o dell’ultima paginata della Soncini sul porco bastardo?

12 ottobre

Atrocity Award

“The atrocity in New York was predictable and inevitable. It was an act of retaliation against constant and systematic manifestations of state terrorism on the part of the United States over many years, in all parts of the world”. Queste parole sull’11 settembre, tra mille altre citabili, sono state pronunciate a Torino nel 2003 da Harold Pinter, oggi vincitore del premio letterario denominato Nobel e riservato agli scrittori comunisti e antiamericani (Elfriede Jelinek 2004, Günter Grass 1999, José Saramago 1998, Dario Fo 1997).

12 ottobre

Style

Venerdì mattima esce il primo numero del mensile del Corriere. L’unica cosa che non è stata anticipata in queste settimane dal Corriere medesimo è una rubrica dal titolo “Modelli americani”. Comprate Style venerdì mattina.

12 ottobre

Diecimila, venticinquemila o 972?


I numeri, le bufale e la più grande debacle giornalistica degli ultimi decenni

12 ottobre

Sciiti

In questi giorni l’attenzione è sui sunniti iracheni che hanno deciso di partecipare al processo democratico in Irraq, salto di qualità rispetto al 30 gennaio. In realtà il punto centrale di questo ambaradan è quello del rapporto tra gli sciiti e la democrazia. Leggetevi questo saggio scritto da un prof iracheno, e pubblicato sul Foglio, sulla differenza teologica tra sciismo di Sadr, maggioritario in Iraq, e quello khomeinista, alla base della rivoluzione islamico-estremista in Iran. Scoprirete che la democrazia in Iraq ha un fondamento teologico e non è una cosa campata in aria.

12 ottobre

Luci a San Siro

Il Corriere e Repubblica hanno dedicato due lunghi articoli all’accordo politico tra sciiti e sunniti a Baghdad.
Il Corriere ha titolato: A Bagdad luci accese per festeggiare il patto”
La Repubblica ha scritto: “Bagdad appare spettrale, scura, cupa, nervosa”.

12 ottobre

Toh, c’è “il tramonto dei neocon”

Stavolta, in prima pagina, lo scrive Marcello Foa sul Giornale, quotidiano sempre sulla notizia: leggetelo, è fantastico. Al di là dell’assurdità di mettere Condi Rice in contrapposizione con i neocon o Bush, particolarmente azzeccato mi pare il momento di pubblicazione di questo centomillesimo necrologio dei neocon: cioè proprio pochi giorni dopo la più potente, e mai così esplicita, ripetizione della dottrina neocon fatta da Bush alla Ned. Un discorso in cui ha chiamato, per la prima volta, i terroristi “fascisti islamici” e poi li ha paragonati ai regimi comunisti e all’ideologia di Pol Pot. Proprio il tarmonto dei neocon e anche delle mezze stagioni. Almeno, quando questo articolo lo fa Rep, lo fa in un momento in cui Bush sembra più titubante, non quando rilancia. Ma al Giornale sono fatti così.
Notare, tra gli altri, questo passaggio di Foa: “Le parole ‘forza’ e ‘guerra’ sono sparite”. Già, e “We will not tire, or rest, until the war on terror is won” gli deve essere scappata di bocca. In totale la parola “guerra” è stata pronunciata 15 volte nell’ultimissimo discorso. Un discorso, giudicato oggi dal settimanale neoliberal The New Republic e da tutti gli editorialisti neocon come, finalmente, il rilancio della dottrina aggressiva di promozione della democrazia dopo un’estate di stanca. Titolo di New Republic (“Finalmente Bush definisce la guerra al terrorismo”). Infine Foa scrive che, per la prima volta, Bush e Condi hanno abbandonato i toni ultimativi e cominciato a parlare di “impegno generazionale”. Già, è davvero la prima volta che usano questa frase… perlomeno sulle pagine di esteri del Giornale.

12 ottobre

Sui vetri

“But if the tentative political trends that produced this week’s deal can be sustained and extended, those who have sacrificed so much to give Iraq the opportunity for freedom will have some reason to believe their efforts may not be in vain”. (Finale dell’imbarazzato editoriale del New York Times di oggi)

12 ottobre

Calcio balilla

12 ottobre

Non è uno scherzo

Il Nobel per la Letterattura è andato ad Harold Pinter. E, appunto, non è uno scherzo. Il laureato è uno che da anni scrive soltanto letterine al Guardian per dire che Bush e Blair sono criminali di guerra e peggio dei nazisti, mai una parola per Zarqawi però. Non crediate che sia legittima critica alla politica estera di questa amministrazione o puro odio anti Bush: è solo antiamericanismo idiota. Ecco cosa scrisse a proposito di Clinton (leggetele, sono uguali identiche a quelle contro Bush: gli dice pure che è poco intelligente) e della guerra ulivesca del Kosovo.

13 ottobre

Vedova in Chief

Sul Corriere di ieri Giovanna Grassi ha intervistato Geena Davis, protagonista della serie tv Commander in Chief e le ha fatto dire, tra virgolette, questa frase: “Nel film mio marito, il presidente degli Stati Uniti, viene colpito da un attacco cardiaco… Nessuno appare, intenzionato a sostenermi in sua sostituzione”. A parte l’uso bizzarro delle virgole, è ovvio che la Davis non abbia potuto pronunciare quella frase. Non tanto perché è americana, e quindi due nozioni di diritto costituzionale americano dovrebbe conoscerle, ma perché essendo la protagonista della serie sa bene che lei non interpreta la moglie del presidente, ma la vicepresidente. Ed è per questo, ovviamente, che nel telefilm prende il posto del presidente infartato. Che la Grassi creda che, in caso di morte o di dimissioni, sia la moglie a prendere il posto del presidente è mica male. Che nessuno al Corriere se ne sia accorto altrettanto. 

13 ottobre

La Costituzione irachena


Riepilogo: dopo aver detto che sarebbe stato impossibile esportare la democrazia, che gli iracheni non sarebbero riusciti a formare un governo e dotarsi di una costituzione provvisoria, che gli americani non avrebbero trasferito la sovranità agli iracheni, che i partiti politici erano fantocci degli americani, che non sarebbero riusciti a organizzare le elezioni, che alle elezioni non sarebbe andato a votare nessuno, che i politici locali non sarebbero stati capaci di scrivere una costituzione definitiva, che la costituzione avrebbe istituito una repubblica islamica e poi cancellato i diritti delle donne, che la costituzione avrebbe portato l’Iraq alla guerra civile, che i sunniti si sarebbero opposti… Be’, dopo tutte queste stronzate, ecco la Costituzione che con l’accordo di una parte dei sunniti e con la partecipazione al voto di quei sunniti contrari, sabato 15 l’Iraq voterà al referendum.

13 ottobre

Si riferisce a Paul Krugman?

A novembre esce “Are Men Necessary?”, il nuovo libro di Maureen Dowd.

13 ottobre

Solo in America

La cosa più interessante del pacchetto presentato da Jobs, che prenderò in blocco, è la possibilità di acquistare gli episodi delle serie tv americane (della Abc) il giorno dopo. Ma solo in America.

12 ottobre

Prima fila

In questo momento Steve Jobs sta presentando il nuovo iMac più sottile, più veloce e con telecamera integrata. Il telecomando FrontRow bianco, bello e sottile che gestisce tutte le attività multimediali del Mac. E l’iPod video. Tutto, in diretta, qui

12 ottobre

Keep the Internet Free

L’ex premier svedese Carl Bildt sull’Herald Tribune rilancia la campagna. Se ne è parlato oggi a Condor

12 ottobre

“La novità”

Oggi Rep. dà grande evidenza a una “terza via” per creare le staminali pluripotenti come le embrionali ma senza danneggiare l’embrione. La novità non è una novità, maè “vecchia” perlomeno di un anno e mezzo. E, soprattutto, esistono anche una quarta, una quinta e una sesta via (nate peraltro in ambienti conservatori bushiani). Io, che non ne so niente, ne scrissi agennaio. E, a maggio, ho riportato il dibattito etico americano intorno agli “artefatti”. E’ un po’ come la storia della conversione di Fassino e Bertinotti: erano fatti noti, poi a un certo punto sono diventati di nuovo notizia inedita. Boh.

12 ottobre

On proporzionale/2

Luca Sofri, con le consuete cautele e spaccature di capelli di cui è maestro, sostiene il principio di un sistema politico proporzionale invece del bipolarismo maggioritario e litigioso che abbiamo oggi, salvo poi definire “cialtrona e patetica” la riforma berlusconiana che, a leggerla bene, in realtà contiene esattamente i principi di buona legge proporzionale esposti da Luca. Io, al contrario, credo che la proporzionale sia uno dei mali, se non il male, della politica italiana anche e soprattutto, non appaia un paradosso, in questa epoca di finta seconda repubblica maggioritaria. Sul tema ha scritto parole definitive sabato o domenica scorsa Angelo Panebianco sul Corriere. Nello specifico, la penso esattamente all’opposto di Luca: mi piace il collegio uninominale, più che il maggioritario, e piuttosto avrei cancellato l’elezione del 25 per cento dei parlamentari al di fuori dei collegi e dentro le liste di partito. (A proposito: tutti quelli che ora si strappano le vesti per “il ritorno al passato” come mai nel 1999 non sono andati a votare al referendum? E, soprattutto, come mai in tutti questi anni ci hanno sempre rotto le scatole con le prerogative, le consuetudini e tutti gli altri vecchi arnesi della Repubblica proporzionale?). 
Eppure questa riforma berlusconiana, che se ci fosse un referendum abrogherei senza indugi, è meno orrenda di come la si descrive, tanto più che assegna una quota di governabilità alla coalizione che vince. L’unica obiezione seria, in realtà, l’ha avanzata Massimo D’Alema a Otto e mezzo: è vero che la coalizione che vince ottiene un premio di maggioranza che le consente di governare e che la tiene unita, esattamente come adesso, ma il legame di coalizione viene a mancare totalmente alla coalizione di partiti che perde. Immaginatevi la fila alla porta del centrosinistra dei vari uddicini e forzitaliani pentiti o anche di quelli non pentiti se solo ci fosse bisogno di vanificare le bizzarrie bertinottiane. Conclusione: se la politica estera di questo governo e, quantomeno a parole, i suoi programmi di liberalizzazione, sburocratizzazione e desindacalizzazione del paese, mi avevano fatto considerare l’ipotesi di votare per la prima volta la Casa della Libertà, questa scelta proporzionale mi ha tolto ogni tentazione. Va da sé che gli altri siano molto peggio.

12 ottobre

Allacciate le cinture, togliete la maglietta

La Southwest è la peggior compagnia aerea che abbia mai preso. Qualche giorno fa ha fatto scendere dall’aereo una donna perché indossava una maglietta insultante Bush, Cheney e Rice (“Meet the Fuckers”, parodia del film Meet the Fockers).

11 ottobre

Jealous Woman

Yoko Ono è tornata a prendere in giro Paul McCartney. Ieri ha raccontato questa storia: ‘I’ll tell you a story about John,’ she told the audience. ‘He often used to wake up in the middle of the night and ask me, “Why do people cover Paul’s songs so much, but never mine?”. ‘I used to tell him, “It’s because you are a talented songwriter. You don’t just rhyme June with spoon. And you are a very good singer – lots of people would be too afraid to cover one of your songs. ‘Then I would make him a cup of tea, and he would be okay. I just miss that sort of moment that we had.’

11 ottobre

Licenziato Daniel Drezner

Al prof dell’Università di Chicago non è stata rinnovata la cattedra dal dipartimento di scienze politiche, forse a causa del blog. Un blog cominciato alcuni anni fa con questa frase: “I shouldn’t be doing this. I’ll be going up for tenure soon” (tenure è la cattedra)

11 ottobre

iWood nano

(via 24574)

11 ottobre

La cosa più geniale vista negli ultimi tempi

11 ottobre

Giù le mani da Internet

Su pressione di Cina e Iran, l’Onu vuole regolamentare la Rete. No, grazie

11 ottobre

Metà dei senatori repubblicani ha dubbi su Harriet Miers

10 ottobre

L’unico opinionista conservatore favorevole alla Miers, al momento pare Ken Starr (il procuratore anti Clinton nel sexgate)

10 ottobre

Widgets

10 ottobre

Manca solo Pippo Baudo

10 ottobre

In her shoes

Il film sulla mania scarpistica delle ragazze (con Cameron Diaz, Shirley MacLaine e Toni Collette) che fa passare Sex and the City per una serie scalza.

9 ottobre

Il Sunday Times loda “l’highly respected” Zuccopycat

Con questa frase: “La Repubblica’s highly respected Vittorio Zucconi”. Però, a proposito di una partita di calcio.
(grazie ad Annalisa)

9 ottobre

Il Credo degli uomini liberi

Non si può arrivare alla prosperità
scoraggiando l’impresa.
Non si può rafforzare il debole
indebolendo il più forte.
Non si può aiutare chi è piccolo
abbattendo chi è grande.
Non si può aiutare il povero
distruggendo il ricco.
Non si possono aumentare le paghe
rovinando i datori di lavoro.
Non si può progredire serenamente
spendendo più del guadagno.
Non si può promuovere la fratellanza umana
predicando l’odio di classe.
Non si può instaurare la sicurezza sociale
adoperando denaro imprestato.
Non si può formare carattere e coraggio
togliendo iniziativa e sicurezza.
Non si può aiutare continuamente
la gente facendo in sua vece quello che potrebbe
e dovrebbe fare da sola.
Abraham Lincoln

(Da una pagina a pagamento dei Radicali sul Foglio – Grazie a v.v.)

9 ottobre

Un manifesto liberale

David Brooks, oggi sul NYT (a pagamento), scrive un eccezionale manifesto dell’America che gli piacerebbe e chiama, democratici e repubblicani, all’insurrezione contro la piccineria di una politica in mano ai DeLay e ai Dean. A time for an insurgency anche in Italia? Perché i radicali (nonostante gli zapaterismi e gli intinismi) o i dellavedoviani (nonostante quell’orrendo simbolo) non provano a fare una cosa simile?

9 ottobre

Al posto di Baudo

Regalo un’ideona alll’Unione: in Sicilia candidate Franco Battiato da Riposto. Oggi sul Corriere (che non commenta e non obietta) dice di sapere che alcune delle bombe con cui i terroristi fanno strage di iracheni sono messe dagli americani. 

9 ottobre

The world is flat

Gli undici paesi che hanno una flat tax e, di conseguenza, un’incredibile crescita economica

9 ottobre

Lo Zuccopycat del Corriere

Oggi scrive che “la base neocon” (qualunque essa sia) non vuole Harriet Miers alla Corte Suprema perché “non abbastanza antiabortista e troppo morbida sui diritti civili”. Oltre a essere un’idiozia in sé (la base neocon, qualunque essa sia, secondo lo Zuccopycat del Corriere sarebbe contro i diritti civili?!?), questa frase come è noto non è vera. Il punto, nello specifico, è la competenza della Miers e, in generale, l’interpretazione della Costituzione in senso originario e federalista. Temi troppo difficili per i lettori del Corriere?

9 ottobre

Il mistero Ron Silver

Bush nomina l’attore Ron Silver nel Consiglio dell’United States Institute of Peace.

8  ottobre

Contro i blog

Mary Mapes, la producer che passò a Dan Rather il documento falso su Bush che poi costò la carriera a entrambi, ha scritto un libro contro i fighetti in pigiama che l’hanno beccata e contro i maistream media che si sono accodati ai blog. Esce a novembre.

8 ottobre

Un premio sbagliato

Durissimo editoriale del Times di Londra contro un premio dato a un’organizzazione fallimentare: “The IAEA has been the watchdog without bark or bite. It did not anticipate the growing nuclear ambitions of North Korea, Libya, Iran and the Pakistan rogue nuclear scientist, A. Q. Khan, until they had grown. And then it did nothing to stop them. It guessed that Saddam Hussein had no nuclear weapons just before the allied invasion of Iraq in 2003, but it missed his nuclear programme before the 1991 Gulf War”.

8 ottobre

Su ElBaradei/4

Gianni Riotta a parte, sui giornali di oggi c’è una gran confusione  a proposito del premio Nobel a ElBaradei e all’Agenzia Atomica dell’Onu. L’interpretazione ricorrente è: il premio dato a ElBaradei è un “calcio in faccia a Bush”. Certo, può essere (anche se i premianti di Oslo smentiscono), ma la cosa raccapricciante è che gli editorialisti italiani non si pongono il problema che il calcio in faccia possa essere stato sferrato nei confronti dell’Iran o della Nord Corea, paesi con cui ElBaradei si scontra ogni giorno e che hanno o che si stanno dotando dell’atomica. No, non gliene frega niente ai commentatori democratici italioti. Piuttosto gli scatta subito il riflesso antiamericano, il ditino puntato contro la Casa Bianca. Che pena.
(Su quel Cesare Martinetti che sulla prima pagina della Stampa conclude il commento con un “l’antiamericano è George W. Bush” preferisco non infierire).

8 ottobre

Su ElBaradei/3

L’altra grande confusione è questa: i giornali lasciano intendere, e in alcuni casi scrivono esplicitamente, che ElBaradei ha preso il posto di Hans Blix e che entrambi dissero al mondo intero che Saddam non aveva più le armi di distruzione. Non è vero. 
Punto primo: Blix era a capo della missione Unmovic, quella che doveva verificare che Saddam avesse adempiuto agli obblighi imposti dalle risoluzioni Onu, mentre a capo dell’Aiea ElBaradei si occupava, e si occupa, della non proliferazione nucleare in generale, non delle armi di distruzione di massa che Saddam aveva e ha usato, ovvero quelle biochimiche.
Punto secondo: né l’uno né l’altro hanno escluso che Saddam avesse le armi, come scrivono i giornali italiani oggi (Rep. in testa). Basta leggere i giornali americani di oggi, faziosi ma non falsificatori, per ricordarsi che i due funzionari Onu chiedevano più tempo per le ispezioni (in ballo dal 1991). Tempo che Usa e Gb si sono rifiutati di concedere, anche perché – come ammettevano gli stessi Blix e ElBaradei – gli iracheni non collaboravano (parole non mie su Camillo, ma di ElBaradei su Repubblica). 

8 ottobre

Su ElBaradei/2

Hans Blix non ha trovato le armi di distruzione di massa, anche perché non rientrava nel suo compito trovarle: il suo compito era quello di verificare che le dichiarazioni irachene sull’avvenuto disarmo fossero vere. L’Onu imponeva a Saddam l’onere della prova. E nei rapporti ufficiali, compreso l’ultimo, Blix disse che no, le dichiarazioni di Saddam non erano credibili: “Another matter, and one of great significance, is that many proscribed weapons and items are not accounted for. To take an example, a document which Iraq provided suggested to us that some 1,000 tons of chemical agent were unaccounted for. I must not jump to the conclusion that they exist; however, that possibility is also not excluded. If they exist, they should be presented for destruction. If they do not exist, credible evidence to that effect should be presented“.

8 ottobre

Su ElBaradei/1

L’Aiea, in realtà, ha fallito sull’Iraq. Nel 1991 disse che l’Iraq non aveva intenzioni nuclearie invece si scoprì che le aveva eccome. Già nell’1981 furono gli israeliani a distruggere la centrale irachena di Osirak. A questo giro ElBaradei e l’Aiea hanno ripetuto la stessa cosa, ma il rapporto di David Kay (quello che ha concluso che le armi non c’erano) ha scoperto che i programmi nucleari, certo solo i programmi, erano ancora vivi e vegeti nelle intenzioni di Saddam, contrariamente a quando disponevano le 16 risoluzioni Onu: “With regard to Iraq’s nuclear program, the testimony we have obtained from Iraqi scientists and senior government officials should clear up any doubts about whether Saddam still wanted to obtain nuclear weapons. They have told ISG that Saddam Husayn remained firmly committed to acquiring nuclear weapons. These officials assert that Saddam would have resumed nuclear weapons development at some future point”.

8 ottobre

I grandi successi di ElBaradei a capo dell’Aiea

Sei mesi dopo aver preso il posto di capo dell’Aiea, nel maggio del 1998, India e Pakistan hanno condotto test nucleari, undici in tutto e da allora sono potenze nucleari. Quest’anno la Nord Corea è diventata potenza nucleare e, ad agosto, il nuovo presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha annunciato non a Canicattì ma all’Assemblea Generale della Nazioni Unite che il suo paese ha “un diirtto inalienabile” a farsi la bomba. El Baradei non è riuscito né a scoprire né a fermare le attività del network pakistano di A.Q. Khan, oggi dismesse grazie alle pressioni di Washington. Infine tutti sanno che la Libia ha smantellato i suoi programmi nucleari, nelle mani di ElBaradei, dopo un accordo con Blair e Bush.

8 ottobre

Ancora sul discorso di Bush

Per la prima volta in quattro anni, Bush ha definito i terroristi “fascisti islamici”. Il primo, e per lungo tempo l’unico, a usare questa definizione è stato Christopher Hitchens (seguito da un tizio che scrive su un piccolo quotidiano d’opinione italiano).

8 ottobre

Ritirare le truppe da Timor Est

Hitchens lunedì ha fatto notare che sia l’attentato di Bali (l’ultimo) sia la strage contro l’Onu a Baghdad del 2003 dove morì Sergio Vieira de Mello sono state giustificate dai fascisti islamici con la decisione del mondo occidentale di aver inviato le truppe a Timor Est. Un intervento armato che probabilmente fu condiviso anche da Sabina Guzzanti.

8 ottobre

Lo Zuccopycat del Corriere

Oggi chiama Ann Coulter, “Ann Boulter”.

8 ottobre

Bravo Zucconi o pirla Camillo?

Mi ha fregato, mi ha fregato, mi ha fregato. E’ davvero bravo, Zucconi. Dunque: sono a casa febbricitante e per un giorno non guardo tv americane, Internet eccetera. Leggo Zucconi il giorno dopo. Un bell’editoriale sullo stato del bushismo: critico e di parte, ma corretto e con le notizie giuste. Lo scrivo su Camillo e gli dico: bravo.
Poi, però, mi passa la febbre, guardo la tv, leggo anche i giornali americani e ascolto il discorso di Bush. Quindi scopro che Zucconi mi ha fregato. Il suo editoriale, in teoria a commento del discorso di Bush, non racconta nulla del discorso medesimo (che contiene, peraltro, alcune novità), ma estrapola una frase sui dieci attentati sventati (quasi una parentesi) e fa credere che Bush in crisi abbia puntato tutto sulla paura eccetera. E, invece, non è vero. Al solito.

7 ottobre

Da islamo-fascisti a islamo-comunisti

Uno dei discorsi più belli di Bush da molto tempo a questa parte, pronunciato al Ned, il National Endowment of Democracy che secondo Gianni Minà è della Cia.

7 ottobre

Il mago

Pare che Helenio Herrera dopasse con anfetamine i giocatori della Grande Inter (sì, un tempo, ce ne fu una), mentre le partite e gli arbitri erano comprati. Una denuncia clamorosa, con tanto di processo, del fratello di Sandro Mazzola – giocatore dell’Inter.

7 ottobre

Bravo Zucconi

Posso dirlo: l’editoriale di oggi contro Bush era perfetto, con notizie, fatti e cose realmente accadute (Ok, sul Foglio quelle notizie sono uscite tre giorni fa, ma non importa). Visto, cari republicones, che si può criticare Bush senza ricorrere ad argomenti a capoccia?

7 ottobre

Canale 890

Stasera, ore 21, c’è la trasmissione di Luca Sofri su Nessuno tv, canale di comunisti buoni. Speriamo che stasera non ci siano ospiti incappucciati.

6 ottobre

Il Tg3 su Contro l’Onu

6 ottobre

Lo Schwarzenegger di Militello val di Catania

La sinistra, dico la sinistra, vuole candidare Pippo Baudo a presidente della Sicilia

6 ottobre

I riformatori liberali

Al momento sono solo quattro. Sono i radicali dentro il Polo.  Auguri.

6 ottobre

Una boiata pazzesca

Slate distrugge il film di Clooney e ridimensiona il ruolo di Edward Murrow nella caduta del maccartismo (Su questo punto valga quanto ho trovato in un vecchio articolo: <The claim calls to mind Mark Twain’s remark about his military service in the civil war: “I left the Confederate army in 1865. The South fell”> Slate, soprattutto, ricorda che il senatore McCarthy, per quanto spregevole, aveva ragione. Furio Colombo e i critici cinematografici italici hanno mai sentito parlare dei Venona papers?

6 ottobre

E se fosse semplicemente Bush? /2

Dopo averlo paragonato a Wilson, Roosevelt, Kennedy, Johnson, Reagan e non ricordo di chi altro la stampa trova un altro paragone per Bush. Oggi The New Republic (settimanale neoliberal) sostiene che nel bene e nel male Goerge W. ricorda Harry Truman

5 ottobre

L’autunno dei discontenti

La Right Nation è sull’orlo di una crisi di nervi.

5 ottobre

Arabi liberali

Nasce un nuovo e promettente blog di informazioni e notizie sugli arabi liberali.

5 ottobre

Primi scazzi dentro Tocqueville (e io non me ne ero accorto)

Andrea Mancia, in un fenomenale articolo, prova a mettere le cose a posto:

5 ottobre

Harriet Miers, la giudice suprema di Bush che non piace ai conservatori e sarà votata dai democratici

4 ottobre

L’Inter è prima

Ogni volta che l’Inter perde uno scudetto (cioè ogni anno) o una sfida decisiva (una domenica sì e una no) arriva la fantomatica la Iffhs, federazione internazionale sa il cavolo, che decreta che la formidabile squadra nerazzurra in realtà è prima in classifica nel mondo. Per la cronaca: la Juve è 15esima (la stessa Juve che nel frattempo ha vinto due scudetti). Che meraviglia.

3 ottobre

Sono il primo a dire “che noia”

Ma anche oggi il Corriere con il suo Zuccopycat e con il box compilato dalla redazione ha fatto danno a proposito di notizie dall’America. Cioè ha fatto il clamoroso errore che Repubblica fece due mesi e mezzo fa. Ha raccontato la storia di Judith Miller scrivendo che la Miller e Cooper (che il Corriere chiama Andrew, invece di Matthew) hanno svelato che la moglie di Wilson (che Caretto chiama Charles, invece di Joseph) era una agente della Cia (che entrambi, va riconosciuto, correttamente chiamano Cia). Non è vero. La Miller, ed è noto a chiunque abbia letto anche di sfuggita qualcosa sulla vicenda, non ha mai scritto una riga sul caso Wilson-Plame-Cia. E Cooper ha scritto della moglie di Wilson, soltanto dopo lo scoop fatto da Bob Novak. Né Caretto né la redazione del Corriere hanno mai citato Novak. Di nuovo: perché il Corriere continua a pubblicare queste cose?

3 ottobre

Culture Catch

Il fantastico sito di recensioni musicali, letterarie, teatrali, di vid e podcasting del mio amico Dusty Wright. Uno che un tempo si chiamava Mark Petracca e dirigeva Creem. (sì, è lo stesso di cui scrivo ogni cinque minuti a Luca Sofri)

3 ottobre

Però l’Inter ha vinto i dibattiti: 3 a 0

Camillo fa tendenza

3 ottobre

Il sociologo Luca Sofri cerca soldi

Camillo fa tendenza.

3 ottobre

Neo Blog

Anche il Weekly Standard ora ha un blog

3 ottobre

Polemica più idiota del mese

Questa secondo cui la trasmissione di Floris sarebbe poco “compagna”. Idiota in sé e idiota perché più compagna di così, in natura, mi pare di difficile ralizzazione.

3 ottobre

Una squadra (diciamo così)

Di fighette, macellai, bambini viziati, favoriti dagli arbitri.

2 ottobre

Infine, ce l’hanno fatta

Il New York Times ammette definitivamente che Paul Krugman ha scritto una cosa falsa sui riconteggi del 2000 in Florida

2 ottobre

Meglio occupati che disoccupati

“I think we were better off before the Israelis left,” said Mohammed, my neighbor. “At least we were termed ‘occupied,’ but now we are not; we have been left alone in this barren land.”
Preoccupazioni palestinesi per la vita senza l’occupazione israeliana. Sul Washington Post.

2 ottobre

Judith Miller esce dal carcere

1 ottobre

Particelle di Houellebecq

L’articolo del giorno è quello di Mariarosa Mancuso nell’inserto I del Foglio.

1 ottobre

Cronaca del mondo con Saddam ancora al potere

Lo storico Victor Davis Hanson al meglio.

1 ottobre

La più completa e onesta analisi sullo stato dell’Iraq

Michael Rubin, sulla Middle East Review of International Affairs

1 ottobre

Niliang

Sì, è vero, il nuovo disco è molto, molto, molto bello. Qui cosa scrissi a proposito del precedente.

1 ottobre

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