Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Profilo in ombra di una presidenza all’attacco non solo sul terrorismo

Milano. Questa sera alle 9 in punto di Washington, le 3 del mattino di mercoledì in Italia, George W. Bush presenterà al Congresso il suo settimo e penultimo Stato dell’Unione, il discorso con cui tradizionalmente i presidenti degli Stati Uniti fanno il punto sull’anno appena trascorso e svelano gli obiettivi politici dei prossimi dodici mesi. Questo Stato dell’Unione di Bush arriva tredici giorni dopo l’annuncio della nuova strategia per l’Iraq e due settimane prima di un altro momento importante della sua presidenza, quello della già preannunciata presentazione, il 5 febbraio, del piano di riduzione della spesa pubblica e del pareggio di bilancio nel 2012. L’Iraq e i conti federali restano ovviamente al centro delle preoccupazioni di Bush, ma il discorso di questa notte sarà centrato principalmente su una serie di misure di politica interna che potrebbe trovare consensi nel nuovo Congresso a maggioranza democratica. Bush proporrà un’agevolazione fiscale per i privati che comprano l’assicurazione sanitaria, facendola pesare su chi la riceve gratuitamente dalle aziende. Inoltre proporrà una nuova politica energetica, puntando sui carburanti alternativi e su un piano di riduzione dei consumi eccessivi delle automobili. E’ probabile che presenti anche un progetto sul surriscaldamento globale, tema su cui il Congresso ha deciso di intervenire entro sei mesi. Bush riproverà con la sua idea di legalizzazione temporanea dei lavoratori clandestini già presenti negli Stati Uniti e, questa volta, con la maggioranza democratica, potrebbe avere successo. Più difficile che il nuovo Congresso faccia diventare permanenti i suoi tagli fiscali, cioè l’epicentro della sua politica economica. Il bilancio di politica interna della presidenza Bush è consistente, anche se oscurato dalla sua rumorosa politica estera, dalle due guerre con cui ha destituito altrettanti regimi e dalle iniziative volte a difendere la sicurezza nazionale. La sua agenda domestica però è stata altrettanto significativa, una “dottrina Bush” anche sul fronte interno fondata su meno tasse e più intervento pubblico. (segue dalla prima) Il conservatorismo solidale di Bush è una miscela di liberismo e di dirigismo nei settori dell’istruzione, della sanità, della difesa nazionale. La Casa Bianca ha utilizzato gli strumenti cari ai liberal, ovvero il governo federale, per promuovere obiettivi conservatori. Seguendo questa filosofia di governo, Bush ha ampliato l’intervento dello stato più di qualsiasi altro presidente americano. I repubblicani avrebbero voluto abolire il dipartimento dell’Istruzione, Bush insieme con Ted Kennedy ha promosso il No Child Left Behind Act, un programma federale per recuperare gli studenti rimasti indietro nella preparazione, e ha aumentato del 78 per cento la spesa sull’istruzione. Bush ha riformato il Medicare, investendo 500 miliardi di dollari in dieci anni per fornire medicine gratuite a 32 milioni di anziani. La Casa Bianca ha rivoluzionato la struttura e gli usi del governo di Washington governando col deficit, istituendo il dipartimento della Sicurezza nazionale e anche un nuovo organo di coordinamento dei servizi segreti. Inoltre Bush ha nominato due giudici costituzionali e utilizzato più di ogni altro presidente lo strumento degli ordini esecutivi, cioè i decreti presidenziali con forza di legge. La Casa Bianca ha chiesto e ottenuto dal Congresso l’aumento della spesa per lo sviluppo di energie alternative, mentre sul fronte etico ha vietato l’aborto tardivo nelle ultime settimane di gravidanza e vietato i fondi federali per la ricerca sugli embrioni. Una serie di riforme sono fallite, a cominciare dal complessivo piano di legalizzazione temporanea dei clandestini, fino all’ambizioso progetto di “ownership society”, con cui avrebbe voluto far diventare gli americani proprietari della loro pensione e gestori del conto con cui pagare le spese sanitarie. Il suo più grande successo di politica interna resta il taglio delle tasse e l’abbattimento della disoccupazione, ora al minimo storico del 4,5 per cento. Dal 2003 a oggi l’economia americana è cresciuta più di ogni altro paese del G-7, ora è oltre il 3 per cento annuo, ha creato sette milioni e duecentomila nuovi posti di lavoro e aumentato quasi del 10 per cento il valore reale dei salari.

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