Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Il favoloso Mondo Monda

New York. “Non avete mai sentito parlare di lui, eppure è l’intellettuale più introdotto di New York ”. La definizione sembra di Woody Allen, ma è della Book Review del New York Times, l’inserto dei libri del primo quotidiano americano. Il numero in uscita domani, a firma di Rachel Donadio, celebra il “Monda’s World”, ovvero il fantasmagorico mondo culturale newyorchese che ruota intorno alle iniziative di Antonio Monda, professore di regia e cinema italiano alla New York University, saggista, giornalista di Repubblica e mille altre cose, tra cui regista di un film premiato a Venezia, prossimo romanziere, consulente di varie istituzioni culturali americane e italiane, curatore di rassegne cinematografiche e letterarie, attore accanto a Bill Murray e, infine, personaggio di culto su You Tube per l’interpretazione, contenuta nel Dvd del film “Life Aquatic” di Wes Anderson, di un finto conduttore televisivo di un fantasioso programma della tv italiana in stile anni Settanta, chiamato non a caso “Mondo Monda”. Un lungo ritratto ad hoc, intitolato appunto “Mondo Monda”, su una delle più austere istituzioni culturali degli Stati Uniti come la Book Review del New York Times, non è una cosa che capiti di frequente a un italiano. Tanto più, racconta il Times, che Antonio Monda – 46 anni, cattolico e anticonformista – è arrivato a New York tredici anni fa con moglie, due gemelle e senza alcun tappeto rosso, dopo aver lasciato repentinamente l’Italia a causa della disavventura giudiziaria che è costata la vita politica, e poi quella fisica, a suo zio, l’ex ministro Dc Riccardo Misasi, accusato di mafia e corruzione, poi assolto pienamente in giudizio. La caduta dello zio, ha detto Monda al Times, è stato “il dolore più grande della mia vita, dopo la morte di mio padre”. Il suo primo lavoro a New York è stato quello di super intendent, cioè di portiere-custode di un palazzo dell’Upper East Side. “Ero il peggior custode di tutti i tempi”, ha detto Monda al Times, infatti si serviva dell’aiuto (retribuito) del custode del palazzo accanto per risolvere i problemi dei suoi ignari inquilini. Tredici anni dopo, scrive il New York Times, Monda è diventato “un’istituzione culturale italiana”, come possono testimoniare attori, scrittori e intellettuali connazionali che passano da New York e finiscono per incontrare a casa Monda i loro miti americani: da Philip Roth a Jonathan Franzen, dai fratelli Coen a Matt Dillon, da John Turturro a Marisa Tomei, da Derek Walcott a Michael Cunningham e, quando c’erano ancora, anche Arthur Miller e Susan Sontag. Il New York Times ha seguito Monda fino a Capri, dove si è appena conclusa la seconda edizione delle sue “Conversazioni” (definite “un po’ Club Med, un po’ Charlie Rose”, dal nome del più serioso dei conduttori televisivi americani) con i grandi scrittori di lingua inglese (quest’anno, tra gli altri, Martin Amis, Ian McEwan, Chuck Palahniuk), chiedendosi come mai alcuni grandi personaggi della letteratura e del cinema, noti per non voler mai partecipare a eventi pubblici, rispondano “presente” ogni volta che Antonio Monda li chiama, sia a New York sia in Italia. “Il festival di Capri – scrive l’inserto dei libri del Times – è la versione estiva e glamourous della conversazione costante che Monda tiene nel suo appartamento dell’Upper West Side, dove i personaggi più importanti della letteratura e del cinema si mescolano con gli amici meno famosi di Monda e con vari italiani”. Lo scrittore Nathan Englander (per il quale di recente Monda ha organizzato un party per l’uscita del nuovo libro, ma solo a condizione che portasse la mamma, in modo da farla incontrare con sua madre appena arrivata da Roma) racconta al New York Times che “gente che solitamente dice no a tutto, riorganizza i propri impegni per non mancare da Monda”, anche per essere coccolati dalle virtù culinarie di sua moglie Jacquie Greaves. “Mi considero un comunicatore”, ha detto Monda al New York Times che lo descrive come un uomo dallo charme un po’ retrò, perfetto per una parte nella “Dolce Vita” felliniana. Il Times annuncia che a novembre uscirà l’edizione americana del suo libro “Tu credi?”, una raccolta di colloqui su Dio che Monda ha tenuto con i grandi della cultura angloamericana. Il genio di Monda, scrive la Book Review, è quello di intervistare questi intellettuali per Repubblica e per i suoi libri, riuscendo sinceramente a diventare loro amico, sicché poi questi cominciano a frequentare casa sua, i suoi corsi universitari e le mille iniziative che organizza di qua e di là dell’Atlantico fino a diventare parte integrante del suo meraviglioso Mondo Monda.

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