Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Provaci ancora Dan

Sempre più arrampicato sugli specchi, Daniele Luttazzi ne escogita altre due per Dagospia, dopo le improbabili quattro dei giorni scorsi. La nuova versione è questa: 1) il suo non era un monologo, ma una battuta, mentre quello di Hicks era un monologo e non una battuta. Fa ridere, in effetti. Anche perché fino all’altro ieri era lui stesso a dire che il suo era un "monologo" a cui aveva lavorato "un anno e mezzo", ma dall’ex consigliere comunale della Dc che non capì una mazza del Ciagate, nemmeno una, ci si può aspettare questo e altro; 2) Hicks, dice ora Luttazzi, "imitava per cinque minuti il giornalista reazionario guerrafondaio Rush Limbaugh, una cosa del tutto diversa" rispetto al suo monologo o alla sua battuta, whatever. Grazie a YouTube, ascoltate voi se è una cosa del tutto diversa. E, soprattutto, se è vero che Hicks si limitava a imitare Rush Limbaugh. Naturalmente, non è vero.
Infine il capolavoro, in maiuscolo e in neretto, "NON C’E’ UNA BATTUTA AMERICANA IDENTICA ALLA MIA", scrive Luttazzi. La prova? Quell’americano che gli ha ispirato un’altra battuta, scrive Luttazzi, s’era inventato una definizione di "santorum", mentre lui, "non è poco", l’ha artisticamente cambiata in "giulianone". Più che Rabelais, mi pare Arsenio Lupin.
A proposito di "NON C’E’ UNA BATTUTA AMERICANA IDENTICA ALLA MIA", ancora una volta nessuna parola luttazziana su "come si fa a capire quando una mosca scoreggia? Improvvisamente vola dritta” sua, rispetto all’originale “You know how you can tell when a moth farts? When he suddenly flies in a straight line” di George Carlin.

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