Camillo - Il blog di Christian Rocca

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“Embryo”, un manifesto laico per la vita

Ci sono due studiosi americani, un giurista e un filosofo, che hanno voluto capire qual è il punto fondamentale della nostra esistenza e ci hanno scritto un libro che è un efficace e laicissimo manifesto in difesa della vita. La tesi è presentata nel modo più semplice possibile: l’embrione, esattamente come il feto, il neonato, il bambino e l’adolescente, ha bisogno di un ambiente accogliente per diventare un essere umano adulto. La nuova vita fecondata ha sempre un singolo, unificato e auto-integrato sistema biologico e, soprattutto, una traiettora di sviluppo. La scienza ha confermato che gli embrioni umani, quasi subito, sono esseri umani con la medesima identità dell’essere umano più grande e anziano che col tempo e crescendo riusciranno a diventare.
Il libro, appena uscito in America, si intitola “Embryo – A defense of human life” (Doubleday, 242 pagine, 23 dollari e 95). I due autori sono Robert P. George e Christopher Tollefsen, due studiosi di diritto e di pensiero che hanno provato a spiegare da un punto di vista razionale perché la vita debba essere difesa fin dall’inizio e non soltanto da un certo momento in poi.
I due cominciano con un esempio, raccontando la straordinaria storia di Noah Benton, la cui vita è stata gravemente in pericolo ai tempi dell’alluvione di New Orleans: “Noah era in trappola nell’ospedale allagato di New Orleans, ma ha potuto contare sul tempestivo intervento di sette poliziotti dell’Illinois e di tre funzionari statali della Louisiana che hanno usato un paio di chiatte per soccorrerlo e metterlo in salvo”. Storie eroiche come questa, scrivono i due autori di “Embryo”, ce ne sono state a centinaia, ma la cosa che rende unica questa vicenda è che Noah è stato il più giovane residente di New Orleans a essere stato salvato da Katrina. Noah, al tempo, era ancora un embrione. Dal ventre della madre è emerso con parto cesareo sedici mesi dopo l’uragano. Se quei poliziotti e quei funzionari non avessero messo in salvo l’embrione di Noah e tutti gli altri, scrivono George e Tollefsen, il conteggio dei morti sarebbe stato più alto.
La battaglia per la vita, a torto o a ragione, è molto spesso combattuta sul terreno religioso e morale. “Embryo”, malgrado i due autori siano cattolici, tenta di non far entrare nel dibattito gli argomenti religiosi e di restare sul terreno scientifico e filosofico. George e Tollefsen fanno una distinzione chiara tra scienza, tecnologia ed etica. La scienza spiega che cosa sono gli embrioni e quando cominciano a essere tali. Ci dice, insomma, che gli embrioni sono esseri umani già nella primissima fase del loro sviluppo. La tecnologia rappresenta la capacità dei ricercatori di fare alcune cose con gli embrioni, crearli in laboratorio, clonarli, conservarli eccetera: “La tecnologia, così come la scienza, non è capace di fornire una guida morale su come dovremmo trattare questi embrioni”.
La tesi dei favorevoli alla ricerca scientifica, invece, è che soltanto la scienza ha il diritto di dire la sua su ciò che la stessa scienza sa fare, mentre l’etica, la religione e la politica non devono metterci becco. I due autori di “Embryo” sostengono che questa posizione è vera, ma anche falsa. E’ vero che la filosofia morale non sa dire che cosa sia l’embrione, così come è vero che non è in grado di spiegare che cosa si possa fare con l’embrione. La filosofia morale, infatti, si occupa di ciò che si “dovrebbe” fare o non fare con un embrione, perché “è falso dire che se una cosa si può fare, allora deve essere fatta o è bene farla.”
“Embryo” ricorda che, secondo la scienza, la vita umana comincia quando il gamete maschile e femminile, ciascuno dei quali contiene 23 cromosomi, si uniscono per creare lo zigote che si autoimpianta nell’utero e che, dopo il tempo necessario, diventa un uomo o una donna. La conseguenza filosofica e morale di questo ragionamento scientifico – non solo per gli embrioni, ma a maggior ragione per i feti – è che se sono esseri umani non dovrebbero essere uccisi.

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