Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Bushman

L’Hollywood liberal e di sinistra, scottata dai clamorosi flop delle produzioni engagé sull’Iraq, si sta prendendo la rivincita di pubblico e di critica con uno straordinario film che fa soldi, diverte e ricorda agli americani e al resto del mondo che George W. Bush in realtà ha ragione a combattere, anche per conto di chi oggi lo contesta vivamente, la guerra al terrorismo post 11 settembre. Il film è l’ultimo Batman, ovvero il Cavaliere Oscuro, campione d’incassi di qua e di là dell’Atlantico. La sceneggiatura sembra scritta da Dick Cheney, più che dai fratelli Christopher e Jonathan Nolan.
Sì, è vero: tutti i film con supereroi raccontano la battaglia tra il bene e il male e il rapporto tra il grande potere e l’enorme responsabilità che ne consegue. Però qui Batman è proprio spiccicato a Bush, come scrivono sia gli entusiasti conservatori del Wall Street Journal sia gli inorriditi radical del Washington Independent. Sentite che cosa dice il valletto e fidato consigliere Alfred Pennyworth – una specie di Cheney di Batman – al supereroe sconsolato perché non si capacita della lucida follia del capo terrorista Joker: “C’è gente che pensa che sia divertente. Alcuni uomini non sono mossi da motivazioni logiche, come per esempio i soldi. Certi uomini non possono essere comprati, intimiditi, portati alla ragione. Non ci si può negoziare. Alcuni uomini vogliono soltanto vedere il mondo bruciare”. Joker, insomma, è Osama bin Laden o Ahmadinejad. Batman-Bush invece è il supereroe costretto a compromettere i suoi e i nostri valori per salvare Gotham e il mondo da un pericolo ben più grave. Batman a un certo punto usa un sofisticato sistema segreto di intercettazioni universali per individuare la postazione di Joker, una versione cinematografica del programma di sorveglianza delle agenzie di intelligence di Bush. Batman non lo fa per ascoltare le conversazioni private dei cittadini di Gotham, ma il suo illegale sistema di controllo dei telefoni di tutta la città resta una violazione della privacy che fa rabbrividire uno dei suoi principali collaboratori, il quale sembra uscito da un editoriale del New York Times per come prova ad argomentare la sua opposizione. Batman arriva anche a torturare Joker per strappargli informazioni vitali, così come nella realtà è capitato agli agenti della Cia con i capi di al Qaida. Non è bello e non è giusto, ma il film sottolinea che talvolta è necessario. Batman è   divorato dal suo dilemma: non vorrebbe mai abusare del suo potere per salvare la città, ma ogni volta che rifiuta di violare il suo codice morale e si trattiene, come quando sceglie di non uccidere Joker, il cattivo ne approfitta e la situazione peggiora. Quando Batman è preso dai dubbi, il valletto-consigliere gli dice: “Resista, signore. La odieranno per questo, ma la ragione di Batman è proprio questa: può fare la scelta che nessun altro può fare, quella giusta”. Gradimento e sondaggi, per così dire, non sono buoni per Batman, più o meno quanto quelli reali per Bush. La gente di Gotham, così come l’opinione pubblica mondiale, pensa che se l’eroe non avesse scatenato la sua crociata a favore del bene, Joker o Bin Laden non avrebbero fatto saltare in aria ospedali e treni, ucciso decine di innocenti e terrorizzato il mondo civile. Batman si prende la colpa e ne paga le conseguenze. Gli eroi servono a questo. Il film si chiude col suo amico poliziotto che, amaramente, dice: “Lui è l’eroe che Gotham si merita, ma non quello di cui ha bisogno in questo momento. Gli daremo la caccia, perché saprà sopportarlo”. Sipario, applausi. Specie da parte di Bush. (chr.ro)

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