Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Lo yes, we neocon di Obama deluderà molto i fan europei

E’ molto probabile, anzi quasi certo, che il presidente Barack Obama deluderà molti suoi fan europei, a cominciare dai leader del Partito democratico italiano e dagli editorialisti già commossi per la storica vittoria del candidato nero del 4 novembre. Chi crede che con l’elezione di Obama cambierà radicalmente l’atteggiamento internazionale dell’America rispetto alle questioni che riguardano i suoi interessi strategici e la sicurezza nazionale sarà costretto a confrontarsi con una realtà di posizioni obamiane ben più articolate e sorprendenti. Il New York Times di giovedì, per dire di un giornale che sostiene Obama e crede nel significato catartico della sua elezione, in un lungo articolo sulla sua politica estera sull’Iran ha scritto che “Obama ha la stessa durissima strategia enunciata dall’Amministrazione Bush”, ovvero quella di non voler permettere che gli ayatollah producano uranio in territorio iraniano. “La posizione di mister Obama – continua il Times – è più vicina all’approccio di tolleranza-zero adottato dall’Amministrazione Bush”. E sono due.
Sul Pakistan, ha scritto sempre il Times, “è Obama, più che McCain, il candidato molto più propenso a minacciare di inviare truppe americane per raid terrestri”. Su quando intervenire militarmente all’estero, si legge nello stesso articolo, “Obama ha delineato una posizione che è opposta all’attitudine del presidente Bush del 2000”, ovvero del Bush realista e isolazionista pre-11 settembre, “ma suona molto simile a quella attuale di Bush”. E sono tre.
Sui rapporti con le grandi potenze, a cominciare dalla crisi georgiana con la Russia, secondo il New York Times, “la reazione di Obama è stata molto più vicina a quella dell’Amministrazione Bush”. E sono quattro: su Iran, nucleare, Pakistan e Russia, Obama propone politiche simili a quelle del terribile Bush.
E’ vero che alle primarie Obama ha battuto i suoi colleghi di partito perché era il candidato contrario alla guerra in Iraq, e quello che aveva mostrato la volontà di sedersi al tavolo delle trattative con i nemici iraniani e nordcoreani e cubani, ma è altrettanto vero che i leader democratici, da Hillary Clinton al suo stesso vice Joe Biden, gli hanno spiegato in diretta televisiva che queste posizioni sono ingenue e pericolose, come dimostra storicamente il saggio di Joshua Muravchik pubblicato su queste pagine. Obama avrà certamente un atteggiamento più collaborativo e meno scettico delle istituzioni internazionali rispetto a quello di George W. Bush, ma non molto distante dal comportamento dell’ultimo presidente del Partito democratico, Bill Clinton. La guerra clintoniana, e dalemiana, in Kosovo è stata dichiarata senza alcuna autorizzazione dell’Onu e in assenza di risoluzioni del Consiglio generale (Saddam Hussein, invece, ne aveva violate sedici). La linea clintoniana, elaborata dal suo Segretario di stato Madeleine Albright, era “agire multilateralmente quando è possibile, unilateralmente quando è necessario”. Quella di Obama non sarà molto diversa.
Al dibattito presidenziale di Nashville, il 7 ottobre scorso, Obama ha spiegato bene e senza giri di parole la sua filosofia: “Quando agiamo nei nostri interessi non riconosco il potere di veto dell’Onu né di chiunque altro”. Obama parlava di Iran: “Non possiamo permettergli di farsi un’arma nucleare, sarebbe una svolta nella regione, non minaccerebbe soltanto Israele, che è il nostro più grande alleato nella regione e uno dei più grandi nel mondo, ma creerebbe la possibilità che queste armi nucleari finiscano in mano ai terroristi. Non lo possiamo accettare e io farò ogni cosa necessaria a prevenire questo scenario. Non escludo l’opzione militare”. Agli ayatollah iraniani, Obama ha detto: “Se non cambiate comportamento, ci saranno conseguenze terribili”. Il New York Times ha ragione: “Obama ha la stessa durissima strategia enunciata dall’Amministrazione Bush”. Chiamiamola: Yes, we neocon.
Obama, infatti, ha ristabilito il tradizionale principio dell’inteverntismo liberal, e per certi aspetti anche neoconservatore, fatto proprio in questi anni da Bush, secondo cui l’America in certe occasioni ha il dovere morale di intervenire militarmente, anche se non sono direttamente minacciati i suoi interessi nazionali. Al dibattito di Nashville, Obama ha fatto una tirata contro gli aiuti ai dittatori, ha spiegato che va diffusa la democrazia e ha detto che “non sempre in gioco c’è la sicurezza nazionale, ma in ballo ci possono essere questioni morali. Se avessimo potuto intervenire in modo adeguato nell’Olocausto, chi tra noi avrebbe potuto dire che non avremmo avuto l’obbligo morale di intervenire? Se avessimo potuto fermare il Ruanda, avremmo dovuto considerare fortemente di agire”. Infine: “Dobbiamo considerare che sia parte dei nostri interessi, dei nostri interessi nazionali, intervenire dove sia possibile”.
    Christian Rocca

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