Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Obama e i malumori sinistri

New York. Barack Obama ieri ha incontrato John McCain, dimostrando ancora una volta che vorrà imprimere un tono bipartisan alla sua Amministrazione. La macchina si sta muovendo con la stessa abilità della campagna elettorale e la delicata transizione da George W. Bush al nuovo presidente – che prevede la sostituzione di cinquemila persone nei posti chiave di Washington – procede alla perfezione e a ritmi più spediti del passato. Obama è fedele alla linea che l’America ha un solo presidente per volta, e fino al 20 gennaio il commander in chief è Bush, ma vista la crisi e le difficoltà globali il presidente eletto ha già cominciato a dare indicazioni, dal sostegno al pacchetto di stimolo dell’economia fino all’uso dei fondi federali per salvare l’industria automobilistica. Ma è soprattutto la composizione del suo staff alla Casa Bianca, assieme ai profili di chi dovrebbe entrare nel suo governo, a raccontare che tipo di presidente sarà, specie perché Obama alle primarie ha galvanizzato la base e battuto Hillary Clinton mantenendo la barra a sinistra, ma ha vinto le elezioni contro McCain mostrando un volto moderato e centrista.
Qui cominciano i primi problemi per il presidente eletto e i malumori sono già palesi sui siti Huffington Post e Daily Kos, nella trasmissione della Msnbc di Rachel Maddow e sottotraccia sui grandi giornali liberal. Obama sta costruendo le basi della sua Amministrazione sui clintoniani più centristi, quelli più invisi all’ala liberal e di sinistra della sua coalizione. Il capo dello staff, Rahm Emanuel, è sionista e ha servito come volontario civile nell’esercito israeliano durante la prima guerra del Golfo. Il capo della transizione è John Podesta, l’ex capo dello staff di Bill Clinton, così come il nuovo consigliere legale della Casa Bianca, Greg Craig, è l’ex difensore di Clinton durante l’impeachment. Le voci su Hillary al Dipartimento di Stato non piacciono all’ala pacifista, che invece preferirebbe Bill Richardson, così come quelle sulla conferma del bushiano Bob Gates al Pentagono. Niente, però, al confronto della campagna contro Lawrence Summers, altro clintoniano, al Tesoro. Il mensile The Nation e vari siti internet fanno circolare una petizione contro Summers, accusato di legami con Wall Street, considerato uno dei responsabili della crisi del credito di questi mesi per aver avallato, quando era segretario al Tesoro di Clinton, la deregolamentazione del sistema bancario. Obama ha un gruppo di consiglieri ideologicamente variegato, ma la squadra che si porterà al governo, da Austan Goolsbee a Jason Furman, è di chiara impronta liberista. Summers, inoltre, è sotto assedio per aver detto che le donne sono meno abili degli uomini nelle materie scientifiche e matematiche, dichiarazioni che qualche anno fa gli costarono il posto di presidente di Harvard.
I grandi giornali cominciano a scrivere che Obama non sta rispettando la promessa di non nominare nella sua Amministrazione gente che ha lavorato come lobbysta, ma quasi tutti quelli che ha già nominato sono stati addirittura consiglieri di Fannie Mae o Freddie Mac, i giganti dei mutui che hanno avviato la crisi. Sui blog c’è chi si lamenta perché Obama non ha fatto nulla contro il referendum anti matrimonio gay in California, altri perché ha chiesto ai leader del Senato di non punire Joe Lieberman, il senatore democratico che ha sostenuto McCain. Ogni giorno compaiono lunghi articoli giuridici per spiegare che Obama avrà serie difficoltà a chiudere Guantanamo, perché non saprebbe che fare dei terroristi detenuti. Le organizzazioni in difesa dei diritti umani si sono schierate contro l’ipotesi, al vaglio del team Obama, di approvare una legge che codifichi l’eccezionalità della carcerazione preventiva dei terroristi. I gruppi dei diritti civili sono all’erta anche perché Obama pare non voglia smantellare i pilastri della politica di intelligence adottata da Bush negli anni post 11 settembre. Infine, il Los Angeles Times di ieri ha spiegato che malgrado i liberal sperino che Obama scelga giudici costituzionali molto di sinistra, il presidente eletto sta mandando segnali a favore di scelte più moderate.

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