Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Ricostruire l’America

New York. A dodici giorni dall’ingresso alla Casa Bianca, Barack Obama ha annunciato di voler “ricostruire l’America” dopo la crisi di questi mesi “creata dall’irresponsabilità nei saloni dei consigli di amministrazione e nelle stanze di potere di Washington”. Con uno dei suoi grandi discorsi, il più importante da quando è stato eletto, Obama ha cercato di trasmettere fiducia sul futuro dell’economia americana e di convincere il Congresso ad approvare il suo piano da 775 miliardi di dollari: “Non credo sia troppo tardi per cambiare rotta, ma lo sarà se non prendiamo provvedimenti seri il più presto possibile”. Dal palco della George Mason University in Virginia, e in diretta televisiva nel resto del paese, il prossimo presidente ha presentato al pubblico il piano di salvataggio dell’economia e di ammodernamento delle sue istituzioni. La situazione, ha detto Obama, potrebbe “peggiorare in modo drammatico” e la disoccupazione superare il dieci per cento, se il Congresso non adotterà in modo bipartisan il suo progetto per “creare o salvare tre milioni di posti di lavoro nei prossimi anni”. In tempi di crisi, ha ribadito Obama in quello che sembra essere soltanto la prima di una serie di comunicazioni dirette agli americani, “solo lo stato può fornire la spinta di breve termine necessaria a farci uscire da questa recessione grave e profonda”.
E’ vero, ha aggiunto, che “non possiamo dipendere esclusivamente dalle iniziative pubbliche per creare lavoro e crescita di lungo termine”,  ma in questo momento la ricetta è governare col deficit e tagliare le tasse, lasciando più soldi nelle tasche delle famiglie per far riprendere i consumi e nei bilanci delle imprese per creare posti di lavoro. Gli investimenti obamiani sono diretti a costruire e migliorare le infrastrutture (strade, ponti, scuole), alla ricerca scientifica e tecnologica, alla modernizzazione del settore sanitario e alla produzione di energia alternativa. Obama ha fornito pochi dettagli: una riduzione delle tasse da mille dollari per il 95 per cento degli americani, un credito fiscale di 3 mila dollari per ogni posto di lavoro creato, il raddoppio della produzione di energia alternativa in tre anni, il miglioramento dell’efficienza energetica, la fornitura di computer, laboratori e biblioteche per le scuole pubbliche, l’ampliamento della rete Internet a banda larga.
Obama ha riconosciuto che “qualcuno potrebbe essere scettico su questo progetto”, visto che in questi mesi è stato già speso molto denaro pubblico, ma ha promesso che in questo caso non si tratta di denaro sprecato, perché sono “investimenti in cose che funzionano”. Tra gli scettici ci sono il Wall Street Journal e l’Economist, preoccupati che il disavanzo di bilancio possa diventare incontrollabile, raggiungendo quota 1.800 miliardi di dollari. Il Journal amette che, comunque, è meglio usare la leva del deficit, piuttosto che aumentare le tasse. L’Economist propone di approfittare della crisi per riformare il sistema fiscale, previdenziale e sanitario. Il taglio delle tasse, però, non convince tutti e, ieri, il Washington Post ha fatto l’elenco dei deputati e senatori del Partito democratico non proprio entusiasti di un paio di riduzioni fiscali proposte da Obama (uno è John Kerry).

“Un costo considerevole”
“Non c’è alcun dubbio che il costo di questo progetto sarà considerevole – ha detto Obama – Ma è altrettanto certo che le conseguenze del fare poco o del fare nulla porteranno a un ulteriore deficit di lavoro, di entrate e di fiducia nella nostra economia”. L’obiettivo, però, non è creare posti di lavoro pubblici, ma di crearne nel settore privato e di conservare quelli a rischio tra gli insegnanti, poliziotti, vigili del fuoco.
Il piano è soltanto il primo passo, ha aggiunto Obama, ne seguiranno altri per evitare che il fallimento delle istituzioni finanziarie non metta ulteriormente in pericolo l’intera economia, ma anche per assicurare che l’intervento pubblico sia “straordinario” e si svolga con regole certe per chi riceve gli aiuti e con la massima protezione per i contribuenti. L’idea è di riformare il sistema, cambiando le regole di cui si sono approfittati “i malfattori di Wall Street”. C’è stata, ha detto, un’era di irresponsabilità di manager, politici e banchieri: “Per anni troppi manager di Wall Street hanno preso decisioni imprudenti e pericolose, cercando profitti senza badare al rischio. Le banche hanno effettuato prestiti senza preoccuparsi se questi potessero essere ripagati. I politici hanno sprecato soldi. Il risultato è stata una devastante perdita di fiducia nell’economia, nei mercati finanziari e nello stato”.

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