Dov’eravamo rimasti?
In questa settimana sono successe molte cose, tranne in Italia dove non succede mai niente. Ok, è capitato che Rosy Bindi e Ivan Scalfarotto sono stati eletti alla presidenza e alla vicepresidenza del Partito democratico. Ma io, no, non credo che sia umanamente possibile che possano aver fatto una tafazzata di questo tipo, specie se poi sono stati ingiustamente esclusi fulgidi e moderni liberali cone Oscar Luigi Scalfaro e Topo Gigio.
Quanto alle cose serie, il viaggio di Obama in Asia è stato un fallimento spettacolare. L’accordo sul clima è saltato e l’Iran va avanti senza che Russia e Cina muovano un dito. Obama, intanto, dopo non aver incontrato il Dalai Lama, si è inchinato rasoterra davanti all’imperatore giapponese e ha incontrato il capo del regime birmano e un gruppo di falsi studenti, ma in realtà funzionari di partito, ben preparati. Clinton e Bush erano fatti in altro modo. Andavano lì e, perlomeno a parole, dicevano ai cinesi quello che c’era da dire, e lo dicevano in tv, non si facevano censurare. Cioè facevano i leader del mondo libero, non i nipotini dei realisti del Council on Foreign Relations.
Il processo di pace in medioriente è stato accantonato e ora tutti suggeriscono di fare quello che aveva fatto Bush prima dell’ultimo anno di presidenza (dare il numero di telefono a israeliani e palestinesi e dire: chiamate quando siete pronti), cinque terroristi saranno giudicati tra un annetto a New York in una corte federale ma se saranno assolti, cosa improbabile, li rimetteranno a Guantanamo perché Obama li vuole letteralmente "morti", gli altri continueranno a essere processati nelle corti militari o a non ricevere alcun processo. E’ uscito il libro di Sarah Palin; Obama ha dato un’intervista a Fox News; i Knicks continuano a far cagare; l’assassino di Fort Hood era un militante islamico, anzi un "soldato di Allah"; è finita la più bella delle nuove serie tv cool che si chiama "Bored to death" e io non ho più l’appendice.