Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Camilleri penoso/2

In molti mi hanno chiesto che cosa abbia trovato di penoso nell’intervista di Camilleri al Fatto. Già scrivere Fatto e Camilleri nella stessa frase mi fa impressione, ma non capisco come si faccia a non capire. L’operazione di Camilleri è sempre la solita: accaparrarsi l’eredità civile e morale di Sciascia, facendo finta di elogiarlo, ricostruendo però uno Sciascia che non esiste, simile a Travaglio e Padellaro.
In questa intervista in particolare, Camilleri fa il comunista qual è, addirittura dando ragione a Berlinguer convinto privatamente che il sequestro Moro fosse stato organizzato dalla cia e dal kgb e difendendo le bugie di apparato diffuse da Guttuso. Poi dice che Sciascia non avrebbe dovuto scrivere Il Giorno della Civetta (certo, avrebbe dovuto scrivere gli arancini di Montablano). Infine sostiene che Sciascia non solo ha sbagliato, ma si è anche scusato, a proposito della polemica sui professionisti dell’antimafia (è vero il contrario, quelli che l’avevano accusato di essersi posto "ai margini della società civile" gli hanno chiesto scusa). E poi dice che ha usato i radicali come un taxi, ed è un’altra balla.

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