Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Il change di Obama sull’Iran

Qualcosa sta cambiando, a Washington. Il progetto americano di engagement, di dialogo e persuasione, nei confronti degli ayatollah di Teheran è fallito sotto i colpi della repressione barbara, violenta e sanguinosa del regime iraniano. Su queste colonne avete letto decine di analisi che anticipavano questo risultato. Barack Obama ha offerto ai mullah la mano, ha rinunciato alla politica del cambio di regime auspicato da Bush, ha riconosciuto per la prima volta la natura islamica della Repubblica iraniana e ha mandato messaggi scritti e digitali all’establishment politico e religioso. Per dimostrare che faceva sul serio, ha dimezzato i finanziamenti ai movimenti democratici, ha evitato di incoraggiare le manifestazioni di piazza dell’opposizione e non s’è voluto mischiare nella vicenda dei brogli elettorali alla base di quella grande rivolta popolare che ha messo in discussione i principi cardine della rivoluzione khomeinista. Soprattutto, Obama ha proposto agli ayatollah un accordo molto favorevole sul nucleare, quasi un cedimento agli obiettivi iraniani. La Casa Bianca non si aspettava tutto e subito, si sarebbe accontentata di un segnale. Ne sono arrivati parecchi, ma del senso opposto.
Ora a Washington il clima politico è cambiato. Il Congresso di centrosinistra chiede sanzioni dure e la Casa Bianca ci sta lavorando seriamente, anche se ha lasciato scadere l’ultimatum di fine anno. Il New York Times ha ospitato analisi che invocano la soluzione militare come l’unica possibile. Un ex consigliere obamiano sulle questioni iraniane, Ray Takeyh, ha scritto l’articolo che probabilmente segnala più di ogni altro il cambiamento di strategia in corso. Takeyh  era uno dei sostenitori della politica di engagement, ma sul Washington Post ora consiglia a Obama di seguire l’esempio di Ronald Reagan, il presidente capace di dichiarare l’Urss “impero del male”. Obama, scrive Takeyh, deve sfidare la legittimità dello stato teocratico iraniano e denunciare gli abusi dei diritti umani, anche nel caso Teheran decidesse di accettare le offerte della comunità internazionale. Un anno dopo l’uscita di scena di Bush, dopo che è stato tentato tutto quello che andava tentato, l’America sta per tornare all’unica analisi seria elaborata nei mesi successivi l’11 settembre: il problema è la natura del regime, l’obiettivo è cambiarlo.

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