Camillo - Il blog di Christian Rocca

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La sincronizzazione dei cervelli

La più ampia riflessione sull’impatto di Internet nella società contemporanea è contenuta in un corposo lavoro curato da Edge, un’organizzazione di pensatori visionari che promuove in America dibattiti intellettuali, filosofici e sociali. Il gruppo ha raccolto 168 saggi brevi intorno a una domanda: “In che modo Internet ha cambiato il modo di pensare?”. Professori, scienziati, filosofi, registi, musicisti, esperti di telecomunicazioni, architetti (c’è anche l’italiano Stefano Boeri) hanno risposto al quesito. Tra i nomi più noti Richard Dawkins, Sam Harris, Brian Eno, Chris Anderson, Douglas Coupland e quel Jaron Lanier che con il suo libro “You are not a gadget” ha aperto il dibattito sulla mostrificazione generata dalla rete.
L’antropologo Daniel Haun si chiede come si faccia a trovare la verità su Internet: “I motori di ricerca hanno modi molto complicati per determinare quali pagine sono più rilevanti per una richiesta personale di verità. In parole povere la rilevanza di una pagina è determinata da quante volte è linkata su altre pagine rilevanti. Ripetizione, non verità. La ripetizione determina la disponibilità, quindi l’illusione della verità”.
(segue dalla prima pagina)  Tra i pensatori a cui Edge ha chiesto una riflessione su Internet c’è anche lo psicologo Jamshed Bharucha, della Tufts University. La sua tesi è che la rete in realtà promuova la sincronizzazione dei cervelli, dei pensieri e dei comportamenti. Il lato positivo di questo fenomeno è la coesione sociale che genera: la gente adora condividere esperienze ed emozioni, si alimenta a vicenda e naviga bene nel mare del conformismo. Ma una sincronizzazione su così vasta scala stimola anche gli istinti del branco e rischia di trasformare gli individui in bande di teppisti virtuali. Tesi molto simile a quella di Lanier. Tutta colpa dell’anonimato, ma d’altro canto secondo Bharucha la possibilità di intervenire senza fornire le generalità consente di esprimere pareri contrari capaci di bilanciare il pensiero unico collettivo.
Internet non ha niente a che fare con la proverbiale “saggezza delle masse”, scrive il neuroscienziato di Stanford Robert Sapolsky. La rete ha cambiato in meglio la nostra vita, ma accanto a tanto necessario ottimismo, non si può fare a meno di notare anche una diffusa “idiozia delle masse”.
Il professore di giornalismo alla New York University, Charles Seife, sostiene che a poco a poco Internet ha cambiato il modo di immagazzinare la conoscenza, fino ad aver esternalizzato (outsourced) la nostra memoria. L’attore Alan Alda ha descritto il web come un misto di velocità e branco, “una combinazione che fa paura”. Secondo Alda, Internet ha connesso milioni di persone con un branco di anonimi online, dandoci l’impressione che la verità possa essere creata semplicemente da un numero di persone che la ripete: “del resto anche nel mondo reale, e in mancanza di altre informazioni, un ristorante pieno fa spesso molti più coperti di uno vuoto, non sempre per la qualità del cibo”. Adrian Kreye, direttore della Sueddeutsche Zeitung, scrive: “Ora penso in modo più veloce, Internet mi ha liberato… ma la rete è diventata noiosa”. (chr.ro)

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