Camillo - Il blog di Christian Rocca

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I duellanti del Gop

Milano. Esattamente un secolo fa, nel 1910, l’America dei pregiudizi e della segregazione razziale attendeva con impazienza l’avvento di una “grande speranza bianca”, di un pugile capace di sconfiggere sul ring Jack Johnson, il “gigante di Galveston”, il primo campione del mondo di colore dei mediomassimi. L’America di oggi – per motivi politici, non razziali – è alla ricerca di una nuova speranza bianca in grado di giocarsela con il primo presidente nero degli Stati Uniti alle elezioni del 2012. Una partita difficile, quasi impossibile contro il pur ammaccato Barack Obama di queste settimane.
Entrano in scena Sarah Palin e Scott Brown, l’ex governatrice dell’Alaska scelta a sorpresa da John McCain come candidata vicepresidente un anno e mezzo fa e il neo senatore del Massachusetts che ha appena profanato il mito dei Kennedy e mandato in tilt i piani obamiani di riforma della sanità. Sono le due stelle del firmamento politico americano, due outsider molto diversi l’una dall’altro, ma entrambi pronti a conquistare Washington a dorso del cavallo bianco della rivolta antistatalista. Bianchi, belli e nel caso di Brown anche “nudi” sul paginone centrale di un numero di Cosmopolitan del 1982, Palin e Brown sono i duellanti della Right Nation, gli sfidanti mediaticamente più appetibili alle primarie repubblicane del 2012. Ci sono anche altri papabili: non solo Mitt Romney e Tim Pawlenty, ma soprattutto l’emergente Marco Rubio, il giovane politico populista della Florida, sponsorizzato dalla National Review e dai Tea Party e oggetto di un gran profilo giornalistico sul New York Times magazine di due settimane fa.
Palin però fa notizia anche quando si pettina. Il suo libro è stato un successo, così come il book tour nelle principali piazze di quella che lei ama chiamare “la vera America”, quella delle praterie e del midwest, quella popolare e operaia. L’ex vice di McCain ha appena firmato un contratto a sei zeri con Fox News, come commentatrice e conduttrice, non proprio un segnale di concrete aspirazioni presidenziali. Ma la strada è ancora lunga e, in ogni caso, Palin resta una delle forze motrici del movimento conservatore, l’ospite di richiamo (dietro emissione di fattura da 75 mila dollari) alla convention nazionale dei Tea Party di Nashville dal 4 al 6 febbraio. Palin è stata tra i primi a congratularsi con Brown per la vittoria in Massachusetts, definendola “storica” e “un passo verso la riconquista del paese”.
In realtà il miracolo compiuto da Brown in terra kennediana ha danneggiato Palin. La nuova star, “la nuova Sarah Palin”, ora è il neosenatore del Massachusetts, l’affossatore della riforma sanitaria di Obama. E’ Brown, adesso, l’oggetto del desiderio presidenziale del mondo conservatore. Drudge Report ha subito lanciato la sfida: “Si candiderà alla presidenza?”. C’è chi ha già pronto il sito internet Brown 2012, chi sta organizzando un movimento d’opinione e lui stesso non ha escluso la possibilità.
Brown non è ideologicamente puro come Palin, ma ha condotto una campagna elettorale formidabile, lodata pubblicamente anche da Obama, capace di convincere i militanti più radicali ad accettare un compromesso pur di vincere in terra liberal. Brown è favorevole al diritto delle donne all’interruzione di gravidanza, ma non ha perso il sostegno dei gruppi antiabortisti grazie al suo no secco al “partial birth abortion”, all’aborto nelle ultime settimane di gestazione, e alla sua posizione contro la riforma sanitaria.
C’è, però, anche qualcuno che tuona contro Brown: Glenn Beck, la mega star televisiva di Fox News, il conduttore di talk show che più di ogni altro rappresenta e dà voce al nuovo e inaspettato revival repubblicano. La vittoria di Brown, in teoria, è un successo anche di Beck e delle sue campagne. Eppure il conduttore tv ha preso di mira il neosenatore. Non gli è piaciuta una battuta pronunciata al momento della vittoria, quando Brown ha detto scherzando che le sue figlie sono “available”, libere, né fidanzate né sposate. A Beck la battuta è sembrata greve e infelice, specie se detta da un ex reginetto di bellezza in posa adamitica su Cosmopolitan: “Voglio una cintura di castità per quest’uomo – ha detto Beck – Voglio che ogni suo movimento a Washington venga controllato. Non mi fido di lui. Questa cosa potrebbe finire con una stagista morta”.

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