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La neocon di Obama

Alla corte di Barack Obama è entrata una neocon. Si chiama Victoria Nuland ed è moglie del celebre intellettuale Robert Kagan, nonché nuora dello storico delle guerre del Peloponneso Donald Kagan e cognata dell’architetto del “surge” in Iraq Frederick Kagan. Nuland è una stimata diplomatica di carriera, diventata dopo l’11 settembre vice consigliere per la sicurezza nazionale di Dick Cheney. Con il vicepresidente di Bush, Nuland ha seguito i dossier sulla promozione della democrazia e sulla sicurezza in Iraq, Afghanistan, Libano e in tutto il Medioriente. Dopo aver lavorato con Cheney, Nuland è stata nominata da Bush ambasciatrice alla Nato. Ora l’amministrazione Obama l’ha scelta come inviato speciale, per le forze armate in Europa. La Nuland e il suo staff lavoreranno con il sottosegretario alla Sicurezza internazionale Ellen Tauscher per sviluppare idee e modernizzare le strutture di controllo degli armamenti in Europa. Nuland si occuperà anche di questioni militari con i partner della Nato e con la Russia, argomenti che conosce bene per aver lavorato all’allargamento dell’Alleanza atlantica, all’espansione in Afghanistan dell’area di competenza e alla creazione del Consiglio Nato-Russia.
La notizia dell’ingresso della Nuland nel circolo Obama già circolava da un paio di mesi e ha già provocato le prime indispettite reazioni di esponenti democratici e di blogger liberal, nonostante nessuno metta in dubbio i suoi meriti. Resta, però, il lavoro con Cheney e il fatto che suo marito sia stato il principale consigliere di John McCain sulle questioni di politica estera alle scorse elezioni, oltre che l’autore del saggio sui rapporti transatlantici, “Paradiso e Potere”, che nel 2002 ha diviso le cancellerie europee e segnato le differenze tra l’America e la cosiddetta vecchia Europa dell’asse franco-tedesco. Un paio di settimane fa, Kagan ha scritto un saggio critico sulla politica estera del presidente per la rivista World Affairs, spiegando che l’era Obama potrebbe passare alla storia come il momento in cui gli Stati Uniti hanno abbandonato la grande strategia adottata dopo la Seconda guerra mondiale e assunto, con il nuovo presidente, il ruolo di amministratore del declino americano e di architetto del nuovo ordine post americano.

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