Liberaldemocratici
Sono da sempre un sostenitore del sistema politico o di qua o di là, del winner takes all, del first past the post, insomma del maggioritario con collegio uninominale secco all’inglese o all’americana che consente agli elettori di scegliere un leader contro un leader, un candidato contro l’altro, un programma di governo contrapposto all’altro.
Resto convinto che sia il sistema più serio. Il punto, però, è che siamo arrivati a una situazione in cui i leader sono incredibili, i candidati impresentabili, i programmi risibili.
Mi chiedo se non sia arrivato il momento di cambiare leader, candidati e programmi, di augurarsi altri leader, altri candidati, altri programmi. Non un’operazione di centro, di mediazione, di democristianerie varie.
Una cosa nuova. Un partito, una coalizione, un movimento che non sia né berlusconiano né antiberlusconiano. Né ex democristiano né ex comunista né ex fascista.
Senza socialisti, senza leghisti, senza popoli dei fax, popoli di Internet, popoli viola. Né agli ordini del Vaticano né pregiudizialmente contro. Né giustizialista di destra né giustizialista di sinistra. Senza Di Pietro e senza Di Pietro.
Senza fremiti proustiani per il Che, per Arafat, per Predappio, per il presidente Mao.
Una cosa liberale e democratica. Dico liberale e democratica, ma non solo di nome, anche di radici, di cultura, di pratica. Un’aggregazione moderna, occidentale, di buon senso, direi normale.
La voterei soltanto io? Forse sì.
