Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Rione sanità

Questa sera, ora di Washington, è molto probabile che la Camera passerà per un pugno di voti la riforma sanitaria nella versione approvata a Natale dal Senato, quella senza la public option (cioè senza l’intervento diretto dello Stato: addio sogni di gloria). Obama potrà quindi firmare la legge. Subito dopo il primo voto, sempre la Camera, approverà un testo con qualche piccola correzione, che poi andrà al Senato, dove sarà approvato a maggioranza semplice attraverso il procedimento della "reconciliation" (i democratici hanno i voti, nessun problema).
La nuova sanità americana sarà molto simile a quella vecchia, non ci sarà alcuna rivoluzione malgrado la propaganda degli uni e degli altri.
La sanità sarà certamente più equa, ma anche più costosa per le casse federali. Si calcola che circa 31 milioni di persone saranno coperti, attraverso un ampliamento del Medicare e Medicaid (la sanità gratuita già adesso per anziani e poveri) e aiuti a chi non rientra in queste categorie. Soprattutto le assicurazioni non potranno più fare il loro comodo, negare assistenza in presenza di "condizioni pre-esistenti" e fare ammuina quando c’è da pagare o si superano certi limiti di spesa. Tutto ottimo. Per pagare tutto ciò ci saranno tagli alla spesa Medicare (quei tagli che quando se ne parla in Italia a scendere in piazza sono i sindacati e la sinistra) e aumento consistente delle tasse. Nonostante ciò la maggiore spesa non sarà coperta dai tagli e dalle tasse.
Sì, lo so: avete letto che secondo il bipartisan "Congressional Budget Office" (Cbo) in dieci anni questa riforma dal costo di quasi mille miliardi di dollari farebbe addirittura ridurre il deficit federale. E’ vero, ma solo grazie a due espedienti escogitati dai democratici.
Il primo: le tasse e i tagli partiranno da subito, mentre i benefici della riforma soltanto tra quattro anni, quindi il risparmio valutato dal Cbo è dovuto al fatto che per quattro anni su dieci si pagano tasse e si taglia la spesa, mentre l’ampliamento della copertura sanitaria riguarda soltanto i successivi sei anni.
Il secondo trucchetto è quello della paga ai medici. Il testo prevede una riduzione del 21 per cento dei pagamenti ai medici per l’assistenza fornita ai pazienti Medicare (cioè agli anziani pagati dallo Stato). I sindacati dei medici hanno dato il loro ok alla riforma soltanto a condizione che il taglio dei pagamenti venga ritirato. I democratici hanno promesso di farlo a breve, non subito, in modo da poter dire che la riforma in via di approvazione nel medio termine farà risparmiare denaro federale. La cancellazione di questi tagli ai medici è pari a 200 miliardi di dollari in dieci anni, quindi addio al risparmio segnalato dal Congressional Budget Office.
In sintesi, riforma ottima e condivisibile. In teoria anche e soprattutto dai repubblicani, come ha notato con intelligenza E.J. Dionne sul Washington Post, visto che lo stato resta fuori dalla sanità e il mercato continuerà a guidare il sistema. Certo c’è da mettere mano al portafoglio e pagare di più per avere una sanità più equa. Ma è compito della politica trovare un modo per pagare una cosa cosa buona e giusta.
Se Obama ce la fa, come penso, avrà ottenuto una bella vittoria, anche se non quella che sperava, ma che probabilmente gli costerà ancora più cara di una sconfitta in occasione delle elezioni di metà mandato a novembre. Avranno vinto anche i repubblicani (e i democratici moderati), perché hanno impedito l’ingresso dello stato nel mercato delle assicurazioni e potranno ora dedicarsi a conquistare collegi su collegi il prossimo novembre.
PS
L’accordo con i democratici antiabortisti è stato trovato. I democratici antiabortisti votano il testo di legge (che con un giro di peppe consente di usare gli aiuti federali per pagare le assicurazioni che coprono l’aborto) in cambio di un decreto presidenziale di Obama che ribadisce il divieto di finanziamento federale all’aborto. Cosa che immagino farà molto piacere ai liberal de noantri)

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