Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Rione Sanità/il giorno dopo

L’unico commento sensato, e a ciglio asciutto, mi pare sia quello di Barack Obama:
"Questa non è una riforma radicale, ma è una riforma importante". Malgrado dai politici e dai giornali americani la propaganda di destra e di sinistra sulla riforma sanitaria appena approvata sia passata comicamente sui giornali e sulla politica italiana, proviamo a spiegare con uno schemino che cosa è successo:
In Italia e in Europa la sanità è gestita e pagata dallo Stato (con eccezioni);
in Canada la sanità è gestita dai privati e pagata dallo Stato (con eccezioni);
in America la sanità è gestita e pagata dai privati (con eccezioni).
Ci siete? Bene. Ora che è passata la riforma storica di Obama, sappiate che la sanità americana resta gestita e pagata dai privati, esattamente come prima.
Non è cambiato il sistema, non c’è stata nessuna rivoluzione, non c’è stato nessun Armageddon. Lo stato non interviene nemmeno nel mercato delle assicurazioni, come avrebbe voluto Obama con la public option svanita a dicembre. C’è un doveroso e costoso ampliamento della copertura, ottenuto grazie a qualche stratagemma contabile e con un imbarazzante compromesso sull’aborto, da pagare con tagli alle prestazioni, maggiori tasse, ulteriore deficit. C’è inoltre un pugno duro contro le assicurazioni che facevano il bello e il cattivo tempo, ma che hanno accettato e sostenuto la riforma perché ora saranno loro, non lo stato, a accaparrarsi altri 31 milioni di americani da assicurare.
Non è poco, è un passo avanti, ma stiamo calmi.
Le lacrime e le urla americane sono solo propaganda, in vista delle elezioni del 2010. Gli stessi che oggi parlano di legge storica, quando a Natale il Senato ha passato il testo approvato ieri dalla Camera dicevano che Obama aveva tradito (qui Micheal Moore, allora disgustato, oggi illacrimato, per lo stesso identico testo senza public option; qui un amareggiato New York Times che, allora, titolava: "Health Care Changes Wouldn’t Have Big Effect for Many"). I democratici alzano i toni, hanno ottenuto una vittoria (abbastanza scontata vista l’enorme maggioranza di cui dispongono) e sperano che l’aggettivo "storico" li aiuti a novembre, alle elezioni di metà mandato. Una sconfitta avrebbe dimostrato una loro incapacità di governare. La vittoria li esalta, ma aiuta la propaganda avversaria, che ora potrà fare campagna accusando (falsamente) Obama di aver instaurato il socialismo.

 

ricerca

archivi

testata
periodo
feed rss
 

Christian Rocca – © 2002-2011

Credits: Graphic Design & Web Development to Area Web