Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Calciopulitopoli oggi/3

La redazione sportiva del Corriere va sempre oltre. Oggi c’è un corsivo del giornalista Fabio Monti, noto per le sue obiettive cronache nude e crude. Stavolta Monti ha poche colpe nel raccontare come mai Guidone Rossi – ex cda Inter, ex avvocato Inter, ex presidente Telecom – arrivò ad assegnare lo scudetto vinto regolarmente sul campo dalla Juventus – anche secondo le sentenze, anzi mai oggetto di indagini della magistratura sportiva. Certo, si dimentica di citare la sentenza del giudice Ruperto, che consigliava di non assegnare lo scudetto, ma che sarà mai.
Scrive però che non è vero niente, come scrive per esempio in un articolo corrucciato Repubblica, che la Uefa imponeva l’assegnazione dello scudetto pena l’esclusione dalla Champions. Dice Monti, e io non lo sapevo, che "la non assegnazione avrebbe comunque consentito all’Inter di partecipare alla Champions  senza passare dai preliminari (ricordiamo che l’Inter, come sempre nei tornei veri e non aziendali, era arrivata terza, nota di Camillo) perché in base all’articolo 1.02 delle regole della competizione i nerazzurri sarebbero stati considerati comunque «winner  of the top domestic league championship» senza ottenere il titolo di campione d’Italia".
Caspiterina. Fabio Monti spiega che Guido Rossi ha agito da solo e senza alcuna imposizione o moral suasion della Uefa.
Che si inventano, allora, i meravigliosi redattori della pagina sportiva del Corsera, visto che proprio il loro Monti smentisce la tesi dell’inevitabilità del titolo all’Inter?
Si inventano un titolo ad effetto, certamente più efficace delle punizioni di Recoba (uno di quei tanti campioni, dice Moratti nell’intervista 2006 a Sabelli Fioretti, che l’Inter ha comprato – assieme a Cauet, Zamorano, Dabo, Rambert, Vampeta e tanti altri fulmini di guerra – per vincere frotte di scudetti, ingiustamente sottratti dalla squadra che aveva 9 giocatori in finale di coppa del mondo più Ibra e Nedved o da Milan che andava in finale di Champions ogni due settimane.
Scusate la digressione. Torno al titolo del Corriere all’articolo di Monti:
"La spinta Uefa e le regole del Cio dietro lo scudetto assegnato da Rossi". Avete letto bene. "La spinta Uefa" che nell’articolo non solo non c’è, non se ne fa cenno, ma è addirittura smentita dal regolamento a cui non poteva fregare di meno dello scudetto vinto in segreteria (copyright Mourinho).
E poi "le regole del Cio" che è come dire "le regole del Csm" o quelle per l’assegnazione dei punti fragola dell’Esselunga, cioè di un’altra organizzazione, di un’altra competizione, di un altro altro. Ma la cosa strepitosa è che nell’articolo di Monti "le regole del Cio" non sono citate come motivazione di Guido Rossi, ma – leggete bene – come rivendicazione degli indossatori di scudetti altrui: "Moratti e l’Inter hanno sempre considerato l’assegnazione dello scudetto un atto dovuto in linea con quanto previsto anche dalle regole del Cio".
Più che un titolo, un comunicato stampa (e sono due in un solo giorno, con l’intervista a Sabelli del 2006)

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