That’s it/speciale Checco er Carrettiere
Checco er carrettiere, nel cuore di Trastevere. Il pensatore newyorchese Franco Zerlenga ordina un piatto di fritti (polpettine, fiori di zucca, carciofo alla giudia, supplì), un carciofo alla romana, un assaggio di bombolotti con la pajata, un piatto di asparagi bianchi e un paio di pastarelle e un’insalata di frutta come dessert. L’ex professore di storia dell’Islam a NYU ha discusso con passione di paideia nell’epoca classica, di pedofilia nell’epoca moderna e nel mondo islamico, senza alcuna concessione al relativismo culturale di gran moda oggi in occidente. Zerlenga, inoltre, s’è lamentato del fatto che il New York Times non sia un giornale autenticamente liberal, come pensa di essere, ma solo un insopportabile strumento del politicamente corretto.
Se l’è presa anche con un paio di editorialisti del Corriere della Sera ("va bene che c’è il free speech, ma quando uno è ignorante è ignorante"). Dopo una breve esposizione sullo spirito protestante dell’America e, in un certo senso, anche del cattolicesimo americano, un paio di elogi convinti a Obama per la sua odierna nomina alla Corte Suprema e un’ulteriore stoccata a Richard Holbrooke che ancora oggi dice di non capire da dove vengono i talebani, il pensatore newyorchese in trasferta romana ha ricordato ai presenti l’influenza negativa della "Saudi Arabia" nel mondo occidentale.
