Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Non possiamo non dirci debenedettiani

Mi pare stiano passando troppo sottotraccia le ultime posizioni politiche di Carlo Debenedetti. I titoli sono sempre su Berlusconi, ma lì per le ovvie ragioni non c’è niente di nuovo. Ciò che c’è di nuovo è la completa, totale, definitiva presa di distanza dal Partito democratico as we know it. Qualche settimana fa ha scritto un lungo articolo sul Foglio per chiedere una politica fiscale centrata sulla riduzione delle imposte, superando a destra la destra e scardinando la posizione ufficiale del Pd sulle tasse (poi il giovane Fassina del Pd, sempre sul Foglio, ha in qualche modo condiviso le posizioni di Debenedetti). Infine c’è questo libro intervista a Paolo Guzzanti, che già da solo fa impressione. Ma è il contenuto, anticipato stamattina da Repubblica, a far iscrivere Camillo al partito debenedettiano. In sintesi: Bersani è stato un bravo ministro, ma come leader non è capace. E, quanto a D’Alema, ha fatto tanti di quegli errori, ma tanti di quegli errori, da aver fatto solo danni. D’Alema e quelli come lui, dice Debenedetti, non capiscono più la gente, non fanno niente, anzi no, "stanno ammazzando il Pd". Repubblica ha titolato questo giudizio con "Berlusconi è contro la democrazia", ma non vedo l’ora che metterà in pratica la nuova linea. Intanto i dalemiani rispondono, come neanche Sallusti: Debenedetti preferisce Berlusconi ed è un cittadino svizzero. Dài che ci si diverte.

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