Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Il peggio del peggio

Ne sono rimasti 47. In fondo sono soltanto 47 i regimi dispotici che torturano i propri sudditi, minacciano i vicini e sfidano il mondo intero. Ma si può scendere ancora più in basso e stilare la lista dei «worst of the worst», il peggio del peggio, la top ten dei paesi più repressivi del mondo. A compilarla è anno dopo anno Freedom House, la benemerita associazione non governativa americana fondata nel 1941 da Eleanor Roosevelt e nota in Italia per le preoccupazioni sullo stato della libertà di stampa. Ieri, all’avvio della quattordicesima sessione del Consiglio dei diritti umani dell’Onu di Ginevra, Freedom House ha presentato il rapporto sui peggiori violatori dei diritti umani del 2010 (in realtà dell’anno scorso). Le società meno libere del mondo, a pari demerito, sono Birmania, Guinea equatoriale, Eritrea, Libia, Corea del Nord, Somalia, Sudan, Turkmenistan e Uzbekistan e il territorio occupato del Tibet. C’è una dittatura militare (Birmania), un piccolo paese centraficano, poi il peggio del peggio è costituito da regimi comunisti, ex repubbliche sovietiche e paesi islamici. La Corea del Nord è un regime marxista-leninista a partito unico. Turkmenistan e Uzbekistan sono nazioni dell’Asia centrale guidati da dittatori con radici nel periodo comunista sovietico. La Libia è un paese arabo guidato da una dittatura formalmente laica, anche se il laicismo del mondo arabo non è paragonabile a quello occidentale. Il Sudan, invece, è una dittatura islamista, mentre la Birmania è guidata da una classica giunta militare. La Guinea Equatoriale è un regime corrotto  con il peggior record sui diritti umani dell’Africa. L’Eritrea, secondo il rapporto, è uno stato di polizia, mentre la Somalia è uno stato senza legge. Freedom House ha aggiunto anche altri 8 paesi, più due territori occupati, capaci di simili negazioni dei diritti politici e civili. Gli altri dieci peggiori dittature del mondo sono Bielorussia, Ciad, Cina, Cuba, Guinea, Laos, Arabia Saudita, Siria e Ossezia del sud e Sahara occidentale. Di nuovo, paesi comunisti, ex repubbliche sovietiche, paesi islamici e giunte militari. Gli ultimi quattro anni, secondo Freedom House, sono stati il periodo di più lunga erosione dei diritti politici  e delle libertà civili da quando l’associazione conduce questo rapporto. Eppure il mondo è molto più libero rispetto ad allora. Si contano a dozzine i paesi diventati democratici e rispettosi dello stato di diritto e delle libertà civili negli ultimi trenta anni. Sui 194 paesi del mondo, sono 89 quelli «liberi» (46%), compresa ovviamente l’Italia. Altri 58, il 30 per cento del totale, sono «parzialmente liberi», perché segnalano una riduzione dei diritti fondamentali e uno scarso rispetto delle regole. In totale sono 3 miliardi le persone che vivono in stati considerati «liberi», ovvero il 46 % dell’intera popolazione mondiale. Restano i 47 paesi «non liberi». Freedom House segnala il peggio del peggio all’opinione pubblica mondiale e, soprattutto, alle istituzioni internazionali che si occupano di tutelare le libertà. Da qui la presentazione all’apertura della sessione del Consiglio dei diritti umani di Ginevra. Il problema è che quattro delle peggiori dittature – Cina, Cuba, Libia e Arabia Saudita – siedono nel Consiglio dei diritti umani dell’Onu. E, visti gli standard del Consiglio, è anche una buona annata. Christian Rocca

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