Gommalacca/6
Non bisognerebbe mai incontrare i propri miti. Il rischio di rimanere delusi è altissimo. Qualche giorno fa ho conosciuto David Byrne durante le Conversazioni di Capri. Sarebbe stato meglio di no. Amo i Talking Heads e il loro art rock che ha fatto da colonna sonora alla scena di downtown Manhattan a cavallo tra gli anni 80 e 90. Adoro anche la produzione solistica di Byrne e mi sono fatto piacere anche la tardiva infatuazione per la world music.
Quando l’ho visto l’altro giorno, sul bordo di una piscina all’hotel Tragara, gli ho fatto i complimenti per la cover di I don’t remember di Peter Gabriel appena pubblicata su iTunes. «Bravo, sei riuscito a trasformare il brano di Peter Gabriel in un vero pezzo dei Talking Heads», gli ho detto. «Dei vecchi Talking Heads», ha precisato giustamente lui, prima di parlare del nuovo film di Paolo Sorrentino con Sean Penn che avrà come titolo una canzone dei Talking Heads, This Must Be the Place. (Sorrentino è l’eccezione alla regola: se lo incontri non ti delude, anzi).
Poi Byrne s’è messo a parlare delle cose che gli stanno a cuore. Non solo di quanto sia bello girare le città in bicicletta, senza peraltro rendersi conto che una persona normale timbra cartellini, deve rispettare gli orari, non vive in centro, non ha tempo per bighellonare (sul tema ha scritto per Bompiani Diari della bicicletta). Byrne si è poi avventurato in un acrobatico paragone tra il fondamentalismo degli ebrei hassidici di Brooklyn che si lamentano dei manifesti pubblicitari sexy nei loro quartieri e gli assassini musulmani del regista olandese Theo Van Gogh. Ad ascoltare le parole di Byrne, qualcuno si è alzato e se ne è andato, perdendosi peraltro il peggio del delirio relitivista e politicamente corretto del leader dei Talking Heads. La scrittrice somala Ayaan Hirsi Ali, costretta a vivere sotto scorta per aver abbracciato gli ideali dell’Illuminismo liberale, secondo Byne non è un’eroina del nostro tempo, non è la nuova Salman Rushdie, non è la speranza laica del mondo islamico. Semmai è una «provocatrice», una che «è andata oltre», soltanto perché ha denunciato il maltrattamento delle donne nelle comunità musulmane. Lei e Van Gogh, insomma, se la sono cercata. Non male per un musicista rock. L’avete mai visto un rockettaro che difende ideologie oscurantiste, che invita a non provocare, a restare tranquilli, schivi, ligi al dovere? Io non l’avevo mai visto né sentito. Purtroppo l’ho incontrato.
Christian Rocca
