Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Perché Obama perde, se vince

NEW YORK. Dal nostro inviato. Il presidente americano Barack Obama ha scelto l’edificio di Washington dedicato a Ronald Reagan per firmare la riforma del sistema finanziario approvata la settimana scorsa al Senato col voto decisivo di tre senatori repubblicani. Le nuove regole di Wall Street sono il terzo grande successo legislativo del giovane presidente, dopo il mega pacchetto di stimolo dell’economia da 862 miliardi di dollari e la riforma sanitaria. Sono stati pochi i presidenti americani capaci di ottenere così tanto nei primi due anni. Eppure questo elenco di successi non produce gradimento, anzi scontenta la sua parte politica e addirittura alimenta l’opposizione. Il risultato è il peggiore possibile per un politico: nonostante il triplice successo legislativo il mondo liberal accusa Obama di aver speso troppo poco per stimolare l’economia, di aver gettato al vento l’opportunità di cambiare sul serio il sistema sanitario e di aver fatto troppe concessioni ai banchieri di Wall Street. I critici del presidente sono sul piede di guerra per i motivi opposti: Obama sta mandando in bancarotta l’America, ha instaurato il socialismo, si muove come un nemico del business. Il job approval di Gallup, ieri dava a Obama al 46 per cento. Un sondaggio Quinnipiac University, pubblicato ieri, svela che alle presidenziali del 2012 qualsiasi generico candidato repubblicano sconfiggerebbe Obama, in uno scenario che tutti gli istituti di ricerca descrivono da tregenda in vista delle elezioni di metà mandato del 2 novembre. L’ultima controversia con l’ala sinistra è proprio sulla legge firmata ieri e, in particolare, sulle pressioni affinché il presidente nomini al nuovo ufficio di protezione dei consumatori Elizabeth Warren, una professoressa di legge di Harvard nota per non avere timori reverenziali nei confronti degli istituti finanziari. Gli obamiani prendono tempo, perché non vogliono che la Casa Bianca sia accusata di essere nemica del business. Intanto cercano di capire perché i sondaggi non corrispondono alle festose cerimonie di firma delle riforme, con il terrore di scoprire che la maggioranza degli americani le giudichi dannose per il paese. (chr.ro)

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