Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Seleziona, taglia e cuci

Da tre giorni negli Stati Uniti non si parla d’altro che di Shirley Sherrod, la funzionaria afroamericana del dipartimento dell’Agricoltura licenziata in tronco via Blackberry dall’Amministrazione Obama per comportamenti razzisti, poi riabilitata perché non era vero niente, riempita di scuse ufficiali e infine tornata eroina dei diritti civili. Gli americani si sono appassionati agli aspetti politici della vicenda, all’eterno riemergere della questione razziale nel dibattito sociale e culturale del paese, malgrado l’elezione di un presidente nero sembrasse averlo chiuso definitivamente. In realtà il caso Sherrod dimostra in modo esemplare l’esistenza di un problema legato a internet e giustifica i dubbi avanzati a suo tempo dal guru della rete Jaron Lanier, dibattuti a gennaio su questo giornale, sulla credibilità delle informazioni online, sulla meschinità della folla, sul totalitarismo cibernetico che si cela dietro l’anonimato. Qualche giorno fa, uno dei blog di Andrew Breitbart, il gran capo dell’informazione conservatrice su internet, ha messo online il video di un intervento di Shirley Sherrod in una convention della Naacp, la più nota delle organizzazioni che si batte per i diritti civili della minoranza nera. I brani del video mostrano la funzionaria del ministero raccontare una storia di 24 anni fa, quando aveva negato l’assistenza richiesta a una coppia di bianchi a causa del colore della loro pelle. Un caso di razzismo al contrario. Scandalo. Gli show di Fox News hanno ripreso il video, chiesto spiegazioni al dipartimento dell’Agricoltura e preteso le dimissioni della signora. Il ministro dell’Agricoltura, Tom Vilsack, è stato prontissimo a rispondere, neanche avesse dovuto replicare a un post su un blog. Un suo sottosegretario ha inviato alla Sherrod una mail comunicandole la risoluzione del contratto. In una telefonata le è stato spiegato che le pressioni provenivano dalla Casa Bianca (Vilsack però ha smentito che Obama abbia chiesto di licenziarla). La stessa Naacp ha espresso la sua ferma presa di distanza dal misfatto razzista compiutosi alla sua convention. Shirley Sherrod ha provato a difendersi, a spiegare che non aveva mai detto questo cose, che non aveva mai discriminato nessuno. Le email al ministro e al suo staff non hanno ricevuto risposta. Non è servita nemmeno la testimonianza diretta dell’anziano agricoltore bianco, pronto a raccontare nel dettaglio che la Sherrod allora era stata straordinariamente utile e che nessuno l’avrebbe potuto aiutare meglio. Non c’è stato niente da fare. La forza dell’exposé su internet è imbattibile, superiore alla verità. Sherrod in realtà stava raccontando una storia di redenzione, la sua. Quella di una figlia di un nero assassinato alle spalle da un bianco (che poi l’ha fatta franca), capace di superare la rabbia, l’esitazione iniziale, la reazione di pancia che l’avrebbe portata a negare alla coppia di agricoltori bianchi l’aiuto che avevano chiesto. Quella di una cittadina americana che ha capito che sarebbe stato sbagliato discriminare, fare agli altri quello che aveva subito la sua famiglia. I due bianchi ricevettero la medesima assistenza che avrebbe avuto un nero. La verità diffusa online era falsa. Internet è uno straordinario strumento di comunicazione moderna, libertaria e democratica, regalato al mondo civile dall’apparato militare industriale dell’era del Vietnam. Non siamo ancora attrezzati ad affrontarne gli abusi, ma una speranza c’è. La calunnia via internet è più che un venticello, è poco gentile, non è affatto sottile. Lanier dice che è il prodotto di una specie di maoismo digitale. Ma nel caso Sherrod, la verità si è scoperta quando la Naacp ha fatto una verifica, ha ripescato l’intero discorso e l’ha diffuso integralmente. Su internet, naturalmente. Christian Rocca

La calunnia su Internet è molto più di un venticello
(Sul Sole di oggi)

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