I diari di guerra afghani
NEW YORK. Dal nostro inviato.
Novantaduemila documenti segreti sulla guerra in Afghanistan, subito definiti "i diari di guerra afghani", sono stati pubblicati alla mezzanotte di domenica sera da Wikileaks, il sito internet specializzato nella diffusione di materiale riservato e coperto dall’anonimato che da qualche mese ha preso di mira la Casa Bianca di Barack Obama e la sua strategia militare contro i talebani e al-Qaeda. I rapporti dei soldati, degli agenti di intelligence e degli analisti dei servizi americani – giunti non si sa come nelle mani di Wikileaks, anche se comincia a circolare il nome del giovane analista militare Bradley Manning- erano stati anticipati alcune settimane fa a tre grandi giornali internazionali: New York Times, Guardian di Londra e lo Spiegel tedesco hanno ricevuto i documenti per verificarne l’autenticità e con l’obbligo di rispettare l’embargo di pubblicazione di domenica sera.
Il New York Times ha sottoposto la sua inchiesta, forse anche i documenti ricevuti da Wikileaks, ai più alti funzionari di Barack Obama durante un vertice alla Casa Bianca alla fine della settimana scorsa. Su richiesta dell’amministrazione, il Times ha suggerito a Wikileaks di rimandare la pubblicazione di altri quindicimila documenti perché le informazioni fornite avrebbero messo a rischio l’incolumità delle persone citate.
La lettura dei documenti selezionati dal Times, dal Guardian e dallo Spiegel non svela niente di particolarmente clamoroso. La notizia sta più nella straordinaria fuga di notizie dal Pentagono che nel contenuto dei documenti. Una falla nel sistema di sicurezza nazionale che ha pochi precedenti nella storia americana. Nel periodo tra il gennaio 2004 e il dicembre 2009 – tra la fine dell’era Bush e il primo anno di Obama- la guerra della Nato in Afghanistan non andava bene. I servizi pachistani e iraniani aiutavano i talebani e contribuivano a creare caos e difficoltà alle truppe della coalizione internazionale. Erano aumentate le micidiali, ma non sempre efficaci, operazioni dei corpi speciali, in particolare nell’anno obamiano, anche – si legge nei documenti per evitare la cattura dei terroristi e i successivi problemi giuridici e processuali che Bush era stato costretto ad affrontare.
I documenti raccontano anche le attività segrete della Cia e l’uso massiccio dei droni, gli aerei senza pilota guidati dalle basi in Nevada che da un paio d’anni bombardano i villaggi pachistani al confine con l’Afghanistan. I rapporti svelati da Wikileaks non lesinano dettagli, particolari e informazioni, spesso però definite "per sentito dire" dagli esperti di intelligence consultati dai giornali americani. Tutto più o meno noto e – come ha detto James Jones, il consigliere per la sicurezza nazionale di Obama – superato dagli eventi. Obama, infatti, dopo mesi di seminari strategici tenuti nella Situation room della Casa Bianca, nel dicembre 2009 ha deciso di rafforzare la strategia politico militare in Afghanistan e di fornire più uomini al generale Stan McChrystal. A fine giugno, dopo un’incauta intervista a Rolling Stone, McChrystal si è dimesso. Obama lo ha sostituito con David Petraeus.
L’elemento più interessante dei documenti di Wikileaks è forse la conferma della presenza nell’arsenale talebano di missili terra-aria, simili a quelli che gli americani negli anni Ottanta avevano fornito ai mujaheddin nella vittoriosa guerra contro l’occupazione sovietica. Ma anche questo era noto da un anno. Ci sono anche ampie documentazioni di stragi di vittime civili causate sia dai talebani sia dagli alleati, alcune finora ignote. Il Guardian scrive di circa duemila civili uccisi dai talebani e di 195 dalle forze alleate. Un dato ovviamente incompleto, ma che dà il senso della parzialità delle notizie contenute nei documenti. Il Times punta sulle operazioni di intelligence concluse malamente, sugli errori dei droni e sui rapporti stretti tra i servizi pachistani e i capi talebani.
La Casa Bianca è apparsa più infastidita che preoccupata. Non ha perso tempo a definire «irresponsabili» e «oppositori della politica americana in Afghanistan » i responsabili di Wikileaks. «Gli Stati Uniti condannano in modo fermo la pubblicazione di documenti segreti – ha detto Jones in un comunicato – da parte di individui e organizzazioni che potrebbero mettere a rischio le vite di cittadini americani e alleati e che minacciano la nostra sicurezza nazionale… Questo episodio irresponsabile non avrà impatto sul nostro impegno per rafforzare l’alleanza con l’Afghanistan e il Pakistan, per sconfiggere i nostri nemici comuni e per sostenere i desideri del popolo afghano e pachistano».
In realtà c’è il timore che il clamoroso impatto mediatico, coordinato dal sito pacifista con i tre grandi giornali internazionali, possa intaccare il consenso popolare per la guerra in Afghanistan. La Casa Bianca ne ha bisogno per portare a termine la missione. Questa che si è aperta, peraltro, è la settimana in cui la Camera di Washington dovrà approvare prima della pausa estiva l’ulteriore richiesta di finanziamento della guerra in Afghanistan e Iraq avanzata dal Pentagono per coprire le spese correnti. Il finanziamento da 60 miliardi di dollari extra budget è stato già approvato la scorsa settimana dal Senato.
Christian Rocca
