Gommalacca/10
Il bravo recensore oggi avrebbe dovuto scrivere degli Arcade Fire. Sono il gruppo indie canadese che ce l’ha fatta, che è diventato un fenomeno pop da tutto esaurito, che finisce in prima pagina sul New York Times al momento del lancio di un nuovo disco. Ligio al dovere, il bravo recensore ha comprato The suburbs il giorno stesso dell’uscita nei negozi. The suburbs, però, è una delle cose meno interessanti sentite negli ultimi tempi.
Un disco imperdibile, invece, è “Dark night of the soul” di Danger Mouse e degli Sparklehorse. Danger Mouse è un eclettico produttore trentatreenne apprezzato negli ambienti della musica indipendente americana. Il suo vero nome è Brian Burton. Gli Sparklehorse sono una sola persona: Mark Linkous, uno degli alfieri di quella musica indie che qualcuno definisce alternative country o alt-country, altri lo-fi o più semplicemente “Americana”. Sono i nipotini di Bob Dylan, di Neil Young, di Tom Waits.
It’s a wonderful life, del 2001, è il disco migliore degli Sparklehorse. Un rock di misteriosa bellezza. Nero, cupo, dilatato. Ma anche dolce, delicato e, forse, troppo fragile. I testi sono spesso surreali, con l’apparente inno alla vita meravigliosa segnalata nel titolo che incrocia le atmosfere di profonda tristezza care al suo autore.
Ancora più straordinario, coinvolgente e quasi mistico nella sua rarefatta eleganza è Dark night of the soul. La notte buia dell’anima. Mai titolo poteva essere più appropriato. Al progetto di Danger Mouse e Mark Linkous hanno partecipato Suzanne Vega, i Flaming Lips, Jason Lytle dei Grandaddy, Iggy Pop, Nina Persson dei Cardigans, Julian Casablancas degli Stokes, Frank Black (che non è Franco Nero, ma il leader dei Pixies), Vic Chesnutt e anche il regista David Lynch. Il disco è stato registrato nel 2009, ma per una questione legale con la Emi è uscito nei negozi un mese fa. Nel frattempo sono successe molte cose, legate al lato oscuro dell’anima. Il giorno di Natale del 2009, uno dei contributors del progetto, Vic Chesnutt, si è tolto la vita. Il 6 marzo di quest’anno, si è suicidato Mark Linkous. No, non è stata una vita meravigliosa.
Christian Rocca
