Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Buone notizie per Obama

NEW YORK. Dal nostro inviato.
Finalmente una buona notizia per Barack Obama. Dopo una serie di sconfitte politiche personali, di sondaggi in picchiata, di candidati del suo partito che preferivano non farsi vedere con lui, ieri mattina il presidente americano s’è svegliato più sereno. Le primarie in quattro stati chiave in vista delle elezioni di metà mandato e governatoriali del 2 novembre non sarebbero potute andare meglio per la Casa Bianca. Non solo per i risultati in casa democratica, dove hanno vinto i candidati moderati più vicini al presidente e sono stati respinti quelli più radicali (come il miliardario Ned Lamont che nel 2004 provò a fermare il senatore democratico Joe Lieberman). Ma anche per ciò che è successo tra i repubblicani, dove il movimento dei tea party, cioè l’ala estremista del mondo conservatore, ha sbaragliato i candidati dell’establishment di Washington nominando una serie di candidati poco strutturati, di scarsa esperienza e capaci di gaffe fantasmagoriche. Il vincitore in Colorado, Ken Buck, ha detto che il successo contro la candidata avversaria gli spettava perché lui non porta «i tacchi alti». Il prescelto per le elezioni a governatore del Colorado, Dan Maes, sostiene che il programma di bike-sharing (biciclette pubbliche) di Denver «minaccia le nostre libertà personali». Il candidato in Minnesota, Tom Emmer, ha proposto di diminuire il minimo sindacale dei camerieri tenendo conto che poi recuperano con le mance. Obama ha investito tempo, uomini e denaro per far vincere il senatore Michael Bennet, in Colorado. Il suo sfidante era sostenuto da Bill Clinton. Se l’uomo caro alla Casa Bianca avesse perso sarebbe stato un danno di immagine devastante per l’autorevolezza di Obama.
Sono tutte notizie ottime per il presidente, ha detto l’ex stratega di George W. Bush Mark McKinnon. A novembre, negli stati in bilico come il Colorado, il Connecticut e il Minnesota, la sfida sarà tra candidati moderati e oppositori esagitati. I sondaggi oggi danno i repubblicani sulla via per riconquistare la maggioranza della Camera. Più difficile un ribaltone al Senato, dove i repubblicani dovrebbero guadagnare 10 seggi sui 34 in palio. In questi mesi – confortati dai risultati elettorali in Virginia, in New Jersey, in Massachusetts, in Illinois e in Pennsylvania – i repubblicani si sono convinti che la strada fosse in discesa. L’ala libertaria del mondo conservatore ha preso fiducia e ha trasmesso agli elettori repubblicani l’idea che il radicalismo paga, al contrario dell’inciucismo dei politici di professione.
I giornali hanno dato legittimità a questa analisi, prevedendo che il 2010 sarà l’anno del sentimento anti establishment, anti Washington, anti governo. Alle primarie repubblicane è arrivata la conferma. A quelle democratiche no. Si vedrà a novembre chi avrà avuto ragione, ma intanto sui giornali è iniziata la marcia indietro: non è vero che l’outsider vince sempre rispetto all’insider; non è vero che il sostegno di Obama danneggi i candidati democratici; non è detto che la vittoria repubblicana di metà mandato sia così scontata.
Christian Rocca

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