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Obama contro i professionisti della sinistra

Arrivano "i professionisti della sinistra", formula inconsapevolmente sciasciana usata dal portavoce di Barack Obama, Robert Gibbs, per definire quelli che non si accontentano di niente, che vorrebbero cancellare gli avversari, che invocano la magnifiche e progressive sorti seduti nei comodi salotti televisivi o in pigiama davanti a un computer collegato a un blog. Quelli delusi da Obama, in nome della purezza ideologica e dell’ortodossia di sinistra. Quelli dei no ai compromessi, dei no alla moderazione. "The professional left", per usare la frase di Gibbs.
La Casa Bianca non ne può più di tutte le critiche che la sua parte politica rivolge quotidianamente al presidente. Obama s’è venduto a Wall Street, ha varato una riforma sanitaria all’acqua di rose, non ha chiuso Guantanamo, manda i soldati a morire in Afghanistan, bombarda il Pakistan e mille altre cose che lo rendono indistinguibile da George W. Bush. Un’accusa non da poco per il presidente che aveva promesso cambiamento e sogno, speranza e giustizia. «È pazzesco. Dovrebbero sottoporsi all’antidoping – ha detto il portavoce di Obama in un’intervista a The Hill -. Saranno soddisfatti soltanto quando avremo una sanità di tipo canadese e magari chiuso il Pentagono. Non vivono nel mondo reale».
Gibbs non ha fatto nomi, ma dalle reazioni l’elenco dei professionisti della sinistra è fatto. Il deputato democratico Keith Ellison, il primo musulmano eletto al Congresso, ha chiesto le sue dimissioni. Il collega Alan Grayson gli ha dato di "pagliaccio scemo". Il Nobel Paul Krugman ha definito "stupido" il suo comportamento. Lo show man Keith Olbermann, sulla rete Msnbc che è la centrale del malcontento liberal anti Obama, ha accusato il presidente e i suoi di essere "dilettanti della sinistra" che hanno ceduto ai "professionisti della destra". Il blogger di Salon Glenn Greenwald, un tempo devoto a scorticare la politica antiterrorismo di Bush, ha scritto che il portavoce di Obama per metà inveisce come un paranoico Richard Nixon, per l’altra accetta la caricatura della sinistra fatta da Sarah Palin e FoxNews.
Gibbs non s’è scusato per le sue parole. Non le ha smentite. Non ha detto di essere stato frainteso. Il suo pensiero è quello del suo boss, come segnalano in molti. Obama è frustrato dal dover parare i colpi non solo della destra, ma anche della sinistra incontentabile. Questa amministrazione ha approvato la riforma sanitaria, ha fatto la riforma di Wall Street, ha passato il più grande pacchetto di stimolo dell’economia, ha salvato l’industria automobilistica, ha nominato due donne alla Corte Suprema, sta per chiudere la guerra in Iraq. Non è poco, in meno di due anni.
Gli altri rispondono imputandogli di non aver fatto abbastanza, di essere troppo morbido con Wall Street, di dire no al matrimonio gay, di negare i diritti ai detenuti di guerra, di uccidere i nemici senza garantirgli il processo, di essersi impantanato in Afghanistan.
Sulla sicurezza nazionale, i professionisti della sinistra hanno ragione: non c’è molta differenza tra le scelte di Obama e quelle di Bush. Sarebbe stato strano il contrario. Laddove sembrava ci fosse un taglio col passato, come sull’Iran e su Guantanamo, la realtà ha costretto il presidente a tornare alle posizioni del predecessore.
Obama ha ragione di essere orgoglioso di quello che ha realizzato. Il suo primo anno e mezzo è stato un successo. Ma se i sondaggi sono così negativi, se la destra è così arrabbiata e se i professionisti della sinistra sono così delusi un motivo ci deve essere. E non è detto che abbia a che fare soltanto con la percezione sbagliata del pubblico, con la stravaganza dell’opposizione e il radicalismo dei suoi. Due anni fa, l’America e il mondo si erano innamorati in modo irrazionale di un giovane senatore dell’Illinois. Obama li ha lasciati credere che fosse arrivato il messia, il profeta, Superman. E forse ci ha creduto un po’ anche lui. La bacchetta magica, però, non esiste.
Christian Rocca
Sul Sole 24 Ore di oggi

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