Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Il prof. Stille

Io spero che qualcuno legga con attenzione le incredibili lezioni di giornalismo con i paraocchi del prof. Alexander Stille sul suo blog su Repubblica. Non ci si può credere. Stille non si rende conto che chiunque dotato di licenza media potrebbe riscrivere il suo post sostituendo le parole "il Giornale" con "Repubblica" e ribaltando i nomi dei protagonisti, mettendo un obiettivo di destra al posto di uno di sinistra. Dice, per esempio e dopo una marcia indietro ingranata malamente, che lo scoop del Giornale sulla casa di Fini «non e’ pura spazzatura» (qualche giorno prima aveva scritto che lo era), ma che «la stampa berlusconiana scrive solo quello che serve agli interessi del padrone e se Fini avesse appoggiato la legge sulle intercettazioni il pezzo sulla casa a Montecarlo non avrebbe visto la luce del giorno». Verissimo. Non c’è dubbio. La stampa antiberlusconiana, tipo quella per cui scrive lui, invece fa ogni giorno formidabili scoop su Unipol, su affittopoli, sugli interessi di Debenedetti, sulle escort degli amici degli amici e così via.
Due frasi (su mille) di Stille però sono condivisibili:
«La stampa italiana in genere, e non solo quella berlusconiana, e’ in un cattivo stato».
«Riconosco che, effettivamente, l’impostazione e’ antipatica, perché mette me stesso (e La Repubblica) in una posizione di superiorita’ morale rispetto ad altri giornali e giornalisti».
Il problema di Stille è che ci crede. Crede davvero di essere moralmente e antropologicamente superiore agli altri, per il solo fatto di essere di sinistra.

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