Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Gommalacca/13

La Gommalacca del primo agosto si chiudeva con una specie di invocazione mistica a proposito di un nuovo disco di Sufjan Stevens: «Lo aspettiamo fedeli, ma impazienti, da cinque anni». Detto, fatto. In settimana, a sorpresa, Sufjan Stevens ha pubblicato un mini ellepì dal titolo All delighted people composto da otto lunghe canzoni per sessanta minuti di folk orchestrale che inchioda alla poltrona. Non è il vero nuovo disco del formidabile genio del Michigan, ma gli si avvicina molto. La prima e l’ultima canzone, All delighted people e Djohariah, sono quelle che fanno il disco. Intanto non sono canzoni. Undici minuti e trentotto secondi la prima. Diciassette minuti e zero tre la seconda. Di All delighted people c’è anche una versione più secca di altri 8 minuti. Immaginatevi i Pink Floyd del nuovo millennio, visionari e melodici, ma saldamente radicati nel soul anni 70, nella musica folk, tradizionale, popolare. Una cacofonia di strumenti, voci e cori. Un frullatore di suoni capace di produrre una musica paradisiaca. Quelle due sinfonie sono forse le cose migliori che Stevens abbia mai registrato. All Delighted People è definita una «ballata epica», uno «spettacolare omaggio all’Apocalisse e a Sounds of Silence di Paul Simon».
I testi sono pieni di riferimenti alla fine del mondo, al giorno del giudizio, al paradiso. Il panico apocalittico costringe la gente a inchinarsi e a pregare, spesso invano. «Tutte le persone felici alzino le mani», canta gioioso Stevens.
Djohariah è la sorella di Sufjan. La canzone è un inno alle ragazze madri. Una ballata gotica. I primi dodici minuti sono Pink Floyd allo stato puro. Un’elegia musicale che inizia con un coro “ooh, aah” accompagnato da un sinistro assolo di chitarra che sembra chiedere perdono a qualcuno, che quasi teme di pronunciare il nome della ragazza, che certamente avrebbe da dire qualcosa ma non ci riesce. Le trombe e i fiati aprono la strada. Le voci iniziano a scandire: «Djohari, Djohariah». Undici minuti e 44 secondi di crescendo orchestrale, poi comincia un’altra canzone. Scopriamo che Djohariah è stata lasciata da un marito traditore, violento, cattivo «heart grabber back stabber double cheater wife beater». «Non hai bisogno di quell’uomo nella tua vita», le dice Sufjan. «Sei una donna gloriosa e vittoriosa, la madre del cuore del mondo». «Non vergognarti, non nasconderti nella tua stanza, non piangere in bagno», «il mondo è vostro», «vai avanti sorellina, vai avanti».
Christian Rocca

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