Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Recensire i giornali su iPad

Quando è uscito l’iPad, il gran capo di una delle più importanti internet company del mondo ha chiesto ai suoi dirigenti di provare il nuovo strumento elettronico della Apple e di fargli sapere che cosa ne pensassero. Qualche giorno dopo, con la sicumera tipica degli esperti del settore, i manager hanno elencato tutta una serie di mancanze, di difetti, d’incompatibilità dell’iPad. Il gran capo li ha ascoltati con attenzione, poi ha chiesto ai manager di conoscere anche il giudizio di familiari, coniugi, figli, genitori. La risposta è stata unanime: per loro, per la gente normale, usare la tavoletta è un’esperienza entusiasmante.
C’è quindi da procedere con cautela nel recensire lo sbarco dei quotidiani, delle riviste e della carta stampata su iPad perché l’occhio di chi fa i giornali potrebbe non essere allineato alle esigenze di chi li legge. Sei mesi dopo l’arrivo nei negozi di mezzo mondo della tavoletta magica di Steve Jobs si può però fare una prima rassegna delle scelte compiute dai grandi quotidiani internazionali. La rivoluzione digitale è arrivata, ma non tutti sanno ancora che cosa mettersi. I due grandi giornali d’informazione politica americana, per esempio, sono stranamente rimasti un passo indietro, nonostante per tradizione siano quelli che definiscono le regole del giornalismo contemporaneo. Il Washington Post non ha ancora l’application per iPad. Quella del New York Times offre soltanto una selezione di articoli, «editor’s choice», in modo gratuito, ma con una struttura molto diversa da quella del giornale cartaceo.
I modelli di trasposizione su iPad dei contenuti giornalistici di carta sono sotanzialmente due, uno più innovativo, addirittura rivoluzionario, e un altro meno radicale, più semplice, a minore tasso tecnologico. In Italia si è scelto di percorrere la via della mera pubblicazione delle pagine pdf del giornale cartaceo, arricchite con qualche contenuto multimediale (video, gallerie fotografiche, link ai blog e al sito web).
L’idea alla base di questa scelta minimale è quella di replicare sulla tavoletta elettronica l’esperienza dello sfoglio cartaceo in modo da non spaventare i lettori con prodotti editoriali del tutto diversi da quelli finora conosciuti. In questo modo, però, lo strumento è sfruttato al minimo, quasi come ascoltare la radio su uno schermo tv al plasma.
La Stampa è l’unico dei grandi giornali italiani ad aver scelto la strada di ridisegnare il layout appositamente per iPad. La foto delle pagine cartecee non c’è. C’è un’altra cosa, che non è nemmeno la riproposizione del sito web. Rispetto a chi ha scelto questo secondo modello, l’App della Stampa risulta ancora povera, scarna e confusa, ma in linea con quanto hanno fatto i grandi giornali internazionali come Wall Street Journal, Financial Times, Times di Londra, Usa Today e con quanto farà, a breve, Il Sole 24 Ore. A fine mese, infatti, ci sarà l’avveniristica applicazione La Vita Nòva, una nuova rivista di cultura high-tech curata dalla redazione dell’inserto Nòva24 ma specificamente ideata per sfruttare al meglio spazi, dimensioni e potenzialità dell’iPad.
Leggere il Wall Street Journal, il Financial Times, il Times londinese o Usa Today su iPad non è come leggere le rispettive versioni cartacee, nonostante gli articoli siano identici. La versione su iPad non è soltanto interattiva, aggiornata e ricca di contenuti extra, ma è anche reimpaginata completamente per adattarsi alla dimensione della tavoletta. Alla base di questa seconda strada c’è la consapevolezza che lo sfoglio su iPad è un’esperienza diversa rispetto a quella dello sfoglio cartaceo. Non può essere altrimenti. Sono mezzi differenti.
L’iPad è stato annunciato con toni messianici, grazie anche a una furba strategia di marketing di Apple. Lo si era atteso come lo strumento tecnologico che avrebbe salvato l’industria giornalistica da una morte annunciata. I grandi e i piccoli gruppi editoriali hanno investito sulla tavoletta, regalando pubblicità gratuita ad Apple.
L’azienda di Steve Jobs se n’è avvantaggiata, i giornali ancora no. Ma un paper della Oliver Wyman – commissionato da Next Issue Media, il consorzio editoriale di Condé Nast, Hearst, gruppo Time, Meredith e News Corp. di Rupert Murdoch nato per esplorare le opportunità, i mercati e le ipotesi commerciali che il futuro digitale offrirà a editori, pubblicitari e consumatori – sostiene che l’iPad farà guadagnare al mondo dell’editoria americana più di un miliardo di dollari da qui al 2014 (si veda Il Sole del 18 agosto). Ad alcune condizioni: il prodotto giornalistico si deve adattare al nuovo strumento e le aziende editoriali si devono trasformare, riorganizzare e mettersi in discussione.
La rivista Atlantic – attivissima sul web grazie ai migliori blog politici in circolazione e a un formidabile aggregatore di opinioni – è appena sbarcata su iPad con una nuova proposta: non solo la rivista a pagamento, ma a breve anche un abbonamento premium che fornisce ai lettori tutta la copiosa produzione giornalistica online.
I grandi gruppi editoriali anglosassoni, insomma, scommettono sulla via più radicale, sul modello Wall Street Journal e Financial Times. L’iPad è uno strumento nuovo, diverso, rivoluzionario. Non è un semplice computer. Non è un foglio di carta. Non va dimenticato.
Christian Rocca

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