Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Gommalacca/21

Barack Obama ha raccontato che Bob Dylan, alla fine di una breve esibizione alla Casa Bianca, è sceso dal palco, gli ha fatto un cenno con la testa, gli ha stretto scetticamente la mano e non ha voluto farsi fotografare. «Lo adoro per questo: è esattamente come te lo aspetti», ha detto il presidente.
Se qualcuno si chiede ancora perché Sua Maestà Bob Dylan sia così allergico alle buone cause, agli appelli civili degli artisti impegnati e alle primarie democratiche si appunti che cosa diceva di lui Allen Ginsberg: «Dylan non vuole diventare una marionetta politica né sentirsi obbligato a prendere posizione su qualsiasi argomento». La frase di Ginsberg si legge in una nuova biografia di Dylan. Sua Bobbità non si fa servire da un biografo qualunque. Il più bravo a raccontare la sua storia è lui medesimo, come ha dimostrato sei anni fa con Chronicles: Volume One. Se poi qualcuno vuole girare un documentario sul suo mezzo secolo di carriera, sarà meglio che questo qualcuno sia quantomeno Martin Scorsese, autore nel 2005 di No Direction Home. Dylan non consentì al maestro del cinema americano nemmeno di formulargli direttamente le domande. Rispose, ma a porgliele doveva essere il suo agente. Nel 1965 si era concesso a D. A. Pennebaker per documentare il famigerato tour inglese della svolta elettrica (Don’t look back). Todd Haynes, tre anni fa, gli ha dedicato una riflessione cinematografica, raccontata da sei attori diversi, tra cui Cate Blanchett, ciascuno dei quali ha interpretato un aspetto diverso della sua vita.
Sean Wilentz è uno storico. Uno storico di quelli veri. Cattedra a Princeton e libri su Ronald Reagan e Andrew Jackson, su Thomas Jefferson e Abramo Lincoln. Un biografo di presidenti. Il suo ultimo libro è Bob Dylan in America, 390 pagine, Doubleday. Uno storico serio che racconta il revival folk di fine anni Cinquanta e il fenomeno beat dei Sessanta, i fronti popolari di matrice comunista e le proteste anti Vietnam. Il filo è la traiettoria artistica e politica del grande Bob, raccontata senza mai annoiare e senza perdere il rigore accademico.
Philip Roth ne è entusiasta: «E’ scritto e pensato bene, ogni pagina è densa e forte». Martin Scorsese dice che «è sorprendente come quando si sente una bella canzone di Dylan». Le belle canzoni di Dylan si possono ascoltare in versione grezza in un nuovo triplo cd, The Witmark demos, il volume 9 della sua Bootleg series. Sono i demo solitari che Dylan registrò tra il 1962 e il 1964 per i suoi due primi editori. 
Christian Rocca

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