Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Gommalacca/27

Tra i segnali più evidenti dell’imminente fine del mondo c’è Lady Gaga. Stefani Joanne Angelina Germanotta detta Lady Gaga. Non ho mai ascoltato una sua canzone, almeno intenzionalmente. Non ho mai letto un articolo che la riguardasse. Non ho mai sfogliato nessuna delle tante riviste patinate internazionali che le hanno dedicato la copertina. Non c’è da vantarsene, ma non sono interessato al fenomeno. Eppure negli ultimi giorni, occupandomi d’altro, mi è spesso capitato di imbattermi in Lady Germanotta. Non ci crederete ma la cantante (pop? glam? trash?) è al centro delle più delicate e controverse questioni di politica internazionale e militare. Sul serio. Lady Gaga.
L’analista dei servizi americani, Bradley Manning, accusato di aver sottratto al mega cervellone di Pentagono e Dipartimento di Stato alcune centinaia di migliaia di file riservati poi diffusi da Wikileaks, pare li abbia trafugati copiandoli su un cd di Lady Gaga. «Ho cancellato la musica e copiato i file – ha detto Manning – Nessuno ha sospettato alcunché. Cantavo Telephone mentre scaricavo il più ampio numero di informazioni della storia americana». Ed è la prima.
La seconda è la campagna che la cantante newyorchese sta conducendo per abrogare la legge del don’t ask, don’t tell (noi non te lo chiediamo, tu però non dirlo) che proibisce l’arruolamento nell’esercito americano di gay e lesbiche che dichiarano l’orientamento sessuale. Lady Germanotta ha fatto comizi, ha diffuso video, è diventata un’eroina dei brothers and sisters in arms. Prima o poi ce la farà. Lady Gaga pure legislatrice, oltre che numero 7 della lista Forbes sulle donne più potenti del mondo.
Non bisogna disperare, però. I segni di riscatto sono ovunque. Anche nascosti. Dawning, per esempio. Il primo disco di Matteo Sabattini, altosassofonista bolognese espatriato nel 2002 in America. Sabattini e il suo New York Quintet (MSNYQ) sono quanto di meglio il jazz contemporaneo possa offrire, di qua e di là dell’Atlantico. Sabattini non suona il pianoforte come Brad Mehldau, neanche il contrabbasso come Dave Holland e nemmeno la chitarra come Kurt Rosenwinkel, ma la musica composta e suonata dal suo ensemble è su quella stessa scia: melodica, corposa, moderna. Un piccolo rimedio per ritardare la fine del mondo. Complimenti e tanti saluti a Lady Germanotta.
Christian Rocca

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