Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Giffords, commento finale (prima di leggere i giornali italiani)

Tutte le testimonianze dirette e indirette escludono la pista politica nel massacro di Tucson. Solo lo sceriffo (eletto) ha lasciato intendere che la retorica al vetriolo, particolarmente cruda in Arizona, potrebbe aver influito in qualche modo sulla mente malata di un ventiduenne con un passato problematico, con "problemi mentali" e già fermato dalla polizia due volte, presumibilmente per droga e minacce.

Lo sceriffo potrebbe sapere qualcosa che non dice, oppure no. Il fatto che forse ci sia un secondo uomo, un cinquantenne ricercato, complica le cose. Vediamo quando ci daranno notizie ufficiali. La motivazione politica, ripeto, è possibile. Ma al momento non ne sappiamo nulla. Chi dice di saperlo, be’, mente. Non sa niente. Spara.

Stando ai video, ai messaggi, al profilo lasciato dallo stragista su Internet, e alle testimonianze di amici e conoscenti (alcuni dei quali lo descrivono come un freak rockettaro radicale di sinistra) si è portati a pensare che la politica non c’entri nulla. Quale politica, poi? Il delirio sulla nuova moneta da emettere a giorni? La teoria del complotto governativo sul controllo della mente attraverso la grammatica? Gli inviti a sognare di più? La bandiera bruciata? Marx e Hitler tra gli autori preferiti? O Rand e Orwell? O Hemingway e l’Hesse dell’immancabile Siddharta? E Alice nel Paese delle Meraviglie? Un nazi-liberal-comunista-libertario-sognatore-newage non lo si incontra tutti i giorni.

La vittima, poi, è la meno allettante possibile per un sostenitore dei Tea Party, essendo Gabrielle Giffords una deputata centrista, una democratica conservatrice, una rappresentante di un collegio conservatore in uno stato di destra. Anti immigrazione. Favorevole al diritto a portare armi. Esponente dei Blue Dogs. Sì, anche pro-choice, pro-ambiente e pro-riforma sanitaria. Ma anche un deputato che tre giorni fa non ha votato Nancy Pelosi come leader democratico alla Camera, tanto da guadagnarsi due giorni fa sul sito dei radical-fighetti Daily Kos questa definizione da parte di una sua elettrice: "Per me è morta". Pensate se fosse stato pubblicato su un sito vicino alla Palin. Non significa niente, ovviamente. Ma immaginate che cosa sarebbe successo in questo caso.

Non essendoci prove di niente, almeno per ora, quelli che hanno subito pensato a Sarah Palin come mandante hanno deciso di virare sui "toni accesi" che avrebbero creato il contesto della tragedia, influendo sul ventiduenne fuori di testa. Di nuovo, non c’è nessuna prova che i toni politici abbiano contribuito alla tragedia (tranne il punto di domanda lasciato in sospeso dallo sceriffo). In ogni caso, gli stessi che ora arricciano il sopracciglio non me li ricordo altrettanto indignati quando sui giornali si incitava all’assassinio di Bush, si inneggiava alla sua morte, si vendevano simpatiche magliette con la scritta Kill Bush eccetera.

Blogger e opinionisti tv, però, hanno la prova: le impronte della colpevolezza si trovano nella campagna di Sarah Palin del novembre scorso, quando l’ex candidata vicepresidente aveva messo nel mirino (in inglese si dice target, che non è detto che sia il mirino del fucile anti caribou) una ventina di seggi, tra cui quello di Giffords.

I siti italiani, sbagliando, hanno interpretato la cosa come una campagna ad personam, contro Giffords. Ma non hanno capito che quelli erano seggi in bilico, secondo i sondaggi, che i candidati repubblicani avrebbero potuto strappare ai democratici. Palin, inoltre, sosteneva apertamente i candidati dei Tea Party, uno dei quali era l’avversario di Giffords.

Nessuno ricorda, tra l’altro, che il principale candidato dei Tea Party dell’Arizona, JD Hayworth, quello più responsabile per i toni al vetriolo nello stato della tragedia, be’, non ha ricevuto il sostegno di Palin. La Palin, anzi, è scesa in Arizona per fare campagna contro il candidato dei Tea Party al Senato e per sostenere il suo avversario John McCain.

Il segno grafico del mirino, posto sui 20 seggi in bilico, non è una bella trovata politica, anzi è un’idiozia, potenzialmente pericolosa. Ma, di nuovo, ci dimentichiamo che le stesse parole ("mirino") lo stesso linguaggio violento ("calci nel sedere", "traditori", "violatori della Costituzione") e la stessa campagna diciamo ad personam è stata usata da analisti, commentatori e blogger liberal contro i Blue Dogs e proprio contro Gabrielle Giffords.

Pensare a Sarah Palin il minuto dopo aver appreso la notizia di una strage compiuta chiaramente da un matto non denota ragionevolezza e buonsenso. Non potremmo aspettare le notizie prima di buttarla in politica? Non potremmo attendere 5 minuti? Scateniamoci, ma appena scopriamo che l’assassino ha urlato Palin Akbar.

(Sennò, come fa notare questo blog, si rischia di far casino:
“Per Menichini, direttore del quotidiano del Pd Europa, ad armare la mano del folle che ha fatto fuoco su un gruppo di persone, tra cui la deputata abortista Giffords, è stata Sarah Palin.
Della quale ora si augura la morte.
Politica, s’intende.
Tweet di Stefano Menichini: Spero che oggi muoiano i Tea Party e la candidatura di Sarah Palin"

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