Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

«Unsupported»

E due. Dopo l’editoriale del New York Times (ne parlo più a lungo qui) che, sul caso specifico della strage di Tucson, scrive che «è superficiale e sbagliato attribuire questo specifico atto di un matto direttamente ai repubblicani o ai membri dei Tea Party» c’è anche l’editoriale del Washington Post a far vergognare editorialisti e commentatori italiani: «It seems an unsupported leap to blame either the political climate or any particular individual or group for inciting the gunman». Cioè: «Sembra un salto logico non provato accusare il clima politico o un individuo in particolare o un gruppo di aver incitato l’assassino». Un salto logico non provato. Il titolo dell’ediroriale è "Questions about mental illness, access to guns follow Arizona shooting". La strage dell’Arizona apre, cioè, un dibattito sulle malattie mentali e sull’accesso alle armi, non sui Tea Party e Sarah Palin (a differenza del Times che, invece, è preoccupato dalla retorica al vetriolo in generale).
Ma nel caso di cui stiamo parlando, be’, due su due. I due principali giornali americani, con pagine degli editoriali progressiste e liberal, dicono che nel caso di cui stiamo discutendo, per quanto ne sappiamo, la politica non c’entra. Continua l’editoriale del Washington Post: «The suspect appears to be a disturbed young man with no coherent political philosophy», «il sospettato sembra essere un giovane disturbato senza una coerente filosofia politica».
Due su due? No, tre su tre, a voler aggiungere anche l‘editoriale del Wall Street Journal, le cui op-ed page però sono conservatrici e quindi agli occhi degli scemi corresponsabili della strage. Ora tornate pure a leggere Zucconi e Annunziata.

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