Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Gommalacca/36

Mai fidarsi delle anticipazioni. La nuova moda discografica è regalare una canzone due o tre mesi prima dell’uscita ufficiale dell’album. Non è soltanto una trovata di marketing, è una grande cosa. Ma non sempre. Spesso, infatti, l’anticipazione diventa una trappola. Il brano non è detto che sia coerente con il resto dell’album, ma a forza di ascoltarlo il giudizio complessivo, anzi il pregiudizio, si è già formato. I Decemberists, per esempio. Alla fine del 2010 hanno anticipato Down by the water, una splendida canzone in pieno stile REM, complice Peter Buck alla chitarra. Chi l’ha ascoltata si è fatta l’idea di una sofisticata svolta rockettara dei cinque intellettuali di Portland. Qualche giorno fa, però, è uscito tutto il disco, The king is dead. Fin dal primo solco si capisce che con i REM non c’entra niente. Non è un concept album e si presenta con meno pretese e meno pesantezze rispetto al passato. Ma se una svolta musicale c’è stata, semmai è folk. The king is dead è un fantastico disco di "americana", sulla scia dei Wilco e dell’immarcescibile Neil Young.
Quando l’anticipazione è addirittura quintupla, la questione si complica. I REM, uno dei migliori gruppi della storia del rock, hanno anticipato cinque brani del loro quindicesimo disco, Collapse into now, in uscita l’8 marzo. Il primo, Discoverer, è stato messo online il 16 dicembre, ed è una tradizionale canzone dei REM, non particolarmente originale, con molte schitarrate e l’inconfondibile voce recitata di Michael Stipe. Poi a poco a poco sono arrivate le altre anticipazioni: It Happened Today e Uberlin ricordano i REM più eleganti e pop, quelli di Around the Sun; Oh My Heart è una ballata lenta dedicata stancamente a New Orleans; poi c’è Mine smell like honey, la canzone più bella, un omaggio ai REM migliori di sempre, quelli di Life’s Rich Pageant (1986).
L’anticipazione più infingarda di tutte è Our hearts are wrong della ventunenne Jessica Lea Mayfield. Un piccolo capolavoro di passione rock e di tradizione americana. Ora è uscito finalmente il disco, Tell me. Il primo ascolto delude al punto da star male. Ma non bisogna mai fidarsi nemmeno del primo ascolto.
Christian Rocca

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