Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Gommalacca/37

Gli eventi musicali di questa settimana sono stati tre: il Festival di Sanremo, i Grammy Awards in America,  e l’uscita a sorpresa del nuovo disco dei Radiohead. Il Festival di quest’anno non avrebbe meritato nemmeno questa riga se l’attore Andy Garcia non avesse preso in giro Morandi & Co. strimpellando sul palco dell’Ariston un frammento di The Koln Concert di Keith Jarrett. I Grammy Awards sono stati talmente di un altro livello che solo a scriverne nella stessa colonna è da manicomio.
Il disco dei Radiohead, dunque. Si intitola The King of Limbs. Da venerdì, si può scaricare per 7 sterline dal sito del gruppo inglese. Il primo ascolto è stato deludente. Pure il secondo. Anche il terzo. Al quarto le cose sono migliorate. Little by little e Separator sono ammalianti nella loro ripetitività. Ma va detto, con profondo rammarico: la più grande rock band degli anni Novanta non ha granché da dire. Nessuno degli otto brani del disco è una canzone, con l’eccezione (forse) di Codex. Poco materiale anche per Brad Mehldau, il pianista che in questi ultimi anni ha tenuto viva la musica dei Radiohead con le sue fantastiche cover jazz. L’asticella dell’attesa era così alta che per ammorbidire la delusione è stato necessario andare su YouTube per ascoltare Bob Dylan suonare Maggie’s Farm ai Grammy, accompagnato dai fantastici Avett Brothers della North Carolina e dagli inglesi Mumford & Sons. Sua Bobbità ha sempre qualcosa da dire, anche nel 2011. La settimana è stata riscattata nientemeno che da Sorrisi&Canzoni. Allegati al settimanale ci sono due dischi di Dylan. Uno è Blonde on Blonde (1966), il capolavoro assoluto tra i tanti masterpiece di Bob Dylan. Ma a commuovere è uno degli  album più criticati della sua sterminata discografia: Dylan & the Dead (1989), la registrazione del tour 1987 con i Grateful Dead di Jerry Garcia. Mamma mia. Riascoltatelo. Sentite una dopo l’altra tutte le canzoni – Slow Train, I want you, Gotta Serve Somebody Queen Jane, Joey, All Along the Watchtower, Knockin’ on Heaven’s Door. Dylan con i Dead. Oltre non si può andare. Sono 47 minuti tra i più formidabili della storia del rock. Digerire Sanremo e la delusione Radiohead diventa una passeggiata.
Christian Rocca

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