Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Gommalacca/43

Non ha una bella voce, almeno così dicono. Eppure è una di quei timbri familiari, caldi e riconoscibili al primo secondo. L’uso della chitarra, invece, non è mai stato in discussione. Robbie Robertson è uno dei giganti del folk rock angloamericano. Dopo 13 anni di assenza è tornato con un nuovo disco: How to become Clairvoyant (esce domani, ma lo si può ascoltare in anteprima sul sito First Listen della Npr), il disco più chitarristico che abbia mai fatto. Canadese, figlio di padre ebreo e di madre indiana d’America, Robertson a cavallo tra i Sessanta e i Settanta ha guidato uno dei più formidabili gruppi di tutti i tempi, The Band, il cui ultimo concerto, The Last Waltz, è un doppio cd e un documentario diretto da Martin Scorsese (per il regista italoamericano ha composto anche le musiche di Toro scatenato, Re per una notte, Il colore dei soldi, Casinò, The departed, Shutter Island).
Robbie Robertson era l’autore della gran parte dei brani della Band, ma in effetti lasciava ad altri l’incombenza di cantarli. Specie quando il gruppo suonava per Bob Dylan (Before the flood e, soprattutto, Planet Waves). Tra la fine degli anni Ottanta e la metà dei Novanta, Robertson ha intrapreso la carriera solisti con quattro dischi capaci di fotografare la trasformazione multiculturale di quegli anni. L’omonimo Robbie Robertson del 1987 (con echi alla Peter Gabriel delle praterie) e poi Music for the Native Americans del 1994 e Contact from the Underworld of Red Boy di quattro anni (con i loro decisi richiami alla tradizione indiana d’America) non possono mancare in una discoteca del rock che si rispetti.
Tredici anni dopo, ecco How to Become Clairvoyant in collaborazione con Eric Clapton, Steve Winwood, Pino Palladino e una serie di amici da Tom Morello (dei Rage Against The Machine e Audioslave) a Trent Reznor (Nine Inch Nails). Un disco meno etnico rispetto agli ultimi due, più rock. I testi sono i più autobiografici che abbia mai scritto, a cominciare da This Is Where I Get Off sulla fine della Band, probabilmente un assaggio della biografia che Robertson sta per scrivere per Random House. Un grande disco.
Christian Rocca

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