Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Capezzone, Assange, la politica e la rete


Daniele Capezzone ha fatto un grande errore, quello di fare politica. Non che non ci sia portato, anzi. Quando faceva il segretario dei radicali era il più bravo di tutti. Ai tempi del governo Prodi era l’unico che diceva cose sensate e liberali, tanto che l’avrei visto benissimo alle primarie del Pd. E anche ora che fa il portavoce del Pdl, per quanto spesso non sia d’accordo con lui, resta tra i pochi presentabili (Capezzone è mio amico e non mi frega niente che non sia molto amato tra i lettori di Camillo). Sono però convinto che abbia sbagliato a fare politica perché se non l’avesse fatta, con l’eccezione della salutare esperienza radicale, oggi sarebbe uno dei migliori commentatori italiani. Multidisciplinare, anche. Come dimostra questo libretto dal titolo Contro Assange, oltre Assange (in vendita in allegato col Giornale, e vorrei vederli i lettori tipici del Giornale alle prese con questo libretto). Sono riflessioni, fatte in passato anche dal titolare sul Foglio in occasione dell’uscita del saggio di Lanier e di una campagna del Sole, scritte da un entusiasta di Internet e delle nuove tecnologie ma con numerosi dubbi su un certo estremismo libertario della rete e su certe vigliaccherie protette dall’anonimato che circolano sul web. Capezzone, ovviamente, tratta con il medesimo sdegno i proibizionisti della rete, quelli che a ogni vigliaccata scattano subito per censurare, chiudere, reprimere. I secondini hanno subito intravisto una difesa di Berlusconi in questo mini saggio, ma lasciateli perdere. Si può essere d’accordo o no con le cose che scrive, ma queste 80 pagine sono da leggere.

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