Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Gommalacca/44

Due anni fa mi sono innamorato di un disco e del suo autore: Sometimes I wish we were an eagle di Bill Callahan. Avete mai ascoltato la rada dolcezza di Too many birds? Be’, fatelo. Un tempo Bill Callahan si faceva chiamare col nome del suo gruppo, Smog. Col suo vero patronimico, questo malinconico cantautore americano cresciuto in Inghilterra ha pubblicato un meraviglioso disco notturno e melodico, sul genere lo-fi di cui sono maestri i Lambchop. L’anno scorso Callahan è tornato con Rough Travel For A Rare Thing, un live registrato in California con l’accompagnamento di quattro violini. Imperdibile, nonostante le canzoni non siano originali. Ora è uscito il nuovo disco, Apocalypse. Ci sono tre canzoni formidabili: Drover, Baby’s Breath e soprattutto la straziante Riding for the feeling sull’apocalisse personale di un addio («With the TV on mute, I’m listening back to the tapes, on the hotel bed, my my my apocalypse»). Sono canzoni molto belle, di una bellezza privata e rarefatta che a suonarle in compagnia può capitare che gli amici chiedano se per caso le passi la Asl in sostituzione del metadone. Gli altri quattro brani sono ok, ma probabilmente non all’altezza del disco precedente. Un po’ di delusione c’è. Ma per fortuna c’è anche William Fitzsimmons. Non lo conoscevo, malgrado il nome e i dischi circolino da alcuni anni. William Fitzsimmons ha quel tipo di barba lunga e fastidiosa che a seconda delle latitudini può essere definita da fanatico talebano o da creativo cool. Fitzsimmons è genere creativo cool. Oltre a cantare e scrivere canzoni, fa anche lo psicanalista. Il suo nuovo disco si intitola Gold in the shadow ed è disponibile anche in versione doppia, con dieci versioni ancora più minimaliste delle sue canzoni. The tide pulls from the moon, Beautiful Girl, The winter from her leaving, Psychasthenia sono i brani che, come gli altri, rimandano a Duncan Sheik (che a giugno esce con un album di cover anni 80), a Elliott Smith e soprattutto al Sufjan Stevens meno concitato. Due anni dopo Bill Callahan, mi sono innamorato di nuovo. Ma questa volta della musica pacata di un tizio dotato di barba lunga e fastidiosa.
Christian Rocca

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