Camillo - Il blog di Christian Rocca

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Gommalacca/47

In teoria il jazz è morto da mo. Deceduto, defunto e sepolto già dalla fine degli anni Sessanta. Quel che è rimasto si dice sia noioso o inascoltabile. Polveroso o rumoroso. A volte è vero. Molti jazzisti hanno contribuito a creare questa leggenda funerea, ma il jazz è morto soltanto nella chiacchiera da salotto. Altrimenti non continuerebbero a uscire dischi fantastici. Cose leggere e vaganti capaci di corrompere gli animi più bruti.

Il formidabile pianista Vijay Iyer ha pubblicato per Act un album, Tirtha, con chitarra e tabla che mescola musica improvvisata e raga (musica classica indiana). Disco imperdibile. Come quello della nuova star americana del jazz. Uno col nome ancora più impronunciabile di Vijay Iyer. Si chiama Ambrose Akinmusire, ha 28 anni e suona la tromba. Il suo disco si intitola When the Heart Emerges Glistening e ha già incantato i critici. Ambrose Akinmusire è un grande solista, degno erede dei giganti dello strumento, ma la sua musica è d’ensemble, plurale, collettiva, sul genere caro all’altosassofonista Steve Coleman.

Il trio del pianista svizzero Colin Vallon (Rruga, Ecm) suona come suonerebbero i Radiohead se fossero un trio jazz. Ascoltate il brano iniziale, Telepathy, è una delle cose più belle sentite quest’anno. Il trio di Yaron Herman, pianista israeliano già nazionale di basket, i Radiohead di No Surprises li suona davvero nel disco Follow the white rabbit uscito per la Act. E suona anche i Nirvana, con un stile a metà tra il compianto Esbjörn Svensson e i Bad Plus. Altri due pianisti da non perdere: l’italiano Giovanni Guidi, assieme a Gianluca Petrella, Michael Blake, Thomas Morgan e Gerald Cleaver, con We don’t live here anymore (Cam) e l’incantevole risposta berlinese a Brad Mehldau, Julia Hülsmann con Imprint (Ecm).

Tutti dischi da ascoltare. Ma non perdetevi James Farm, lo strambo nome di un nuovo supergruppo guidato da Joshua Redman capace di conservare la tradizione del jazz acustico ricavandone un suono moderno. In alcuni momenti James Farm (Nonesuch) ricorda Moodswing, il miglior disco di Redman (con Mehldau), la  colonna sonora di Vanya sulla 42a strada di Louis Malle.
Christian Rocca

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