Camillo - Il blog di Christian Rocca

Cose che non resteranno

Come musica

Molto bello il concertone di Lorenzo Cherubini a.k.a Jovanotti, ieri sera al Forum di Milano. Non sono più un esperto di mega-raduni rock, ma dalla scomparsa di Michael Jackson non credo ci sia nessuno capace come Jova di mobilitare contemporaneamente bambini, ragazzi, gente di mezza età e anche ben oltre la mezza età.

Lo spettacolo, il più grande dopo il big band eccetera, è clamorosamente ricco, pieno, scintillante. Anche qui: non credo che siano moltissimi al mondo in grado di potersi permettere il palco, le luci, gli effetti (che effetti!) di ieri sera.

La band è davvero eccellente. Saturnino, il batterista giamaicano, il chitarrista che a un certo punto si è ben avventurato in un assolo alla David Gilmour. Il suono è decisamente migliore rispetto al tour precedente, arricchito anche dall’esperienza americana degli ultimi due anni.

Ho sostenuto più volte a voce e per iscritto che il Jovanotti migliore, quello per cui lui è Jovanotti e non uno qualunque, è quello che a lui piace meno, quello delle ballate, delle canzoni d’amore, di a-te-per-te-un-amore-grande-un-grande-amore. Ma il concerto di ieri sera – molto più di quanto me ne fossi accorto nel precedente tour, nei locali di Brooklyn e a Central Park – mi ha fatto capire che ovviamente ha ragione lui e torto io.

Jovanotti è soprattutto quello dell’1,2,3 casino, quello della musica per le feste, quello che si diverte divertendo. Sì, senza le ballate non avrebbe il seguito che ha. Ma nei concerti la parte più debole è proprio quella dei lentoni, quando lui è costretto a stare fermo ed è quasi impacciato. Certo, c’è l’emozionante sing-along, pazzesco direbbe lui con le z sibilanti, ma sentire la band che non rulla a mille all’ora pare quasi peccato.

La controprova è La bella vita. Su disco mi era sembrato uno dei brani meno riusciti, l’ennesimo pout-pourri di suoni incasinati che piace tanto a Lorenzo. Dal vivo, be’, è un’altra cosa. Sembrava un pezzo afro-beat di Fela Kuti, una musica che non avrebbe sfigurato a The Shrine, il club di Lagos dove suonava il black president.

Sintesi: i lentoni restano belli, la musica per le feste è suonata benissimo. Lo spettacolo è senza pari. Ma alla fine le cose migliori sono quelle dove Jova riesce a sintetizzare le due anime: Fango (ieri suonata dal vivo con Ben Harper), Mi fido di te (con tutta quella nostalgia per Walter), Tutto l’amore che ho e poi quella fantastica versione in stile Springsteen di Il piu grande spettacolo dopo il big bang.

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